klopp vs real

klopp vs realSe Mourinho non si sente tanto amato in Spagna, e con questa scusa è pronto a salire sul treno in direzione Londra, la prima finalista di Champions può contare su quello che ormai tutti in Westfalia considerano un autentico profeta: Jürgen Klopp. È infatti lui, insieme ad una società all’avanguardia, il vero artefice dei successi recenti del Borussia Dortmund. Il suo Borussia è una macchina perfetta, con meccanismi oliati che non si inceppano nemmeno cambiando i pezzi che la compongono.

Dati alla mano, la dimostrazione sta nel fatto che più volte il Borussia ha cambiato gli interpreti negli ultimi tre anni: dove prima regnava Barrios, ora splende Lewandowski, se prima la regia era affidata a Sahin, ora il centrocampista turco è stato relegato a guida turistica nei festeggiamenti post-semifinale in quel di Madrid (città dove ha giocato per soli sei mesi, ritornando a aennaio in Germania) perché le chiavi sono state consegnate a quel folletto dal suono onomatopeico di Gundogan; dove prima brillava Kagawa, adesso acceca Reus. In queste squadre spicca un’unica costante: Jürgen Klopp.

Già, questo signore, pescato un po’ a sorpresa, dopo che in quel di Mainz aveva mostrato cose egregie al primo anno in massima divisione, portando la squadra neopromossa in Europa tra lo stupore generale, ha riproposto una squadra in cui il gioco è al tempo stesso causa ed effetto, punto di partenza e punto d’arrivo. Uno spettacolo in cui la rappresentazione viene prima dei suoi interpreti. Nel Borussia sono i giocatori ad essere esaltati dal gioco e non viceversa: i vari Hummels, Gundogan, Goetze, Reus o Lewandowski sono le pedine giuste nel posto giusto, attori che recitano perfettamente un copione scritto in maniera magnifica. La sensazione dominante a Dortmund è una: nessun giocatore è fondamentale, Klopp sì.

klopp al bernabeuIl tecnico del Borussia è veramente qualcosa di speciale, un fenomeno della panchina, uno dei pochi che sa far giocare bene la propria squadra e al tempo stesso sa impostare alla perfezione ogni gara, motivando i giocatori al meglio nelle sfide. Nel 4-2-3-1 tanto amato dall’allenatore “con felpa e cappellino” ogni singolo movimento di uno dei dieci giocatori in campo è la conseguenza di un movimento precedente di un compagno. Dieci giocatori coordinati nella fase difensiva e nel pressing, a cui si deve sommare una condizione atletica invidiabile frutto della lunga pausa invernale in Germania, intenti a rubare palla e ripartire verticalmente con passaggi di prima. Schemi provati e riprovati, studiati a memoria e messi in pratica con una velocità e precisione fuori dal normale.

Insomma, dopo aver conquistato la Germania, Jürgen e i suoi ragazzi terribili sono pronti a conquistare anche l’Europa. Per farlo occorre anche che il destino sia dalla tua parte, e se segni due gol nel recupero contro il Malaga…

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