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Thohir-Agnelli-incontro-per-Vucinic_h_partbNon riesco a capacitarmi degli interisti che di fronte all’ipotesi Thohir storcono il naso rivendicando la milanesità e l’interismo di Moratti. Non vogliono l’indonesiano pieno di miliardi perché non è interista, non è milanese e neppure italiano. Cari miei, gli anni Ottanta sono finiti da un pezzo. Erano belli i tempi in cui i petrolieri tiravano fuori denari dai propri pozzi investendoli sul mercato, su quello siamo d’accordo. Ma ora i danée sono finiti, ed è arrivato il momento di lasciare spazio a chi ha le tasche piene e mangia caviale per colazione. Erick Thohir è uno di questi, e se proprio avete bisogno di un po’ di italianità alla guida della vostra squadra, sappiate che ha pure un fratello che si chiama Garibaldi e vedete di farvelo bastare.

A parte il fatto che un magnate asiatico infarcito di verdoni avrà voglia di far man bassa di competizioni nazionali ed europee, e questo significherebbe come diretta conseguenza un mercato faraonico di quelli che all’Inter ormai non si vedono più da lustri, avete idea di quante magliette farebbe vendere un indonesiano alla guida dell’Inter? In Indonesia ci sono qualcosa come 238 milioni di abitanti e vanno tutti pazzi per il calcio europeo, non aspettano altro che avere una buona scusa per trasformare l’Inter nella propria squadra del cuore. E state tranquilli che le magliette da gara rosso marxista il buon Thohir le lascerebbe in soffitta. Per non parlare, poi, della possibilità di innescare tutte quelle dinamiche che gli espertoni del settore indicano come l’unica via della salvezza per il calcio italiano come la diffusione e lo sfruttamento del marchio su nuovi mercati e la costruzione dello stadio di proprietà.

Ma soprattutto, dico io, l’opportunità di liberarsi di Moratti è così ghiotta che sarebbe un gran peccato perderla. Lo so che gli siete grati perché è innamorato dei colori nerazzurri quanto voi e in questi anni ci ha speso una montagna di soldi, ma la verità è che mentre vi faceva vincere (finalmente) qualche scudetto e una Champions League ha trasformato la società in un centro sociale. Pensate che bello sarebbe tornare a tifare per una squadra che pensa solo a vincere smettendola di preoccuparsi di sostenere Gino Strada ed Emergency. Tutto ad un tratto sul sito ufficiale dell’Inter non si parlerebbe più delle missioni umanitarie in Angola di Inter Campus, ma si annuncerebbe l’acquisto del Neymar di turno. Milly Moratti e le sue velleità ecologiste come anche il buonismo laico e serpeggiante di Beppe Severgnini finirebbero nel dimenticatoio. Per non parlare del buon vecchio Subcomandante Marcos, capo dei ribelli zapatisti del Chiapas: state certi che senza Moratti non lo sentirete più dire «Io tifo per l’Internazionale», e se anche dovesse continuare a dirlo certamente non verrebbe riportato sul sito ufficiale come fosse un vanto da sbandierare ai quattro angoli della terra. Cari interisti, passereste dall’essere un feudo maoista in cui l’aspetto calcistico è affidato Marco Branca, a una società di calcio come Dio comanda e, soprattutto, come ogni tifoso dovrebbe desiderare.

CALCIO: SERIE A; INTER-GENOAInsomma, Thohir assomiglierà anche a PSY di Gangnam Style, ma è sempre meglio diventare una multinazionale del pallone che porta a Milano i campioni piuttosto che continuare a giocare il ruolo della ONG che si ribella al potere degli Agnelli e di Berlusconi e in cui il calcio è importante, sì, ma ancora più importante è aiutare i bambini della Fundaciòn Pupi. Vedete voi, la squadra è vostra, e magari a voi non dispiace quell’aria da Leoncavallo che si respira ad Appiano Gentile. Io sono dell’idea che pur di non avere più Paolo Bonolis nelle vesti di portavoce ufficiale valga la pena accogliere a braccia aperte un multimiliardario anche se magari preferisce il riso col bambù al risotto allo zafferano.

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