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Chissà la faccia che avrà fatto Josh Childress quando ha visto di nuovo Vassilis Spanoulis alzare insieme la coppa di campione d’Europa per club e il trofeo di MVP delle Final Four di Eurolega. Probabilmente il giocatore ex Brooklyn, ora senza squadra, non avrà nemmeno dato uno sguardo alla gara di Londra, troppo grande l’amarezza di aver fatto una sciocchezza due anni fa e poi già lo scorso anno aveva sofferto abbastanza. La pazzesca rimonta con cui l’Olympiakos aveva battuto lo schiacciasassi Cska Mosca dei vari Kirilenko, Teodosic e Siskauskas la scorsa stagione non era stato un caso, e gli uomini di Bartzokas si sono ripetuti quest’anno a Londra spazzando via il super-favorito Real Madrid di Pablo Laso.josh-childress-olympiakos-final

Ma in fondo non c’è da sorprendersi, le Final Four di Eurolega sono così, sono un momento in cui non conta qual’è la squadra più forte ma quella più in forma, con più grinta e più cuore. Puoi arrivare lì dopo aver spazzato via in modo perentorio tutti gli avversari durante l’estenuante percorso fatto di gironi della Regular Season, Top 16 e quarti di finale (come fatto dal Real Madrid e il Cska), ma se poi sbagli anche solo un quarto hai perso, sei a casa e tutto è da rifare. Energie, ed emozioni, fisiche e mentali che in poche partite possono compromettere, o rilanciare, una stagione (vedere Cantù e Siena in Italia per credere).

E la favola Olympiakos, con annessa la sciagurata scelta di Josh, inizia proprio qui dalle Final Four delle stagione 2009-2010 dove i greci si presentato in finale con una squadra costruita a suon di soldi in estate dove spiccano la stella di Childress, strappato all’NBA, e di Teodosic. In finale ad attenderli c’è però il Barcellona di un emergente playmaker tascabile che qualche anno dopo illuminerà il campo di Minnesota e soprattutto del re dell’Eurolega per eccellenza al secolo Juan Carlos “La Bomba” Navarro. Risultato 88-68 per i catalani e greci devastati nel morale oltre che sul campo.

EuroF412georgios-printezis-last-basket-olympiacosI due anni successivi sono gli anni della diaspora, nel senso che tutti i big partono (Josh torna in America per farla da padrone..) per la crisi economica greca che sconvolge profondamente anche il basket. Ma tra la crisi strutturale e la confusione per le partenze ecco che la luce viene riaccesa dall’arrivo di quello che è a tutti gli effetti il messia del basket greco ovvero quel Vassilis Spanoulis che, dopo aver tentato fortune americane in quel di Houston, ha fatto uno dei più grandi sgarbi nella storia sportiva greca passando dal Pana all’Olympiakos (un po’ come se De Rossi passasse alla Lazio). In più in panchina viene chiamato il santone Ivkovic, coach dell’ultima Eurolega biancorossa (datata 1997), con lo scopo di iniziare un progetto con una squadra imbottita di giovani di belle speranze (Papanikolau) e qualche americano strappato alla Legadue italiana (Hines). Ma quello che doveva essere un progetto diventa un miracolo perché oltre al campionato greco, conquistato al meglio delle 5 contro i rivali storici del Pana, si aggiunge la vittoria dell’Eurolega in quel di Istanbul conquistata all’ultimo secondo con un lob di Printzesis su assist di Spanoulis dopo essere stati sotto anche di 20 punti conto l’armata rossa del Cska Mosca.

Ed il 2012-2013 è, se possibile, ancora più luminoso per i biancorossi di Atene perché il gruppo, sempre più amalgamato, riesce a sopperire alla partenza di Ivkovic, e arriva alle Final Foru londinesi sfavorito sulla carta ma in una condizione fisica eccellente. In semifinale l’Olympiakos diventa ufficialmente la “bestia nera” del Cska, annichilendo gli uomini di Messina. Nella finalissima risponde al parziale di +17 con cui un Real Madrid in stile NBA, guidato da Rudy Fernandez, stava cercando di scappare via e guidata da Law stravince 100-88. Spanoulis stavolta si mette in proprio e con 22 punti nel solo secondo tempo si aggiudica il premio di MVP delle Final Four.vassilis-spanoulis-olympiacos

Insomma quella dei greci è la storia di un gruppo eccezionale guidata dal giocatore greco probabilmente più forte di sempre che parte sempre battuto nelle gare che contano trova nei suoi uomini la forza di andare fino in fondo con cuore e grinta. Poteva essere anche la storia di Childress, ma i soldi americani spesso attirano di più di qualsiasi altra emozione.

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«Le cose non succedono, le cose vengono fatte succedere» (JFK). «Ci sono due modi per tornare dalla battaglia: con la testa del nemico o senza la propria» (PDC).

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