Juventus' Pirlo celebrates after scoring against AC Milan during their Italian Serie A match in Turin

Nella sua grandezza il genio disdegna strade battute e cerca regioni ancora inesplorate.

Abraham Lincoln

Di tutte le figure retoriche conosciute negli anni devo riconoscere che quella che mi ha da sempre affascinato è stata l’ossimoro, ovvero quell’artificio che permette l’unione di due termini contradditori. Italy's Pirlo shoots to score a goal against Croatia during their Group C Euro 2012 soccer match at the city stadium in PoznanRitengo che, se tale figura retorica potesse essere applicata alle emozioni che si provano in un campo da calcio, descriverebbe alla perfezione il clima che si viene a creare il momento prima che Andrea Pirlo calci una punizione: ossimorico. Passando in rassegna le sensazioni vissute dai sostenitori e dagli avversari del giocatore di Brescia nel momento di spannung della sua prestazione, ovvero il calcio di punizione, potremmo rintracciare stati d’animo opposti come il terrore nemico e la speranza, che sta diventando sempre più certezza, degli amici. Non è un caso che al tipo di calcio che Pirlo ha “copiato” da Juninho Pernambucano, brevettandolo e rendendolo celebre, sia stato assegnato un soprannome dispregiativo come “maledetta”. Anche in questo caso però l’etichetta va valutata a seconda dei punti di vista, dato che un tifoso juventino di fronte alle ultime due prestazioni della squadra (non certo eccelse), recriminerebbe contro quel termine, optando più per il suo contrario, se non per un vocabolo che renderebbe ancor meglio l’idea dei gesti, come potrebbe essere la parola “miracoloso”.

I calci da fermo sono solo uno dei particolari che hanno reso Andrea Pirlo, come lo ha definito Cesare Prandelli, «il calciatore di tutti» e quindi uno di quelli facente parte di categorie da proteggere. Madrid2-Milan0_20101019_212522Pochi sportivi possono vantarsi di aver guadagnato il rispetto di altre tifoserie; Pirlo, visti anche i suoi trascorsi nei due grandi club milanesi e le prestazioni con la Nazionale, ce l’ha fatta nel modo che conosce meglio: in silenzio e facendo parlare il campo. Giusto per snocciolare qualche numero: in serie A ha realizzato 56 reti di cui 25 (44%) su calcio di punizione, secondo solo a Mihajlovic (28) in questa graduatoria; i suoi tiri, quando toccano i 72 km/h, fanno aumentare improvvisamente la resistenza dell’aria sul pallone del 150% rendendo la traiettoria della sfera di difficile, se non impossibile lettura, da parte del portiere avversario. Eppure dietro questi dati, che confermano ancora la genialità di Pirlo, non emerge quello che a prima vista si nota benissimo guardando, e riguardando, le ultime due perle del numero 21 bianconero: la capacità di adattarsi alle situazioni. A Genova: punizione da circa 25 metri mandata sopra la barriera con chirurgica precisione sul palo opposto al posizionamento di Perin, a Firenze invece, palla posizionata al limite dell’area, e tiro di potenza sotto il sette nella zona dov’era stanziato Neto: distanze totalmente diverse, difficoltà maggiori o minori (valutate voi) ma stesso finale. A volte viene da pensare che le punizioni di Pirlo siano simili alla proprietà commutativa che viene insegnata alle elementari in matematica: cambiando l’ordine dei fattori il risultato non cambia. Variano gli avversari, la posizione del pallone, il colore della maglia di Andrea, il modo di calciare ma il risultato è sempre la rete.

Il modo migliore però per parlare delle punizioni di Pirlo resta tutt’ora il fermarsi a guardarle per vedere le moltissime armi che l’atleta bresciano estrae ripetutamente dalla sua faretra; per questo, attraverso 5 delle tantissime da lui marcate, cerchiamo di fare un viaggio nell’universo “pirliano” dei calci da fermo.

1.Milano, 26 marzo 2005, Italia – Scozia 2 – 0, Qualificazioni Mondiali 2006:  Pirlo soprende i due portieri scozzesi con due differenti punizioni: nella prima, calciata poco fuori dall’area di rigore, segna con un tiro a mezza altezza; la seconda invece, fatta partire da qualche metro indietro defilato sulla sinistra,  è una traiettoria perfetta che si insacca poco sotto l’incrocio dei pali alla destra del portiere.

2.Milano, 6 novembre 2005, Milan – Udinese 5 – 1, Campionato di serie A:  Una delle primissime edizioni della maledetta, insieme all’altra bellissima realizzata con il Lecce nella stessa stagione. La palla, calciata da posizione centrale a una decina di metri fuori dall’area di rigore, prende un effetto pazzesco, viaggiando a mezza altezza e lasciando il portiere friulano immobile, ancora intento a decifrarne la traiettoria.

3. Milano, 23 dicembre 2007, Inter – Milan 2 – 1, Campionato di serie A: Forse una delle posizioni più difficili per calciare le punizioni, non per Pirlo che fulmina Julio Cesar con un destro a giro che si insacca sotto l’incrocio di pali. La posizione ricorda molto quella con cui Andrea ha battuto Neto a Firenze con una soluzione totalmente diversa.

4. Torino, Juventus – Roma 4 – 1, Campionato di serie A: posizione molto simile a quella citata in precedenza, ma Andrea decide di battere Stekelenburg con un tiro forte e preciso che si insacca nell’angolino basso sul palo del portiere, sorprendendo tutti con quello che da inizio stagione aveva già “brevettato” contro Parma e Siena.

5. Torino, Juventus – Napoli 3 – 0, Campionato di serie A: una maledetta calciata in modo particolare. Punizione defilata sulla destra poco fuori dall’area di rigore, Pirlo trafigge Reina con un tiro potente calciato con il collo del piede che si insacca sul palo della barriera, ricordando molto un tiro da punizione simile con cui aveva battuto Chimenti in un Milan – Juventus del 2006.

 

La “maledetta”: una punizione che sfida anche le leggi della fisica:

facebook-profile-picture

«Le cose non succedono, le cose vengono fatte succedere» (JFK). «Ci sono due modi per tornare dalla battaglia: con la testa del nemico o senza la propria» (PDC).

Rispondi