podio

Quattro giorni mondiali. Mondiali non solo perché stiamo parlando della competizione iridata di Vail Beaver Creek, ma anche perché lo spettacolo che gli atleti hanno mostrato alla gente è stato davvero… mondiale. Quattro giorni in cui uomini e donne si sono alternati tra discesa libera e supercombinata, quattro giorni nei quali abbiamo assistito da un lato a sorprese entusiasmanti, dall’altro a conferme importanti.

mazeVenerdì c’è stata la discesa libera femminile ed è stato un autentico spettacolo. La pista, all’apparenza non troppo difficile, si è rivelata insidiosissima, costringendo moltissime atlete a errori per loro banali. Doveva essere il giorno della regina, di Lindsey Vonn, ma dal mazzo di carte è uscito un tris d’assi davvero interessante. L’americana infatti non è riuscita ha interpretare al meglio la Raptor: nella prima parte di gara è stata quasi irriconoscibile e sembrava fosse come intimorita dalla tracciatura della pista, non riuscendo ad incidere come lei ha sempre dimostrato di saper fare. In più davanti si è trovata almeno tre ragazze che hanno fatto qualcosa di incredibile. Maze, Fenninger, Gut: questo è il tris d’assi capaci di rendere vero l’irreale. La svizzera, terza all’arrivo, ha compiuto una gara pressoché perfetta, sbagliando pochissimo e riuscendo a tenere delle linee difficili ma buonissime. La sua sfortuna è stata trovare davanti a sé due marziane. Sì, perché Anna Fenninger e Tina Maze sono state semplicemente strepitose: hanno sciato in modo divino e hanno fatto sì che la gente si emozionasse per una semplice gara di sci. Hanno viaggiato, hanno danzato e hanno dipinto, mostrando a tutti che anche lo sport è un’arte. Hanno combattuto sul filo del rasoio e alla fine bravura e destino (2 i centesimi tra la prima e la seconda) hanno dato alla Maze quello che Anna, per soli tre centesimi, le aveva “rubato” in Super-G: la medaglia d’oro. Un podio di campionesse dentro e fuori le piste; tre ragazze caparbie, mai sazie – basti pensare che Tina ha 30 anni, e bastava vedere la faccia di Lara Gut quasi arrabbiata per non aver raggiunto il primo posto – e sempre pronte a emozionarsi ed emozionare.

podio uominiEmozioni, forti, che non sono mancate neppure sabato quando, sulla Birds of Prey, a darsi battaglia sono stati gli uomini. Una gara attesa, per certi versi attesissima, e che, nonostante le sorprese, non ha tradito le aspettative. Anzi, forse sono state proprio le sorprese a renderla ancor più speciale. Le previsioni davano Jansrud e il nostro Paris come super favoriti, ma il bello dello sci, e dello sport in generale, è che non sempre le previsioni vengono rispettate. Sulla temutissima pista americana, infatti, a imporsi sono stati tre atleti che è vero che hanno alle spalle vittorie in Coppa del Mondo, ma che in pochi avrebbero messo su un podio ideale. Due svizzeri e un americano, o meglio Svizzera-America-Svizzera, neanche fosse stato un gioco. A conquistare la medaglia d’oro è stato Patrick Kueng, capace come nessuno di affrontare le insidiose curve del tracciato senza esitazioni, approfittando della serata storta dei super favoriti ma anche mostrandosi incredibile nella raffinatezza della prova. E dire che sarebbe potuta essere doppietta svizzera se non fosse che, galvanizzato dal clima di casa, Trevis Ganong ha deciso di correre quei pochi minuti di discesa praticamente alla perfezione, senza timore e senza freni, andandosi a piazzare al secondo posto proprio davanti all’altro svizzero, Beat Feuz, anche lui, in ogni caso, autore di una gara d’altri tempi. Un podio strano, in una gara strana, ma avvincente.

podio supercombAspettative non corrisposte nella libera maschile, quindi, cosa che invece non è avvenuta per  la supercombinata femminile, dove a trionfare, oltre all’Austria sempre più padrona di questi Mondiali e capace di piazzare due sue atlete nelle prime tre posizioni, è ancora una volta Tina Maze. La slovena aumenta il suo bottino di medaglie mondiali a 9, e questo ha dell’incredibile e dimostra la costanza di un’atleta che, per la sua polivalenza, è quasi unica non solo tra le donne ma anche tra gli uomini. La prima medaglia mondiale è un argento, ed è arrivata nel 2009, in Val d’Isére e in slalom gigante. Da li in poi sempre almeno un oro, e medaglie che spaziano appunto dallo slalom gigante (oro nel 2011 e argento nel 2013) alla discesa libera, senza dimenticarsi il supergigante e la supercombinata, per un totale di 4 ori e 5 argenti. In una parola: mostruosa. Tra gli uomini invece il vincitore, Marcel Hirscher, ha da ringraziare molto la sua prestazione in discesa libera. L’ultimo posto della prima prova infatti gli ha permesso di partire per primo in slalom (dove lui è molto forte) approfittando di una pista pressoché perfetta, con pochissimi segni e dove ha saputo scatenare tutta la sua bravura nei pali stretti. Alle sue spalle finalmente Jansrud, alla prima medaglia mondiale, e un Ted Ligety capace come sempre di mostrarsi vivo quando tutti lo danno per finito.

Quattro giorni mondiali. Quattro giorni di emozioni e di adrenalina alle stelle, che sicuramente non saranno dimenticati facilmente non solo dagli atleti stessi ma anche dai tifosi che hanno provato la sensazioni di vivere un qualcosa di “Molto forte, Incredibilmente vicino”.

Studia Sustainable Energy, nel tempo libero prova a scrivere e fare foto per raccontare la vita di tutti i giorni www.gigibotte.com

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