Francesco, Benedetto Georg reuters

Si guardò un po’ attorno, annuì, si sedette, poi si rialzò. Era l’emblema dell’attesa, quella che snerva ma rende vivi, quella che non vedi l’ora passi ma che poi rimpiangi perché vorresti riviverla altre dieci, cento, mille volte. Bussarono alla porta. Sorrise e lentamente si avviò, dopo aver leggermente socchiuso la finestra che accoglieva dal davanzale gli ultimi e lunghi abbracci del magico sole capitolino.

«Sì?»
«Sono arrivati Sua Eccellenza»
«Bene, fateli pure entrare. Grazie fratello»
Non aveva neanche aperto, tanto sapeva che era lui. Lui. Però avevano detto “sono arrivati”, al plurale. Sicuro che Padre Georg s’era autoinvitato, quel crucco… Jorge Mario Bergoglio scosse la testa e chiese scusa al Signore. Del resto capirà, è l’agitazione. Germania-Argentina, la finale più giocata della storia nel momento storico in cui la Chiesa di Roma accoglie nel suo seno non uno, ma ben due Papi. Uno in carica, uno emerito. Che strane coincidenza regala la vita. Come si diverte a stupirci ogni giorno il Signore!

Papa Francesco reutersBussarono nuovamente, ma stavolta Papa Francesco aprì.
«Sua Eccellenza, è un piacere rivederti!» esclamò allargando le braccia rivolto a Joseph Ratzinger che, con gesti lenti, sorrise contento e ricambiò il saluto del “collega”.
«Ti ho detto che non son più Sua Eccellenza caro, ma tu hai la testa più dura del muro di Berlino»
«Che è caduto…»
«Ah, ma fidati che ce n’è voluta di forza per abbatterlo. E lo stesso vale per far cambiare idea a te»
Risero. Poi Papa Francesco accolse nelle sue stanze Papa Benedetto XVI e Padre Georg. Perché, come aveva previsto, la loro fida ombra non poteva certo mancare a quest’evento.
«Padre Georg, non l’aspettavo» scherzò Francesco. Padre Georg arrossì leggermente e cercò nei cassetti della propria rapida mente una risposta all’altezza della situazione. Stava assistendo alla Storia con la Storia. Ed in più la Germania si giocava la finale della Coppa del Mondo. Non trovò alcuna risposta. In quel momento era l’uomo più felice sulla faccia della terra e tra sé e sé ringraziò il Signore per averlo scelto come unico testimone. “Un giorno ne scriverò” pensò.

Papa Benedetto XVI reuters«Allora Sua Eccellenza, hai pregato abbastanza per stasera?» chiese Francesco mentre faceva accomodare i suoi ospiti sul divano. Passò poi il telecomando a Padre Georg, chidendogli di sintonizzare la televisione sul canale giusto, perché lui “quelle diavolerie non le sa ben gestire”.
«Francesco, sai bene che il Nostro Signore ha ben altro a cui pensare che alle preghiere per una partita di calcio. Lo sai no?» rispose Benedetto.
«Certo»
«Ma lo hai pregato comunque, vero?»
«Certo» rispose nuovamente Francesco.
Padre Georg aveva intanto acceso la televisione. Germania ed Argentina erano sul prato del Marcanà a scaldarsi. Guardò Muller, il suo idolo. Non l’aveva detto neppure a Sua Eccellenza Papa Benedetto XVI, ma s’era fatto arrivare dalla Baviera la maglia del ragazzo autografata. Dentro di sé lo benedì, sperando che il Signore lo ascoltasse.

«Ho fatto preparare del buon mate per tutti. Credo vada bene no?» disse Francesco alzandosi dal divano. Benedetto scosse la testa.
«Stasera un boccale di birra me lo potrei anche concedere»
«Sua Eccellenza, venite nella mia umile dimora in superiorità numerica e mi chiedete la birra invece del mate nella sera della finale Germania-Argentina? Abbiate pietas di me, come io l’avrò di voi dopo la partita!»
«Noto con piacere che lasci la scaramanzia agli atei»
«Mi limito ad incrociar le dita. Può andare questo, no?» chiese Francesco e Benedetto annuì sorridendo.
«Volevo farti i complimenti per le parole che hai fatto dire a Padre Lombardi. “No, non la guarderanno insieme, ci mancherebbe. Penso che Benedetto XVI non la guarderà. E Francesco ha tanti impegni…”. E tutti gli hanno creduto!» disse Benedetto dopo qualche secondo di silenzio, mentre si massaggiava le ginocchia indolenzite.
«Per forza, stamattina avevo l’Angelus, ho voluto parlare della partita, anche se, vista la tensione, non è che ne avessi tutta questa voglia in realtà. Ho cercato solamente di placare la curiosità» disse Francesco mentre portava tre bicchieri di acqua. Ne bevve un lungo sorso: «Che il Signore sia con noi!» esclamò poi e gli ospiti ricambiarono l’augurio.

«Ti chiedo solo una cosa Sua Eccellenza…»
«Mi fai impazzire! Mi dai del “tu” – cosa buona e giusta, giustissima – ma intanto continui a chiamarmi “Sua Eccellenza”» rispose Benedetto scuotendo la testa divertito.
«Non soffermarti su questi particolari Sua Eccelenza. Dicevo, mi devi fare un favore: non partire con le tue riflessioni teologiche sul gioco del calcio. Sono bellissime e profondissime, le condivido tutte quelle che hai scritto, dalla concezione del calcio come gioco – e dunque emblema di libertà -, alla bellezza della visione dell’allenamento, e dunque della fatica, come strada per raggiungere la totalità del gioco, e dunque della libertà. Ma durante la partita no, per favore» disse Francesco mettendosi quasi in posa di ironica supplica. Benedetto rise di gusto, poi bevve un sorso d’acqua.
«Francesco, è molto probabile che mi addormenti dopo pochi minuti di partita, e lo sai meglio di me. A farti compagnia ci penserà Padre Georg tanto. Non c’è bisogno che ti prometta nulla, non dirò una parola»
«Oh, no, ma io voglio il tuo commento! Ma un commento…da bar! Ci confrontiamo ogni giorno con le immense strade della cultura e della conoscenza, per una sera vorrei essere più…ignorante ecco. Sì, direi ignorante». Benedetto non disse nulla, semplicemente allungò la mano e diede due delicati colpi al braccio di Francesco, in segno di comprensione. Padre Georg era emozionato e commosso allo stesso tempo. Fosse stato in una situazione diversa, giusto per alleggerire un po’ la situazione, avrebbe invocato anche il rutto libero. Ma non dovette neanche rifletterci su, ancora una volta preferì tacere. “Magari un giorno ne scriverò” disse tra sé e sé ancora una volta. Le squadre, intanto, stavano entrando in campo. Lo stadio era una meraviglia di colori, suoni, volti, sorrisi, applausi, bandiere, disegni, fotografie, birre, bibite, occhi, bocche, abbracci, vita. Lo stadio era una meraviglia di vita.

Maracana.Reuters«Lo stadio è una meraviglia di vita» disse Padre Georg ad alta voce, quasi senza accorgersene. I due Papi si girarono verso di lui, stupiti dal fatto che, finalmente, avesse aperto bocca. Poi sorrisero.
«Ha ragione Padre Georg, è una meraviglia di vita. È uno spot per la bellezza che il Signore ci ha donato» disse Francesco. Poi esclamò: «Vamos a ganar
«Francesco, devo chiederti anche io un favore…» disse poi Benedetto XVI poco prima che iniziasse il rito degli inni nazionali.
«Dimmi Sua Eccellenza»
«Avete in squadra Di Maria, nella vostra storia c’è “la mano de Dios”, tu sei il Papa in carica ed io quello emerito… Per stasera evita di usare il tuo filo diretto con lassù, partite già abbastanza favoriti». Francesco scoppiò nella sua inconfondibile risata, una risata contagiosa che presto raggiunse gli animi degli altri due presenti.
«Lo prometto Sua Eccellenza, lo prometto. Ma tu hai detto che dormi, no?»
«Sì, ma perdere non piace a nessuno. Inizia! Che il Signore sia con voi!»
«E con lo spirito de Messi

Rizzoli fischiò l’iniziò della ventesima finale della Coppa del Mondo di calcio. Il resto è storia. Padre Georg pensò che magari un giorno ne avrebbe scritto.

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Crede nello sport come forma di narrazione, è Dottore in giurisprudenza perché crede ancora nella giustizia e legge per tenere i piedi ben saldi sulle nuvole. Ha trovato una Winston blu. L'ha fumata. @Andrea_Ross89

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