FBL-EURO-2013-U21-ITA-NED

Scusate eh, ma così è facile, troppo facile. Cioè, anche il primo che passa potrebbe scriverlo: “Che azzurrini! Italia, ecco il futuro”. Le parole magari non sono proprio queste, ma il succo sì ed è solo e soltanto uno: inutile puntare su giovani pseudo-talenti esteri, puntiamo sulla miniera di pepite calcistiche nostrane. Il tutto, chiaramente, nel giorno dopo a quello in cui l’Under 21 guidata da Mangia, in Israele, ha strappato il pass per la finale degli Europei battendo l’Olanda. Però, ripeto, troppo facile così. E pure troppo banale. Facile oggi, il giorno dopo la vittoria, applaudire il team dell’ex allenatore del Palermo, la squadra dei talenti azzurri del domani. Facile, a maggior ragione, farlo per sponsorizzare ragazzi cresciuti nelle nostre giovanili, troppo spesso snobbati dal nostro calcio, anche in un momento di crisi economica come quello che stiamo vivendo. Insomma, ipocrisia a go-go e poca sostanza nell’analisi oggettiva della situazione.

fenomeno insigneLa squadra che Mangia ha messo in piedi in poco più di un anno di lavoro è una squadra solida, ben salda su fondamenta conservatrici (l’intoccabile 4-4-2) ma con una lodevole spruzzatina di neoliberismo calcistico (gli esterni di centrocampo atipici, la seconda punta di movimento, il centrocampista metodista: tutte esperienze importanti nel nostro calcio). Però va anche detto che il fiorire di talenti avvenuto negli ultimi tre, quattro anni ha aiutato non poco il tecnico lombardo. Era da tantissimo che il calcio italiano non regalava una generazione così promettente di giocatori offensivi, quasi da una ventina d’anni. Insigne, Immobile, Destro, Borini, Gabbiadini e Saponara sono i moderni Totti, Vieri ed Inzaghi che guidarono l’Italia Under 21 alle vittorie degli Europei del 1994 e 1996. Anzi, come vediamo, oggi, in una sola squadra, abbiamo più giocatori potenzialmente di alto, altissimo livello, anche se pure allora in rosa erano presenti diversi ragazzi di belle speranze che poi hanno tradito le attese, come Muzzi, Del Vecchio, Carbone e Morfeo. Ma la qualità dell’attuale reparto offensivo pare essere decisamente più evidente e, soprattutto, più affidabile. Insigne è l’uomo su cui punterà il Napoli la prossima stagione; Destro la prima punta di spicco di una Roma probabilmente orfana di Osvaldo; Saponara la nuova scommessa del Milan 2.0; Borini ha la fiducia di Liverpool intera; Gabbiadini ed Immobile sono le punte di diamante del folto armamentario offensivo di proprietà juventina. In sostanza, dalla trequarti offensiva in su il futuro azzurro pare essere in buone mani e soprattutto i nostri club stanno dimostrando di credere in questi ragazzi e nel loro talento.

caldirolaIl vero spunto di riflessione, personalmente, me lo regala il reparto arretrato. Senza cadere in odiosi e banali cliché, è nella difesa che l’Italia ha sempre costruito i propri successi. Non siamo catenacciari, non siamo restii al talento cristallino del numero 10, semplicemente siamo una Nazione calcisticamente pratica: vincere 1-0 è meglio che perdere 3-4 dando spettacolo. Questa filosofia ha prodotto, negli anni, difensori di livello internazionale che hanno garantito anche all’Italia Under 21 giocatori di livello elevatissimo. Gli azzurrini hanno vinto ben 5 Europei nella propria storia: 1992, 1994, 1996, 2000 e 2004. Su sei partecipazioni in finale, cinque vittorie. Ed in tutti i casi è stato il maggior livello del nostro pacchetto difensivo a regalarci le vittorie. Nel ’94 c’erano Toldo, titolare nella Fiorentina (in B); Cannavaro titolare nel Napoli di Lippi; Galante nel Genoa; Panucci nel Milan. Tutti titolari praticamente, tutti già difensori maturi ed esperti. Nel ’96, a Cannavaro, Panucci e Galante si aggiunsero Nesta, titolare nella Lazio, Fresi, titolare nell’Inter, e Buffon pronto a divenire titolare nel Parma ma con già nove presenze in A. Lì nacque l’ossatura dell’Italia dei successivi dieci anni, del Mondiale vinto in Germania. Nelle successive vittorie, datate 2000 e 2004, i nomi difensivi di spicco diminuirono, ma praticamente tutti i giovani difensori militavano già in A: Grandoni (Torino), Mezzano (Verona), Zanchi (Udinese), Ferrari (Bari), Moretti (Fiorentina), Gamberini (Bologna), Bonera (Brescia), Coco (Torino) ed Abbiati (Milan). Oggi tutto è cambiato.

Bardi, Caldirola, Bianchetti, Biraghi, Donati, Capuano e Regini: ecco il pacchetto difensivo dell’Under 21 finalista di Mangia. Di questi sette, soltanto Donati e Capuano hanno già debuttato in A, rispettivamente con Lecce e Pescara, totalizzando nel UEFA EURO U21 - Norway U21 v Italy U21complesso quaranta presenze ed ottenendo, oltretutto, due retrocessioni. Tutti gli altri invece sono stati protagonisti soltanto di campionati di Serie B, alcuni addirittura come riserve. Questo non significa che non sono giocatori di livello, ma è sicuramente un dato che ci regala due corollari: il primo è che oggi il salto dalla Primavera alla prima squadra è diventato eccessivo a causa dell’evoluzione avuta dal calcio internazionale negli ultimi dieci, quindici anni; il secondo è che le squadre, grandi o piccole che siano, per motivi economici non possono più rischiare di puntare su giocatori non ancora pronti. A questi due dati puramente oggettivi però ne aggiungerei un paio totalmente soggettivi, che mi permettono di ricollegarmi al discorso d’apertura, ovvero l’ipocrisia con cui i media trattano oggi i risultati dell’Under 21: checché se ne dica, di questi sette ragazzi, soltanto un paio stanno dimostrando di essere pronti a giocare da titolari fissi in una squadra di medio-alto livello di Serie A, ovvero Bardi e Donati. Tutti gli altri, invece, o hanno ancora bisogno di esperienza e quindi di tempo per maturare, oppure, senza tanti fronzoli, ritengo non siano giocatori di alto livello. Prendiamo Caldirola ad esempio, capitano e già da diversi anni in giro a fare esperienza (Vitesse, Cesena e Brescia): a 22 anni penso che stia ampiamente dimostrando di non essere un giocatore da grande squadra, nonostante molti tifosi interisti lo rivorrebbero alla base. Ma dirò di più, a mio parere non è neanche adatto ad essere titolare in squadre di media classifica. Troppi limiti tecnici che a 22 anni dovrebbero invece essere già stati colmati e che la grinta e il carisma non possono nascondere. Altro esempio è Regini che ha già 23 anni: osannato dopo la buona stagione di Empoli e pompato ora dai media, pare che tutte lo vogliano. Eppure il giocatore che ho visto nell’Empoli e soprattutto in questo Europeo non mi ha entusiasmato. Duttile, molto fisico, ma ancora né terzino né centrale puro, una via di mezzo senza molto senso. Inoltre, nella sfida con l’Olanda, ha sofferto la superiorità di Wijnaldum (non Cristiano Ronaldo) in modo imbarazzante.

Molto spesso è facile, salendo sul carro dei vincitori e spargendo banalità a destra e a manca, cadere in errori di valutazione. Il nostro calcio sta imparando a puntare sui giovani, con ritardo ma lo sta facendo. La verità però è che sta puntando solo su quelli che meritano veramente la grande occasione. Fare di tutta l’erba un fascio è un errore, un errore comodo nella sua banale superficialità. Eppure non è tutto oro quel che luccica.

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Crede nello sport come forma di narrazione, è Dottore in giurisprudenza perché crede ancora nella giustizia e legge per tenere i piedi ben saldi sulle nuvole. Ha trovato una Winston blu. L'ha fumata. @Andrea_Ross89

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