trofei milan

“In Italia c’è la crisi e questa ha colpito anche il calcio italiano”. Così si è giustificato Adriano Galliani a fronte delle cessioni di Thiago Silva e Ibrahimovic, pilastri del Milan 2011-2012 che si è visto privare anche di senatori del calibro di Nesta, Inzaghi, Seedorf, Gattuso, Van Bommel ma anche di apprendisti quali Maxi Lopez, Merkel e Aquilani ai quali, evidentemente, non sono stati sufficienti pochi mesi per acquisire quella formazione professionale richiesta per rimanere nel blasonato club più titolato al mondo (forse la riforma Fornero avrebbe dovuto tutelare anche loro…).

 

C’è chi urla allo scandalo, c’è chi è in preda al panico, chi ha già criticato la dirigenza e chi infine ha perso ogni speranza ed è stato vinto dalla rassegnazione: “quello che verrà, sarà un altro anno in cui proveremo a lottare (neanche “lotteremo!”) per lo scudetto e cercheremo di evitare figuracce in Europa”.

 

Quello che tutti non prendono seriamente in considerazione è che una delle più grandi insegnanti in circolazione è la Storia ed essa parla chiaro: via Sheva? C’è Kakà. Via Kakà? Pato (va bene, sicuramente non ha dimostrato di essere all’altezza dei due predecessori ma le premesse c’erano tutte – e ricordiamoci che ha solo ventitré anni – e poi è arrivato un certo Zlatan). Via Maldini? Thiago Silva, con un Nesta che da anni era il difensore più forte al mondo. Ogni volta che un campione è stato ceduto, un altro è stato acquistato oppure era già in organico ed è esploso definitivamente. E la bacheca di via Turati non ha mai smesso di riempirsi. È vero questo è un anno di ristrutturazione, di mutamento generazionale che come ogni circostanza che comporta un cambiamento può generare sconforto dato dal fatto di non poter prevedere quello che sarà. Ma le mie sensazioni non sono come quelle che circolano in piazza Duomo o nelle periferie di Milano. Quest’anno, segnatevelo, vinciamo il campionato (non sono scaramantico), mentre in Europa ovviamente faremo fatica ma possiamo ancora dire la nostra.

 

Potrete dire che queste sono previsioni di un tifoso ottuso e cieco. O forse no. A sostegno della mia tesi, oltre all’insegnamento dell’historia magistra vitae, vi è l’operato di Zio Fester il dottor Galliani, capace di portare a Milano un certo Nocerino per un milione di euro, un ragazzo che ha dimostrato il suo valore timbrando persino al Camp Nou. Inoltre ci sono giovani come Abate ed El Sharaawy a cui è chiesto, rispettivamente, di confermarsi e di esplodere definitivamente. Infine non dimenticatevi che quest’anno la squadra avrà il supporto di Boateng, Flamini e Cassano che tanto sono mancati la stagione scorsa. Insomma: mai dare il Diavolo per vinto!

 

“Bombe alla Mosca”? Ai posteri l’ardua sentenza.

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