di matteo

Lezione di calcio e di vita degli inglesi che insegnano agli “scolaretti” che per vincere bisogna desiderarlo fino a sacrificarsi per 180 minuti, fino a farsi umiliare dal torello asfissiante. Alla fine chi esce a testa alta sono proprio loro.

Al Niño, perché è il giocatore più elegante della lega.

A don Andrès, perché eri l’unico dei tuoi che si meritava la finale.

 

Se il calcio si vincesse ai punti; se solo guardando le statistiche si decidesse chi si porta a casa la partita, allora non ci sarebbe nessun dubbio: il Barcellona. Guardando i numeri di andata e ritorno di semifinale di Champions League contro il Chelsea mi accorgo di un 72,5% di media di possesso palla; 28 tiri totali contro 10; 18 calci d’angolo contro 2. Le uniche statistiche degne di nota che vedono in vantaggio il Chelsea riguardano i cartellini: 1 rosso a 0; 8 gialli a 4. Dovessi fermarmi qua, non ci sarebbe nessuno scandalo a decretare il Barcellona campione. Eppure, nel calcio l’unica statistica che conta è il risultato finale: 1 a 0 Blues all’andata; 2 a 2 al ritorno. Passa il turno il Chelsea.

 

Nel calcio, come nella vita, certe cose, le più importanti, non te le possono spiegare i numeri e nemmeno leggi scientifiche di causa-effetto. Nel calcio non va necessariamente così, non c’è un risultato certo ancor prima di giocare. Puoi dominare due partite intere, prendere pali e traverse. Poi gli altri la buttano dentro e tu perdi. La magia del calcio è che è imprevedibile: non vince necessariamente la squadra più forte, ma vince la squadra migliore.

 

I ragazzi di Di Matteo avevano pochissime chances di passare il turno e le hanno sfruttate tutte: bisognava difendere, sacrificarsi lottando a denti stretti. L’hanno fatto. Bisognava sfruttare tutte le occasioni per far gol. L’hanno fatto. Bisognava attendere pazientemente che il Barcelona perdesse possesso di palla, restando ordinati e attenti dietro. L’hanno fatto.

 

Diranno: “Sì, ma quello non è calcio! Il Chelsea non meritava, hanno giocato all’italiana”. Lasciamo che lo dicano, tanto, come ha detto Mou dopo la manita del novembre scorso, la gente si ricorda solo delle vittorie e si dimentica sia delle sconfitte che del modo in cui si è vinto. Nel calcio non importa quanto sei spettacolare, nel calcio chi vince ha ragione.

 

Anche perché il calcio non è dei romantici, degli impressionisti. Il calcio è dei cinici!

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