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Per il Milan non è più tempo di sognare in grande, non è più tempo di sentirsi il Club più titolato al Mondo, perché non è più tempo di Champions League, scudetto e Coppa Italia e ormai sembra non essere più nemmeno il tempo di Gran Galà estivi. f943a5582827e3bfb5d45f890ea160bb_97632_immagine_obigDa qualche anno infatti i rossoneri partecipano alle varie tournée americane (ben remunerate) dove però non disdegnano di collezionare una figuraccia dietro l’altra proprio come quella di ieri sera nella partita valida per la Guinnes Cup, persa per 5-1 contro il Manchester City. La brutta sconfitta subita per mano dei campioni d’Inghilterra, che arriva dopo quella altrettanto pesante con l’Olympiacos (3-0), non è stata che il remake della sfida contro il Real Madrid di esattamente due anni fa proprio negli Usa, a New York. Quel giorno Galliani perse le staffe e se la prese con il povero Allegri reo di aver effettuato troppi cambi che non fecero altro che rendere la squadra troppo vulnerabile contro lo strapotere offensivo delle merengues. Allegri in quell’occasione non badò al risultato ma pensò, giustamente, più alla salute dei suoi uomini, ancora poco allenati, che al blasone della sfida e al rapporto fra le due società. Questa volta il teatrino non si è ripetuto, forse perché perdere coi citizens non brucia come con il Real, anche perché i limiti della rosa milanista sono fin troppo evidenti e bisogna cominciare ad accettarlo.

Il primo passo di questo percorso di accettazione lo ha fatto lo stesso Pippo perché avere coscienza di sé e dei propri limiti è il modo migliore per cercare di superarli. downloadIl Milan è questo e come ha detto il mister viene da un ottavo posto in campionato e per giunta la rosa di quest’anno è stata impoverita dal mancato riscatto di Taraabt, vero crack della passata stagione e non ancora sostituito a dovere. La scusa dei nazionali conta fino ad un certo punto dato che all’appello mancherebbero Montolivo e De Jong, importanti sì, ma giocatori che non hanno mai cambiato da soli il volto di una squadra. Il Milan ora è questo e lo sarà per molto tempo e, se dovesse arrivare un giocatore del calibro di Cerci, potrà migliorerà sotto l’aspetto tecnico ma a livello di squadra non basterà. Ci vorrà tempo e tanto lavoro con i giovani che sono già dei grandi acquisti, ma hanno tutti un clausola aleatoria e solo il futuro ci dirà chi sono. Per il momento la verità e che il Milan non può più presentarsi su certi palcoscenici nemmeno se si stratta di amichevoli. Un motivo ci sarà se l’unico test conclusosi positivamente è stato quello contro il Monza, squadra di Lega Pro. Ok, è vero c’è chi come la Juventus ha perso contro una squadra di Eccellenza ma mancavano tutti i nazionali (e non basterebbe un papiro per elencarli) e nella ripresa hanno giocato i ragazzini.

Ormai gli interessi economici sono elevati soprattutto per una squadra come il Milan attenta ai bilanci e non più così forte economicamente rispetto a qualche anno fa e queste tournée sono un vero toccasana per le casse societarie ed una vetrina importante per il brand. CALCIO: MILAN VOLA NEGLI STATES, INZAGHI RIPARTE DA BALOTELLIUna vetrina che però sta rischiando di rompersi perché, gira e rigira, prendendo batoste a destra e sinistra, anche un neofita come il tifoso americano un’idea se la sarà pur fatta. Il rischio di venire in futuro esclusi dal club elitario delle grandi d’Europa c’è, nonostante la storia del club dica l’esatto contrario (il club più titolato al mondo). Ora però non c’è più spazio per certi discorsi anzi, un eventuale esclusione dal calcio d’elite non potrebbe che giovare a questo Milan che non deve più conquistare ma solamente crescere e diventare squadra in fretta perché da qualche anno non lo è più, sia in campo che nello spogliatoio. Per fare questo, molto probabilmente sarebbe stato più utile giocare test match contro il Trapani, il Pontedera o giù di lì… il tifoso rossonero, a differenza di quello made in Usa, ne ha viste parecchie e non va raggirato con i soliti proclami che lasciano il tempo che trovano; ha riempito San Siro negli anni della B sa cosa vuol dire stare vicino alla squadra e non saranno due o tre anni di buio ad oscurare la passione della parte più calda del tifo rossonero. Ma bisogna essere chiari, l’allenatore lo è sempre stato mentre la società ancora no e in questo momento dovrebbe seguire l’esempio del proprio mister: un passo indietro per il brand ma un passo in avanti verso la squadra; perché per crescere bisogna anche perdere ma certe figuracce proprio non aiutano…

2 Commenti a “Milan, è il momento di fare chiarezza!

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