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Pato parteChe Pato andasse venduto si era capito da tempo. Doveva essere ceduto, e in fretta, prima del nuovo (ennesimo) stop. E finalmente il Milan si è mosso in questa direzione. L’ufficialità sarà data a gennaio, ma la giornata di Santo Stefano ha probabilmente segnato la fine dell’epopea: 15 milioni sono bastati per convincere Galliani, che ora ha una gatta da pelare in meno. Il giocatore sarà presto in volo per il Brasile, e ora il Milan deve voltare pagina.

Ma che brutta figura per la dirigenza rossonera. In questi anni a Milano il “Ragazzo di cristallo” ha giocato sì e no un terzo delle partite che la sua squadra ha disputato. Nonostante la sua mostruosa media gol (quasi uno a partita), non é stato e non poteva essere il fenomeno su cui puntare. Troppo fragile, altalenante, non garantiva continuità. Non si può costruire una squadra su un terreno insicuro, quindi il talento brasiliano era destinato a partire.

pato e barbaraMa allora perché non cederlo prima? A gennaio erano pronti sul tavolo 35 milioni francesi, che avrebbero permesso a un certo Tevez di sbarcare a Milano. In risposta, un no categorico della società. “Pato sarà il nuovo Kakà”, dicevano. Ora 15 milioni (i.e. 7 milioni di minusvalenza rispetto ai 22 a cui era stato pagato nel 2008) sembrano un’immensità confrontati alle ultime prestazioni del fu babyfenomeno. Le ragioni del no al PSG sono note a tutti gli assidui lettori di Chi e Donna Moderna. Ma una società blasonata come il Milan non avrebbe dovuto permettere una relazione tra il membro del CdA Barbara Berlusconi e Pato. Certo al cuor non si comanda, ma al portafoglio e al bene della squadra sì, anzi si deve. C’è chi dice che con Tevez il Milan avrebbe potuto soffiare lo scudetto alla Juventus, ma questi discorsi lasciano il tempo che trovano. Magari però l’arrivo dell’argentino avrebbe consentito al Milan di mantenere quella fiducia che caratterizza le grandi squadre.

E ora come spendere questi 15 milioni? Drogba sarebbe un ottimo usato sicuro. Porterebbe esperienza che di questi tempi a Milanello è un bene sempre più scarso. Ma soprattutto è un lottatore che ha voglia di mettersi in gioco. Anche solo per le sue esultanze non può che far del bene al Milan. C’è anche da dire che un acquisto del genere rappresenterebbe una retromarcia dal progetto di rifondazione inaugurato con le illustri cessioni di quest’estate: giocatori giovani e tetto ingaggi contenuto. L’ivoriano se deciderà di trasferirsi nel capoluogo lombardo lo farà a suon di quattrini, vanificando l’obiettivo (o la scusa) di fairness finanziaria anelato dalla dirigenza rossonera. Se dietro il Milan c’è un progetto serio da cui ripartire, si segua quel progetto. Anche perché altrimenti sarà dura trattenere giocatori del calibro di El Shaarawy per il quale già suonano le sirene europee. Chissà, infatti, come si comporterà la società di fronte a un’offerta da capogiro per il Faraone. Anche perché è difficile che qualche altro membro del CdA si trasformi in seduttore per trattenerlo…

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