Sta per iniziare il week end conclusivo di questa stagione di F1. Un’annata che si appresta a lasciar spazio ad un campionato 2017 che viene da tutti visto come il più grande stravolgimento degli ultimi 20 anni. Insieme a grandi cambiamenti ci saranno anche tante assenze, sperando non siano troppe.

 

In tutte le cose e in tutti gli sport ogni anno o stagione che sia porta con sè cambiamenti, nel bene e nel male. La Formula 1 nel passaggio tra 2016 e 2017 non sarà assolutamente da meno, come non lo è mai stata. All’inizio della prossima stagione lo scenario si appresta ad essere completamente diverso o perlomeno i presupposti sembrano essere questi: nuovi proprietari, nuovi dirigenti, nuovo regolamento, nuovi piloti, nuovi tecnici, nuove macchine, nuove gomme e chi più ne ha più ne metta. Tutte queste novità sicuramente daranno un nuovo volto e slancio ad uno sport che, dati alla mano, riscuote sempre meno interesse (sebbene riscuota più ricavi, ah, Bernie..) e si trova quindi a dover estrarre qualcosa dal magico cilindro per tornare ad essere quello di un tempo. La domanda sorge a questo punto spontanea: ci si sta muovendo nella giusta direzione? Che la verità si trovi nel mezzo è un dato di fatto e quindi, di certo, qualche decisione si rivelerà buona, altre molto meno anche se probabilmente a preoccupare di più non sono le novità, ma le assenze che ci saranno.

massaPartiamo dai veri protagonisti: i piloti. Come ogni anno ci sarà chi viene e chi va, ma questa volta sarà un po’ diverso. A dire addio troviamo piloti del calibro di Felipe Massa e di Janson Button, non due nomi a caso: un campione del mondo mancato per un soffio e uno che l’alloro l’ha vinto sul serio (sebbene in un’annata che, onde evitare polemiche, potremmo definire “fortunata”) e che dall’alto delle sue 16 stagioni sul groppone, sicuramente qualcosa è contato in questo mondo. Storicamente abbiamo avuto ad un sacco di addii di rilevanza molto più grande di questi, con tutto il rispetto, ma questi due signori rappresentano probabilmente gli ultimi rappresentanti di una generazione “vecchia scuola”. Parliamo di piloti cresciuti senza simulatori, con i V10 dietro la schiena, che rischiavano per davvero quando la sicurezza non era ancora ai livelli odierni (vedi Felipe in Ungheria nel 2009) e che hanno imparato con grande umiltà a rispettare gli avversari “andando a scuola” con Schumacher, Coulthard, Hakkinen. Non ce ne vogliano i vari Verstappen, Ocon, Kvyat, Vandoorne ma per quanto talento possano avere non arriveranno mai ad essere come chi quest’anno appenderà il casco al chiodo pur se vinceranno (e glielo auguriamo) molto, pur se matureranno anche come persone (specialmente uno di loro). E’ la fine di una generazione che ha vissuto integralmente questo sport, che ha dato e ricevuto molto: una generazione che probabilmente non riavremo più. Speriamo i nuovi possano stupirci più di quanto ci si aspetta, anche se nemmeno in McLaren sembrano crederci molto se pensiamo a come il nuovo contratto per Button gli dia possibilità di tornare in macchina nel caso un Vandoorne non venga reputato all’altezza.

DennisAltro grande assente sarà Ron Dennis. Da 35 anni nel circus e un palmares ricco di successi, è un’altra di quelle figure che con ogni probabilità farà sentire la sua mancanza. Si vocifera di attriti all’interno del McLaren Group che l’hanno portato ad abbandonare quella che è stata la sua casa per molti anni, una casa a cui ha dato molto a livello manageriale. Non entrando nei dettagli della sua carriera o delle voci che hanno portato al suo allontanamento, quello che è sicuro è che il tempo è stato tiranno anche per il 69enne britannico, uno che della F1 ha fatto in qualche modo la storia e che lascerà sicuramente un solco, quello tra il circus che è stato e quello che sarà. Anche in questo caso solo gli anni ci diranno quanto e come mancherà ma, riportando gli esempi di Ross Brown, Luca di Montezemolo e altri direttori sportivi abbiamo già visto come l’uscita di scena di alcune figure non abbia fatto un gran bene negli ultimi anni.

I circuiti. Un discorso che, in Italia, conosciamo molto bene. La trafila per il rinnovo di Monza come tappa del mondiale, sebbene sembrava si fosse trovato un accordo, risulta tutt’ora senza fine. E così come per il circuito brianzolo si parla delle difficili situazioni di altri circuiti: Nurburgring, Hockenheim, San Paolo, solo per citarne alcuni. Senza soffermarci troppo, potrebbe essere considerata la stessa F1 quella senza questi circuiti? Le gare a cui abbiamo assistito nelle nuove piste inserite negli ultimi anni, al di fuori di Singapore, potrebbero rispondere da sole a questa domanda: speriamo che i sopracitati gran premi non risultino per davvero come assenti.

Ultimo, ma ovviamente non per importanza: Mr. E, il boss, il supremo Bernie Ecclestone. Come tutti sappiamo, fresco fresco della ricezione di un bonifico ad infiniti zeri, anche l’instancabile Bernie sembra aver deciso di abbandonare la sua creatura o perlomeno di intraprendere il percorso per separarsene. In un modo o nell’altro sappiamo che Bernie non sarà un vero e proprio assente. Si vocifera di una permanenza per qualche altro anno come amministratore delegato dell’interno pacchetto F1, ma se anche così non fosse la sua influenza è stata così grande e presente per così tanto tempo che probabilmente resterà così ancora a lungo. Non essendo più proprietario però, anche la figura più di spicco del campionato sembra destinata a passare in secondo piano e sappiamo essere una posizione in cui Ecclestone non piace stare, il rischio che diventi il più grande tra gli assenti a quel punto sarebbe davvero elevato.

Ci apprestiamo quindi ad aprire le danze del GP di Abu Dhabi, sta per iniziare l’ultima tappa di questa stagione giunta ormai al termine. Alla fine della gara, già dal prossimo martedì, sarà idealmente 2017. I tre top team saranno infatti impegnati nei test Pirelli sulle coperture del prossimo anno che, come previsto dal nuovo regolamento saranno di dimensioni maggiori, per segnare un ritorno (almeno estetico) al passato, sperando sia di buon auspicio per non allontanarsi troppo da quei tempi d’oro che sembrano ormai andati. Nel bene e nel male, se da quel passato ci si deve davvero staccare, i cambiamenti a cui assisteremo e i saluti a cui abbiamo già assistito rappresenterebbero senza dubbio l’inizio della fine.

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