Udinese Calcio v Club Atletico de Madrid - UEFA Europa League

Vi ricordate il 1984? In quell’estate arrivò in Italia nientepopò di meno che Diego Armando Maradona: El Pibe de Oro venne infatti acquistato dal Napoli per ben tredici miliardi di lire. Mi faceva sorridere questa mattina ripensare al fatto che tale notizia in pochi la sanno, e di quei pochi, pochissimi se la ricordano; pensate, è come se a settembre fosse arrivato nel nostro campionato Leo Messi! Cosa dovrebbe succedere per non far rimaner nella memoria della gente una notizia del genere? Un fatto eccezionale, esattamente ciò che successe trentotto anni fa.

E’ il 12 maggio 1985 e a Bergamo, allo stadio Atleti azzurri d’Italia, tra Atalanta e Hellas Verona finisce 1-1: i Veneti con una giornata d’anticipo si laureano campioni d’Italia. Gli scaligeri da quel momento entrarono di diritto a far parte dell’immaginario calcistico delle fiabe più belle, come fece d’altronde quindici anni prima il Cagliari di Scopigno. Un bellissimo capitolo della storia del nostro campionato a cui potremmo dare come titolo lo slogan di una delle case di produzione di materiale calcistico più importante: “Impossible is nothing”.

Tutto questo per dire cosa? La stagione attuale mi sta facendo ripensare al 1984/85 ed ora vi spiego il perché.

Siamo alla decima giornata di campionato, in testa alla classifica c’è l’Udinese di Guidolin. Una squadra che tutti continuiamo a guardare come una Cenerentola, bella ma incapace di diventare principessa. Esattamente ciò che tutti fecero nell’1984 quando l’attenzione dei più si focalizzò sulle grandi certezze delle formazioni favorite come l’Udinese di Zico, la Juventus di Platini o sulla campagna acquisti di giocatori stranieri delle squadre più blasonate (Socrates alla Fiorentina, Rumenigge all’Inter e l’appunto già citato Maradona al Napoli). Il Verona del tecnico milanese fu invece capace di arrivare nel giro di sole tre stagioni dalla promozione allo scudetto.

Ma veniamo a oggi. I bianconeri sono pronti a reindossare la scarpa di cristallo smarrita alla festa del principe e dunque a fare il salto di qualità e diventare principessa, o la spunteranno la matrigna e le sorellastre e sarà costretta a rimanere una bella e graziosa schiava domestica privata del titolo che le spetta? La scorsa stagione la squadra friulana concluse il campionato in quarta posizione, con sedici punti di ritardo sul Milan campione, qualificandosi comunque in Champions League. E nelle prime cinque giornate l’Udinese raccolse zero punti che risultarono fatali a quella che col senno di poi avrebbe anche potuto essere una corsa scudetto. Dopo un mercato estivo in cui sono stati venduti i giocatori che più concorsero a quell’incredibile rimonta (Inler, Zapata e Sanchez) la sensazione di tutti era che avremmo visto una squadra che avrebbe dovuto lottare per la salvezza o comunque una squadra di mezza classifica, nettamente indebolita. Ma grazie alla consacrazione di giocatori già in parte emersi la scorsa stagione (Armero, Basta, Asamoah, Benatia, Handanovic), alla strepitosa condizione fisica imposta ai suoi da Guidolin, agli acquisti azzeccati e inseriti a meraviglia in un gruppo rodato (Torjie, Danilo), e alla seconda giovinezza di un campionissimo come Antonio Di Natale (capace di essere in testa alla classifica cannonieri per il terzo anno di fila, e capace di classificarsi primo degli esseri umani nella classifica della scarpa d’oro secondo solo agli alieni Messi e Ronaldo), la squadra di Pozzo dopo dieci giornate si ritrova prima in classifica e può vantare la miglior difesa della classe.

Benatia, Di Natale, Basta e Armero saranno in grado di far ricordare, almeno per un po’, Elkjaer, Briegel, Fanna e Galderisi?I presupposti favorevoli ci sono, non da ultimo la bandiera bianca issata dall’Inter di Castaignos che ricorda molto, almeno dal punto di vista fonetico, quella di Castagner. Vedremo se Guidolin saprà ereditare da Bagnoli, oltre che la modestia che già li accomuna, anche quel pizzico di fortuna necessaria per far si che oltre a Cagliari, Verona e Sampdoria tra qualche anno si possa raccontare anche il lieto fine della favola Udinese.

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