Milan vs Genoa - Serie A Tim 2013/2014

Ho fatto passare un paio di giorni per cercare di sbollire e avere almeno un barlume di obiettività per poter giudicare quello che sta succedendo in casa Milan, ma ora il problema è che non so da che parte cominciare. Troppe cose che non vanno, troppa gente coinvolta (forse è meglio dire che tutti sono coinvolti), troppe le situazioni al limite del grottesco.

images (1)Cerchiamo di fare ordine in questo marasma a tinte rossonere, iniziando con l’analisi della prestazione agonistica. Si dice che gli occhi siano lo specchio dell’anima, potremmo dire che specularmente la prestazione sul campo rifletta la confusione societaria. Gli undici di mister Allegri, in superiorità numerica per circa un tempo e mezzo, sono riusciti nell’ardua impresa di bloccare la compagine rossoblu sull’1-1. Non aggiungo niente a quello che tutti voi lettori avete visto: su undici, uno gioca, uno gioca a buttarsi per terra e a sbagliare i rigori (gira voce che lo abbia fatto apposta per abbassare il prezzo del cartellino), e tutti gli altri vagano per il campo sapientemente guidati da uno schema che il Corto Maltese di Livorno ama alla follia: il dai-dai-dai. L’anarchia totale. Se a questo aggiungiamo una notevole difficoltà realizzativa dei vari Matri e Balotelli, la stupidità difensiva di Emanuelson, la poca freddezza (per non dire altro) di gente come Birsa e Zapata, ecco che l’1-1 diventa triste realtà.

E questo è quello che si vede. Poi c’è quello che non si vede: fuori dal campo infatti le cose non sono meno tristi; basta percorrere il tunnel di San Siro e infilarsi nello spogliatoio e da lì nella mixed zone e troviamo Allegri che dopo qualsiasi partita ripete sempre la stessa filastrocca, Raiola che entra nello spogliatoio a dettar legge, Balotelli che continua a litigare coi senatori, twitta addii per poi ripensarci, arriva in costante ritardo agli allenamenti senza che il mister dica nulla e via dicendo… Che poi se ci pensate viene abbastanza da ridere: chi sarebbero i senatori? Montolivo che è arrivato al Milan 4 mesi prima di Mario? Abate? Bonera? Abbiati? Facile che l’ex pizzaiolo e la sua banda spadroneggino, non hanno rivali.

berlusconi-galliani-internaSecondo punto di riflessione: la dirigenza. Usciamo quindi dallo spogliatoio, prendiamo la scaletta e andiamo in tribuna autorità. Chi c’è? Idealmente (perché tutti e tre insieme in tribuna è da un pezzo che non si vedono) troviamo Silvio, Adriano e Barbara. E qui inizia la lotta, bisogna capire se continuare con la tradizione fatta dei Galliani, dei Braida che girano il mondo fiutando i colpacci (Kakà, Pato, Thiago Silva, Tevez, e si spera Kakà Bis) o aprire al rinnovamento totale portato dall’intraprendente BB, che comunque prima o poi dovrà essere messo in atto. Il metodo della “vecchia guardia” della dirigenza rossonera di far mercato comincia a perdere colpi e, ciliegina sulla torta, l’affare (??) Matri si sta dimostrando uno dei peggiori acquisti della storia recente in proporzione al prezzo pagato. E da quando il libretto degli assegni è stato chiuso in cassaforte, Galliani non ha saputo far altro che arrangiarsi da una parte e a farsi amicizie di comodo dall’altra (per dirne uno: Preziosi) nei salotti di Lega e FIGC, con buona pace della qualità della squadra. La nuova leva dal canto suo, nonostante la colpa non secondaria di aver bloccato l’affare (stavolta vero) Tevez per questioni puramente sentimentali, sta pianificando una profonda operazione di restyling del marchio: recentemente è stata inaugurata Casa Milan, l’anno prossimo cambierà lo stemma societario (che pare diverrà rotondo) e fra qualche anno molto probabilmente lo stadio. Nel frattempo la speranza della giovane rampante è di riuscire a cambiare anche l’organigramma societario a proprio favore per avere più libertà di movimento e controllo più diretto sulla situazione con l’aiuto di gente esperta e fidata. Personalmente io non sono totalmente contrario: se l’intenzione è lavorare solo ed esclusivamente per il bene del Milan, ben venga. Ben venga la nuova sede, ben vengano i volti nuovi (Pradè, Corvino) compresi i quelli già noti a Milanello (Rijkaard, Albertini, Maldini, Bierhoff). Accetterei con la morte nel cuore l’abbandono di San Siro che per me è come una seconda casa, se e solo se questo porti vantaggio al Milan; l’unica cosa che non mi va giù è il cambio di stemma. Purtoppo “business is business” e ciò vale anche nel calcio, e per i romantici come me non c’è spazio. Al di là delle questioni romantiche una svolta va data, ma è necessario che sia fatta ora per evitare che le conseguenze siano sempre più gravi: per ora siamo senza dubbio fuori dall’Europa, compresa quella che non conta. In tutto questo il numero uno della nuova via Aldo Rossi ha una responsabilità cruciale: sta a lui la scelta tra il vecchio che resiste e il nuovo che avanza, il problema è che trovandosi impegnato nella sua personalissima lotta contro la magistratura (comunista) appare per forza di cose distratto e lontano. Si è stancato del giocattolo Milan? Forse no, ma i fatti non sembrano dimostrarlo: è assente sia fisicamente che istituzionalmente da troppo tempo, quando soprattutto in questo periodo sarebbe fondamentale una sua presa di posizione.

images (2)Terzo punto di riflessione: il mister. Tra le decisioni da prendere, ovviamente, la più urgente è il cambio di allenatore. Se da un lato l’alibi infortuni (180 circa in tutta la gestione) regge fino a un certo punto, dall’altro proprio l’infermeria sempre piena è la punta dell’iceberg della situazione atletica. MilanLab dov’è finito? Perché tutti questi continui infortuni? Come viene programmata la preparazione se questi sono i risultati? E la manfrina dell’inizio anticipato causa preliminari di Champions è semplicemente ridicola, è un discorso che (forse) può reggere ad aprile, maggio. Non a metà novembre. Per non parlare della condizione mentale dei giocatori che appaiono svogliati, distratti e senza un’idea di gioco convincente; ed è qui che salta fuori la maggior responsabilità del tecnico toscano da due anni a questa parte. Zero idee. Se alla prima stagione c’era Ibra in versione “ghe pensi mi” l’anno successivo e in quello attuale in rosa un giocatore del genere non c’è, per cui ci si affida al caso e al rigorino di turno. Ma se l’undici iniziale è spesso sbagliato, il gioco latita, il rigorino lo si sbaglia (male, oltretutto. Piuttosto chiudi gli occhi e tira dritto per dritto come fa Gilardino) e i cambi sono fatti a caso, allora sono dolori. Che il mister attuale non sia il preferito di Berlusconi senior non è una novità, e non è neanche una novità che a giugno è certo un avvicendamento in panchina. In caso di esonero  in tempi brevi i nomi dei possibili sostituti che circolano sono diversi, dai traghettatori Inzaghi, Trapattoni, Mangia, Maldini ai futuri Seedorf, Prandelli e via dicendo, compreso un utopistico ritorno di Ancelotti. Per quanto la scelta di cuore (Inzaghi) sia desiderabile, è senza alcun dubbio la più rischiosa e la più sconsigliata se si ha fretta di riparare la macchina, per cui se si decide che Allegri non mangia il panettone al suo posto meglio uno con esperienza che un esordiente assoluto con una prima squadra.

Nx233xl43-milan-genoa-131124001858_medium.jpg.pagespeed.ic.KfwDYmxqQrQuarto punto di riflessione: i tifosi, in particolare quelli organizzati. Il sentimento comune è la pazienza persa e l’insofferenza istantanea, e la Curva Sud Milano ha finalmente iniziato a dar voce a tale pensiero. Solo che si ferma lì: alle parole. Al giocatore medio, un Kevin Constant qualsiasi, gli striscioni di insulti e minacce varie esposti ieri scivolano via come l’acqua sulla pelle e male che vada cambia squadra; alla dirigenza paradossalmente interessa ancora meno. Contestino pure, finchè il settore è pieno va bene. E quella che i media hanno fatto passare come dura contestazione fuori dallo stadio è stata una sorta di terzo tempo in salsa ultras: cordone di sicurezza, rampa bloccata e 300 persone a far casino. Balotelli voleva uscire e affrontarli a muso duro, ma qualche poliziotto ha avuto il buonsenso di bloccarlo, così è uscito Kakà scortato da Abbiati, che ha promesso un maggior impegno collettivo. Applauso generale e tutti a casa. Durante la partita, uno degli striscioni esposti recitava: “Più che una società sembrate una telenovela, in pochi mesi state offuscando i successi di un’era”. In pochi mesi? Negli ultimi due anni non vi siete accorti di niente? Meglio tardi che mai, almeno quello.

C’è bisogno di gente all’altezza della situazione, di gente da Milan. Gente che per esempio metta la faccia per le proprie mancanze e non mandi l’unico che sa cosa vuol dire giocare per il Diavolo a parlare con la tifoseria. Il materiale umano a disposizione è quello che è e per quest’anno non si può cambiare molto, ma se arrivasse un tecnico in grado di motivare chi scende in campo sarebbe già un risultato, perché ora come ora chi gioca o non ha voglia o soffre la situazione. Uno che almeno sappia farli correre, che riesca a trasmettere la grinta. Poi magari si perde ugualmente perché gioca gente scarsa, ma almeno che si perda a testa alta e non si esca con la coda tra le gambe come ieri sera, perché non è bello.
Tantomeno per noi, che allo stadio ci siamo sempre.

8 Commenti a “Milan-Genoa, considerazioni dopo un tranquillo weekend di rabbia

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