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NTL7UMM6-kl7B-U1060245742389z8C-700x394@LaStampa.itLunedì 27 giugno 2016 allo stadio dei New York Giants, nel New Jersey, il Cile dei vari Vidal, Edu Vargas e Medel, vinceva per la seconda volta consecutiva la Copa America. Ancora una volta, a soccombere nel confronto con la Roja, è stata l’Argentina di Leo Messi. E proprio Messi, per molti uno dei migliori calciatori della storia se non il migliore, dopo la sconfitta bruciante subita ai rigori ha annunciato l’addio alla nazionale. È stata una situazione strana che ha seguito una partita strana. Non solo per l’Argentina, alla terza finale persa consecutiva tra Mondiali e Copa America, ma anche per lo stesso Messi. La pulce infatti ha fallito il suo tiro dagli 11 metri contribuendo di fatto alla sconfitta dell’albiceleste. Troppo il peso di quattro finali perse, troppo, probabilmente, il peso di non essere riuscito in quello che invece era riuscito Maradona ossia trascinare la propria nazionale, tra l’altro piena di campioni, alla vittoria in campo internazionale. È stato un tuono fragoroso all’interno di una tempesta che interessava tutto il calcio argentino, ed è stato, ancor di più, ciò che i detrattori di Messi aspettavano con ansia. Ansia, come quella da prestazione che lo ha accompagnato per tutta la carriera albiceleste.

476108-copa-america-final-lionel-messi-reuters-7-resizedAl Barcellona fa quello che vuole perché la squadra è fatta per lui, in Nazionale invece non è così e si vede”: quante volte si sono sentite queste parole uscire dalla bocca di tanti? Quello della Nazionale è sempre stato per Messi come era il tallone per Achille. Un punto debole, a volte opportunamente mascherato e nascosto, ma allo stesso tempo costantemente nel mirino degli avversari. Ci ha provato Leo, ci ha provato a spingere la propria squadra fino alla fine, ma una volta per “colpa” di Goetze e un’altra per dei maledetti rigori non c’è riuscito. E dire che il fenomeno argentino per questa cosa ha sofferto tanto, dai problemi gastrointestinali che per un periodo lo hanno fatto vomitare nei campi sudamericani e non solo, alle lacrime pure, sincere e che a tratti lo hanno fatto apparire come un bambino indifeso, dell’altro giorno quando, sconsolato, non riusciva a digerire l’ennesima sconfitta.

1825302-38503271-2560-1440Il vero problema di Messi è stato però probabilmente un altro. È stato la difficile convivenza con chi è considerato quasi una divinità in Argentina, ovvero Maradona. Un paragone, una spada di Damocle che ha accompagnato l’intera carriera di Leo, sparendo nei momenti in cui tutto andava bene ma ripiombando prepotentemente nel momento in cui le cose non giravano per il verso. E se tutto ciò non bastasse a rendere ancora più difficile la sconfitta di lunedì, ad aggiungersi è arrivata anche un’altra coincidenza particolare. Martedì infatti erano 30 anni da quando l’Argentina di Maradona portava a casa il suo secondo titolo mondiale. Sembrava una beffa e, a dire il vero, un po’ lo è stata. La ricorrenza però è forse anche servita a qualcuno per aiutare Messi, per cercare di accompagnarlo in questo momento indubbiamente complicato della sua carriera. Quello che però è successo è che quel qualcuno fosse proprio colui la cui presenza aveva in qualche modo appesantito Messi: Diego Armando Maradona. Ebbene sì, El pibe de Oro dopo anni in cui tra frecciate e incoraggiamenti aveva cercato di supportare Messi, ha deciso di zittire tutti coloro che negli anni avevano contribuito, con le loro critiche, a far maturare una decisione, come quella di Leo, così drastica. Tutti lo hanno abbandonato, io non lo farò. […] vincerà i Mondiali in Russia” così ha detto Maradona dimostrando che, nonostante un carattere focoso ed esuberante, e opposto a quello di Messi, in fondo è una persona che sa cosa è fondamentale per poter andare avanti nello sport.

cropped_REU_1089746Sì, perché forse ciò di cui davvero ha bisogno Messi è proprio il sostegno di qualcuno. E il fatto che questo qualcuno sia colui che ha fatto sognare una nazione intera non è sinonimo di debolezza o, ancora peggio, di “piccolezza”, ma semplicemente di intelligenza. Intelligenza nel capire che non sempre, anzi quasi mai, si riesce ad ottenere qualcosa da soli. Servono amici, familiari, compagni di squadra: persone che ti stiano affianco accompagnandoti sia nelle salite che nelle discese. E francamente, il fatto che in questo momento ad essersi messo a fianco a lui in trincea sia stato proprio Maradona non può che giovare alla pulce. Non può non giovargli proprio perché Maradona potrebbe essere in grado di far si che tutti quanti inizino a remare nella stessa direzione: quella di Messi, quella della Seleccion, quella che tutta una nazione vuole seguire. Quella della vittoria.

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