Maria Riesch

Ha salutato tutti con una conferenza stampa all’aeroporto di Monaco. Quindi via Twitter, con poche e semplici parole: «Ho preso la mia decisione. E’ un buon momento per completare la mia carriera e iniziare una nuova tappa della mia vita. Grazie per il vostro grande supporto».

Un addio, quello di Maria Riesch allo sci alpino, che era nell’aria da un po’ di tempo e che è diventato ufficiale ieri. La fuoriclasse bavarese si è congedata dal suo mondo, da quello sci che le ha regalato molte gioie ma anche troppi infortuni, sempre superati con coraggio e determinazione. Sulle disavventure ha saputo anche riderci su, come quando a Schladming 2013 – dove arrivò terza dietro alla francese Marion Rolland e alla nostra Nadia Fanchini – commentò così: «Questo è il podio dei crociati rotti». Giá, perché tutte e tre, sull’argomento, potrebbero scrivere trattati. La tedesca, nell’anno di disgrazia 2005, ha messo a referto un poco invidiabile filotto iniziato in gennaio a Cortina con la rottura del crociato anteriore del ginocchio destro, e proseguito fra settembre e dicembre con un infortunio alla testa della tibia, la frattura del metacarpo a Solden a ottobre e il ginocchio sinistro completamente distrutto in una caduta in gigante a St. Mortiz. Dura continuare quando la sfiga sembra essersi accanita su di te con tale cinica ferocia, ma Maria non si arrende e torna sugli sci per costruire la sua ricca bacheca, dove brillano quattro medaglie olimpiche (tre ori e un bronzo), sei mondiali (due ori e quattro bronzi), una Coppa del Mondo assoluta (2011), cinque Coppe di specialità e 27 successi in Coppa del Mondo, dove in totale ha ottenuto 81 podi.

geradeausMa la grandezza di Maria Riesch va ben oltre il ricchissimo palmarès fatto di medaglie olimpiche e mondiali. Sta, anzi, tutta in una signorilità, dentro e fuori le piste, con pochi eguali: mai una parola fuori posto, mai una polemica, gentilezza e disponibilità massima con la stampa tanto nella vittoria quanto nella sconfitta. Spesso, per non dire sempre, è proprio questo a fare la differenza fra una campionessa e una fuoriclasse, quella che ruba le scene anche se sul palco ci sono altre attrici. Ieri, in quella conferenza stampa, ha deciso di scendere per sempre dal palcoscenico bianco: niente più discese ardite, niente più dribbling fra i paletti di uno slalom, niente più trasferte in giro per il mondo con annessi retroscena piccanti rivelati un paio d’anni fa in un libro autobiografico (Geradeaus, ovvero “sempre dritto”, questo il titolo dell’autobiografia che fece scalpore ma che fece anche storcere il naso a critici e protagonisti del circo bianco, definito in quelle pagine un “porno circo”). Alla soglia dei trent’anni la signora Hoefl smette i panni dell’atleta e proverà a inventarsi una nuova vita. Ci sarebbe piaciuto vederla lottare fino in fondo con la giovane Anna Fenninger per la Coppona, in una stagione che mai come negli ultimi anni era stata in equilibrio dopo il dominio assoluto di Lindsey Vonn e l’irripetibile stagione di Tina Maze l’anno scorso. Ma una brutta caduta nel corso dell’ultima libera stagionale l’ha tolta dai giochi nella maniera più crudele e l’ha lasciata lì, a terra impigliata nelle reti, a urlare dal dolore per un gomito finito a pezzi, per una carriera terminata nel peggiore dei modi.

LanzerheideCi sarebbe piaciuto vederla sorridere sul palco di Lenzerheide, a godersi l’inno tedesco e una Coppetta di discesa strameritata. Invece quell’inno ha risuonato per un fantasma, in una scena surreale che ha imbarazzato persino Anna Feninger e Tina Maze. Niente di tutto questo è successo. La Coppa overall ha preso la rotta verso casa Austria, la Coppa di specialitá invece Maria ha dovuto andarla a ricevere a Monaco, dove ha ringraziato tutti e ha salutato il circo bianco. Per lei nessun podio all’ultima gara, come invece accaduto all’altra ritirata di fine stagione Fraenzi Aufdenblatten, o nessuna farewell run in stile Karbon o Poutiainen. Ma come e più delle colleghe, il tributo e la stima unanime di tutto il mondo dello sci alpino. A cui, nel nostro piccolo ci uniamo anche noi. E allora, danke Maria, e in bocca al lupo per la tua vita futura extra sci.

P.s.: alla luce di quanto scritto, devo proprio dirvi chi è stata la prima a mandare i propri complimenti ad Anna Fenninger per la vittoria in Coppa del Mondo?

Fotografo, modellista, sciabolatore a scoppio ritardato, rugbista mancato, tennista si fa per dire. Scherma, tennis e rugby come sport preferiti, amo raccontare lo sport in tutte le sue sfaccettature, storie ed emozioni. Storico per laurea, giornalista per amore.

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