Al via il primo Consiglio della Figc di Tavecchio

Alla fine si esulta, o quantomeno ci si dà pacche sulle spalle e si sorride compiaciuti. La tanto agognata squalifica (che poi è una sospensione) è arrivata: la UEFA ha comminato 6 mesi di sospensione dagli organismi interni della federcalcio europea a Carlo Tavecchio, presidente della Figc, per i commenti discriminatori arrivati durante la presentazione della sua candidatura in Figc lo scorso luglio. Certo, rimarrà comunque al suo posto e continuerà a rappresentare l’Italia calcistica in ambito internazionale, ma la folta schiera dei “No Tav” oggi può esultare. Però, parliamoci chiaro, siamo davanti ad una immensa, abnorme, macroscopica baggianata.

Contro Carlo Tavecchio si è scatenata, sin dal giorno in cui Abete si è dimesso a braccetto con Prandelli, una campagna mediatica che non stento a definire vergognosa. Sky, e soprattutto Gazzetta dello Sport, hanno fortemente attaccato la candidatura di Tavecchio, portata avanti dalla maggior parte dei club di Serie A, Serie B e Lega Pro, dimenticandosi forse di una cosa: Demetrio Albertini, dipinto da molti, tra fine giugno e luglio, come l’unico in grado di salvare il calcio italiano dal cataclisma Tavecchio, negli istanti immediatamente successivi alle dimissioni di Abete, su precisa domanda circa una sua candidatura alla presidenza Figc, rispose che no, non si sarebbe candidato, anche perché «con questo sistema la presidenza della Figc è solo un ruolo di facciata». Non si decide nulla su quella poltrona. Già, non si decide nulla su quella poltrona. E allora perché quella dura campagna mediatica? Perché non invitare ad un rinnovamento più profondo dell’establishment calcistico italiano?

Assemblea elettiva FigcNon pensiate che nessuno sapeva. Tutti sapevano benissimo che, Tavecchio o Albertini presidente Figc, nulla sarebbe cambiato. Il problema, semplicemente, è che Tavecchio è il burattino di coloro che stanno facendo tutto il possibile per spremere sempre di più la vacca grassa dei media. Lotito, Macalli e compagnia: sono loro, al momento, i veri presidenti della Figc e sono proprio quelli che i media sportivi non avrebbero voluto avere “tra i piedi”. Albertini non avrebbe svoltato, non sarebbe cambiato un bel niente, ma quantomeno non sarebbe stato un burattino in mano a chi ha interesse nel fatto che nulla cambi e, forse, avrebbe teso un orecchio in più alle richieste dei media, che continuano a pagare soldoni per uno spettacolo che, anno dopo anno, si fa sempre più deprimente e stenta a tornare anche solo alle briciole dei fasti di un passato recente.

Guardate Tavecchio, ascoltate come parla, come si esprime, come si pone innanzi alle telecamere: non è e mai sarà un uomo di potere, un leader. Manca di carisma, manca della basilare capacità che deve avere un uomo di rappresentanza, cioè la capacità oratoria. Il famoso discorso del fantomatico «Opti Pobà che mangiava le banane in Africa» ne è la dimostrazione concreta: quella frase non voleva essere un diretto insulto razzista, semplicemente Tavecchio non è stato in grado di esprimere un concetto che qualunque altro dirigente con un minimo di destrezza e scaltrezza avrebbe saputo esprimere. Tavecchio è l’emblema di un’ignoranza che esiste e che non è cattiva o realmente razzista, ma solo superficiale, banalotta, cieca delle diversità del mondo. Detto questo, la squalifica della UEFA ci sta, era prevedibile, ma dove ci porta? A nulla, perché è assolutamente inutile, come i sorrisini compiaciuti dei “No Tav” e le pacche sulle spalle degli stessi. Andate indietro con la memoria: quanto si è parlato dei programmi di Tavecchio e Albertini nei giorni che precedevano l’elezione? Poco o nulla. Chiaro, perché i programmi non contano nulla finché il sistema su cui si esprimono quei programmi resta marcio. L’unico vero programma che avrebbe avuto senso proporre era lo smantellamento completo del baraccone Figc e la rinascita, da zero, di un nuovo organismo, veramente competente, realmente basato sugli interessi sportivi del calcio nostrano e non sugli interessi di quelli che compongono il calcio nostrano.

Calcio, la Nazionale Italiana in allenamentoI “No Tav”, ora, tornano a richiedere a gran voce le dimissioni di Tavecchio. Ok, si dimetta, se ne vada. E poi? E poi che succede? Cosa cambia? Nulla, nulla e ancora nulla. Perché non si decide nulla su quella poltrona. Perché a decidere saranno sempre, alla fine, i Lotito, i Macalli e compagnia. Possiamo scomodare anche Tomasi di Lampedusa: «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi». Oppure: «E dopo sarà diverso, ma peggiore», come diceva don Fabrizio ne Il Gattopardo. Perché è così: se non cambia il sistema, possiamo cambiare tutto, possiamo fare in modo che si dimettano anche 100 presidenti della Figc consecutivamente, ma tutto resterà com’è, anzi, potrebbe anche peggiorare. Almeno adesso, i media, hanno il loro facile bersaglio, quel Tavecchio che si esprime con la stessa capacità d’eloquio del contadino Giuanin al Bar Sport il lunedì mattina. Ma se non ci fosse lui, c’è la lontana, vaghissima e alquanto improbabile possibilità che debbano venire a conti con la realtà: a tutti loro, alla fine, sta bene che chi siede su quella poltrona non possa decidere un bel niente.

Ora riprendete pure a sorridere compiaciuti e darvi pacche sulle spalle dietro un mantello di buonismo ipocrita, insulso e soprattutto inutile.

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Crede nello sport come forma di narrazione, è Dottore in giurisprudenza perché crede ancora nella giustizia e legge per tenere i piedi ben saldi sulle nuvole. Ha trovato una Winston blu. L'ha fumata. @Andrea_Ross89

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