de sciglio rigore uruguay

Cosa c’è di più nazional-popolare dei commenti al bar il giorno dopo la partita dell’Italia? Benvenuti al Bar Contropiede.

Ci sono giorni in cui la tua agenda è talmente vuota che ti verrebbe voglia di tornare ai tempi delle medie, quando una pagina senza dedica, battuta, insulto o scarabocchio (compiti e note erano soltanto optional) era una sconfitta personale bruciante. Ma l’altro lato della medaglia è che una pagina d’agenda vuota significa giorno vuoto e dunque tempo da dedicare a te stesso. Essendo questo uno di quei giorni, mi recai al Contropiede soltanto in tarda mattinata, quando il tran-tran mattutino era già finito e quello dell’ora di pranzo era ancora lontano dal cominciare. In fondo al locale erano seduti gli onnipresenti pensionati, muniti di carte da briscola e bianchino acido, perché quello buono costa troppo. Spinto da una irrefrenabile voglia di provare la sensazione di essere pensionato anche io almeno una volta nella mia vita, visto che non accadrà mai, ordinai lo stesso al barista, il quale mi guardò sbilenco.

“Facciamo così, con un euro in più le posso dare del vino bianco decente. Loro hanno il fegato allenato da anni ed anni di bianco acido, lei no”

buffon rigori uruguayAccettai senza troppi problemi, quel che conta è l’animo con cui si affrontano le cose, non tanto i mezzi. Ero quasi spinto dall’andare a sedermi al fianco dei vecchietti, poi un modo di partecipare alla successiva partita a carte l’avrei trovato. Ma proprio in quel momento entrarono nel locale due uomini e la vergogna mi bloccò. Mi accomodai così sul solito sgabello, con in mano un giornale preso a caso.

“Mi deve spiegare perché mi sta seguendo. Le ho già risposto” si lamentò il primo dei due. Era un uomo distinto, sulla cinquantina, vestito di un bellissimo abito beige, ornato da una cravatta stretta che, a prima vista, doveva costare come l’intero bar. Dietro di questo, il secondo uomo, sembrava arrancare in un abito sgualcito e decisamente troppo pesante per la stagione.

“La prego Dottore, mi dia la possibilità di dimostrare il mio valore. In passato ho sbagliato, ma ho pagato!” disse, quasi implorando, il secondo uomo. Il primo però sembrava soltanto scocciato dalla sua compagnia. Ordinò un caffè al barista, prima di girarsi e rivolgersi nuovamente all’altro signore.

“Senta, forse lei non ha capito che non mi deve rompere le palle. Un posto di lavoro io non glielo offro”

“Ma le sto chiedendo soltanto un colloquio! So che sta cercando un nuovo responsabile, la prego, mi dia la possibilità di avere una seconda possibilità…”. Sorseggiando il caffè l’altro sogghignò.

“Una seconda possibilità eh? Vuole una rivincita nella vita lei vero? Ma chi si crede di essere, Buffon? Non è che perché lui, dopo i rigori con la Spagna, ha avuto la possibilità di rifarsi con l’Uruguay allora tutti nella vita abbiamo la possibilità di rifarci, di prenderci delle rivincite. La vita non funziona così per tutti. Lei le sue occasioni le ha prese e buttate nel cesso. Non mi interessa farle un colloquio, non mi interessa parlarle” disse il signore distinto. Poi si rivolse nuovamente al barista. “Le pago il caffè e vorrei un gratta e vinci per favore”. Il barista allungò la mano per prendere un gratta e vinci, ma l’uomo chiese di prendere il tipo vicino, non quello perché gli portava sfiga. Annuendo il barista gli porse il gioco richiesto, prese i soldi e ringraziò. Mentre il secondo uomo continuava a parlare, il primo iniziò a grattare, senza dare il minimo peso alle parole dell’altro.

“Niente, non ho vinto un cazzo. Ha vinto lo Stato, come sempre” disse il primo buttando via il gratta e vinci perdente. A quel punto, con educazione ma anche con fermezza, spostò dalla sua strada il signore entrato con lui e se ne andò dal bar. L’altro, disperato, si lasciò cadere su una sedia e rimase immobile per qualche minuto, fino a quando il barista non gli si avvicinò.

“Senta, le va un caffè? Offro io”. L’altro si scosse dallo stato di semi-incoscienza in cui era caduto e rispose che un caffè lo prendeva volentieri, ma che lo avrebbe pagato, anche se oramai non aveva più niente se non quei pochi euro. Ma non voleva la pietà di nessuno, voleva soltanto una possibilità.

Uruguay v Italy: 3rd Place Match - FIFA Confederations Cup Brazil 2013“Non voglio una rivincita capisce? Io non ho né perso né vinto nella mia vita, ho soltanto sbagliato e pagato le conseguenze del mio errore. Non voglio che quell’errore sia cancellato, voglio soltanto non ripeterlo mai più e voglio la possibilità di non ripeterlo mai più. Ed ora sì, vorrei anche un caffè se possibile” disse al barista. Il barista annuì e si rimise dietro al bancone, mentre l’uomo si sedette sullo sgabello al mio fianco. Lo guardai con la coda dell’occhio sinistro. In passato doveva essere stato un uomo distinto, come il primo signore. L’abito era di pregevole fattura, ma decisamente consunto oramai, rovinato nelle cuciture e indubbiamente troppo pesante per la soleggiata giornata. L’uomo probabilmente si accorse che lo stavo osservando e mi sorrise.

“Mi perdoni se mi sono accomodato al suo fianco, non volevo disturbarla”

“Ci mancherebbe” risposi cortesemente. A cortesia si risponde sempre con cortesia. “Non è un problema”. Poi tornai a guardare il quotidiano che stavo leggendo, senza accorgermi che in prima pagina c’era una enorme foto di Buffon. Se ne accorse però lui.

“La rivincita di Buffon. Già. Ma a cosa servono le rivincite? A niente. Lei crede che Bonucci, se ieri avesse tirato un rigore e avesse fatto gol, sarebbe stato meglio o si sarebbe dimenticato l’errore con la Spagna?” mi chiese. Sinceramente non sapevo cosa rispondere, così mi limitai a guardarlo in silenzio consapevole che un seguito sarebbe arrivato. Ed infatti arrivò.

“Glielo dico io: no, non l’avrebbe dimenticato. Buffon ha parato tre rigori ieri, neppure uno in tante altre occasioni. Era forte prima, è forte adesso. Quelle parate non gli cambiano nulla. Bonucci ha sbagliato quel rigore ed anche se ne avesse realizzato un altro non avrebbe cambiato il corso del passato. Poteva chiedere di tirare lui, certo, ma non per rivincita, soltanto per avere una seconda possibilità, anzi, soltanto per avere UNA possibilità” disse in modo concitato. Intanto gli arrivò il caffè. Ringraziò, poi si rivolse nuovamente a me. “Io, più che Buffon, sono De Sciglio. Che coraggio che ha avuto quel ragazzetto! Certo, ha sbagliato, ma ci ha provato e sono certo che se in futuro giocherà un’altra finale, lui ai rigori non si tirerà indietro. Viva De Sciglio! Ha avuto le palle di prendersi le sue responsabilità. Ed un giorno gli auguro di vincere una Champions tirando il rigore decisivo e realizzandolo. Non sarà una rivincita allora, no, sarà la vittoria dell’uomo che si è costruito una seconda chance, una seconda occasione, non piovuta dal cielo, ma conquistata sul campo. Io ho fatto un grande errore ma non l’ho mai rinnegato. Io, allora, sbagliai ciò che sbagliò Baggio a Pasadena. Ma oggi, anni dopo, non posso pagare ancora le conseguenze de sciglio rigore uruguaydi quell’errore. Non è giusto! Ho perso mia moglie, ho perso mio figlio, ho perso gli amici, ho perso il lavoro, ho perso il denaro. Mi rimane soltanto la mia forza interiore, la possibilità di costruirmi una seconda chance. Peccato nessuno me la dia. Come se a Baggio, da quel 1994, non avessero mai più fatto calciare un rigore o come se, da oggi, a De Sciglio non glielo permettessero più. Un conto è fare come Bonucci, cioè non volerci riprovare, ma se uno vuole perché non permetterglielo?”. Capii subito che quelle parole non erano rivolte a me, ma all’uomo di prima, alla società, al mondo intero. E soprattutto a sé stesso. Chissà quante volte si era ripetuto nella propria testa questo concetto, chissà quante volte aveva dovuto farsi forza, darsi la scossa per uscire di casa e cercare la sua seconda possibilità. Gli sorrisi con simpatia ed emotiva partecipazione. Però non mi uscivano parole, tutte mi parevano banali, inutili. Così, quando riprese a bersi il suo caffè, gli porsi soltanto una sigaretta, sperando che fosse un fumatore. Mi guardò e sorrise, accettando la mia offerta. Solo a quel punto parlai.

“Però, vede… Buffon, prima di quei rigori, aveva preso due gol evitabili. Per colpa sua, non per colpa di altri” dissi.

“Già, ma se nella tua carriera pari pochi rigori e poi, tutto d’un tratto, dopo che appena tre giorni fa non eri mai andato neanche vicino a pararne uno su sette, ne pari tre su cinque, diventi un eroe. Poco importa se prima avevi sbagliato. È questione di culo, oltre che di bravura” mi rispose.

“Se non ci fossero stati quei rigori però, se avessimo perso o vinto prima….”  tentai di dire, ma fui subito bloccato da lui.

“Non ci sono se e non ci sono ma: ci sono stati i rigori, la storia non la cambi. La tua vita passata non la cambi”. A quel punto si alzò, mi ringraziò per la sigaretta e si avviò verso l’uscita. Ma ad un certo punto tornò indietro, si frugò nelle tasche ed estrasse un cinque euro conciato malissimo. Lo guardò, poi chiese al barista un gratta e vinci, anzi IL gratta e vinci, quello che non aveva voluto l’uomo con cui era entrato. Iniziò a grattare, senza fretta. Quando ebbe finito guardò il cartoncino e rimase immobile, come paralizzato. All’improvviso cadde a terra con un tonfo secco. Immediatamente io ed il barista ci fiondammo da lui e pure qualche vecchietto dal fondo del locale arrivò a vedere che era successo. Mentre il barista valutava le condizioni dell’uomo e cercava di risvegliarlo, io presi in mano il gratta e vinci. E capii. Ora la sua possibilità ce l’avrebbe avuta, eccome se ce l’avrebbe avuta. De Sciglio aveva vinto la Champions calciando il rigore decisivo.

facebook-profile-picture

Crede nello sport come forma di narrazione, è Dottore in giurisprudenza perché crede ancora nella giustizia e legge per tenere i piedi ben saldi sulle nuvole. Ha trovato una Winston blu. L'ha fumata. @Andrea_Ross89

Un commento a “Nazional-popolare: più che Buffon, viva De Sciglio!

Rispondi