Kevin Ware during an interview with ESPN in Louisville

Kevin+Ware+NCAA+Basketball+Tournament+Regionals+wIz9N9qrDWWxLo studio sociologico ha distinto vari tipi di comunicazione, tra i principali ci sono l’interazione diretta, per esempio un dialogo, la comunicazione non verbale, che comprende il body language, e poi le “non parole” che assumono significato a seconda del contesto, per esempio le urla di dolore, di gioia o di spavento. Soffermiamoci un attimo sull’ultima categoria: ogni individuo sul pianeta ha conosciute queste tipologie di urla, forse qualcuno ha urlato di gioia più di altri, qualcuno più di dolore, qualcuno addirittura ha provato a dipingerle riscuotendo un discreto successo. I signori Lisa e Kevin Sr. avevano il desiderio che le loro tre figlie, Donna, Britney e Khadjiah e il loro unico maschio, Kevin Jr., non provassero le sensazioni che ti portano a urlare di dolore o di spavento, perciò si trasferirono da Bronx, New York, ad Atlanta, per poi approdare in modo stabile a Rockdale County, Georgia, in modo che potessero crescere i loro figli in “more of a quiet area”. La vita però coglie ogni occasione per ricordarci che non tutto è in mano nostra, così il 31 marzo 2013 Kevin Ware Junior conoscerà in prima persona cosa significa urlare di dolore e spavento all’unisono, come poche volte si è visto fare su un campo da basket.

Partiamo dal principio. Il 3 gennaio 1993 Kevin emette il suo primo gemito, fin dai primi anni dimostra un gran feeling con la palla a spicchi. Il peregrinare della famiglia lo porta, come detto, in Georgia, e il suo talento cestistico fa sì che Louisville bruci sul tempo Tennessee, annoverandolo nel proprio roster. La sua stagione da freshman non è granchè, gioca poco e nemmeno troppo bene, ma col tempo riesce a guadagnarsi sempre più spazio, finchè nel suo anno sophomore diventa sesto uomo a tutti gli effetti. Il suo problema è la testa, il ragazzo è un po’ indisciplinato e anche i voti a scuola non sono altissimi, così coach Pitino decide di sospenderlo per una partita. La lezione pare servire, perché al suo ritorno i suoi minuti in campo aumentano sia nella quantità che nella qualità, arrivando a segnare il suo record di assist e il suo record di punti  in due partite successive. La sua fama e la sua sicurezza salgono sempre di più, tanto che verrà messo come quarta stella in una possibile top 5 NCAA da Rivals.com, e ESPN gli ha dato una valutazione complessiva di 92 punti su 100.

AP65348113311La sua carriera è in piena ascesa, nel 2013 si trova a giocare la Elite Eight, che, come intuibile dal nome, prevede le finali tra le otto migliori squadre NCAA per contendersi il titolo di campione. Il torneo è diviso in quattro regioni, East, South, West, Midwest; le finaliste di ogni regione si sfidano per raggiungere le Final Four e  giocarsi davvero il tutto per tutto. Siamo arrivati così al 31 marzo, nel Midwest le due squadre arrivate alla finale sono Duke e Louisville. Siamo circa al sesto minuto del primo quarto, Duke è sotto 17 – 21, la palla arriva sul perimetro in mano a Thornton (Duke), Kevin Ware si stacca dalla sua difesa per cercare di bloccarne il tiro, salta, la palla uscita dalle mani del Blue Devil va dentro, Kevin cade. Ci vuole qualche secondo per capire cosa sia successo. Si alzano le urla, quelle di dolore, quelle di spavento, il ragazzo nato nel ’93 a Bronx si è spezzato di netto la gamba destra, spezzato non per modo di dire, ma letteralmente. Se non “il”, questo è di sicuro uno degli infortuni più gravi della storia NCAA. I compagni si accasciano, piangono, urlano, gli avversari sono sotto shoc, il pubblico è inorridito. Kevin ha conosciuto quelle tipologie di urla. Ma immediatamente, sorprendentemente, è lui che consolerà i suoi compagni, tranquillizzerà tutti, «I’m fine, just win this game». Bene, indovinate chi vincerà quella partita? Non solo, indovinate chi vincerà il titolo NCAA 2013? Si, esatto.

kevin_ware_hospital_bed_nt_130401_wgI tempi di recupero non sono ben definibili, di sicuro si parla di almeno 10-12 mesi. Il  7 novembre appena passato, Kevin avrà l’occasione di sentire un altro tipo di urla: sono quelle di gioia del pubblico di Lousiville, che accoglie con un’ovazione l’atto di togliersi la tuta e rimettere piedi in campo del giovane talento, e che impazzisce totalmente quando il ragazzo che si è spezzato una gamba solo sette mesi prima, raccoglie un pallone dai 7.5 metri e spara dentro un tripla. Non giocherà molto in questa partita, ma la folla accoglierà con un boato ognuno dei suoi 6 punti e 4 rimbalzi. Non possiamo essere sicuri di quale sarà il suo futuro nel basket, di certo ora sappiamo che Kevin non si può abbattere nemmeno con una gamba rotta, nemmeno con uno degli infortuni più gravi e terribili della storia; di certo, ora, sappiamo che Kevin Ware può essere definito un esempio per chiunque, o meglio, se mi permettete, un eroe.

 Il video del ritorno in campo di Ware e i suoi primi 3 punti dopo l’infortunio:

Un commento a “L’urlo di Kevin Ware

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