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In the pic: galliani

Pubblichiamo la lettera che ci ha inviato nel weekend un nostro lettore di fede rossonera. La testimonianza di come molti tifosi del Milan si sentono oggi.

kondogbia lapresseScrivo al termine di uno dei weekend più bui degli ultimi 9 anni di Milan (vorrei dire che mi sento peggio che dopo Istanbul, ma non mi sembra giusto). Scrivo anche se so che quello che dirò non è niente di nuovo, niente di originale o sconosciuto a qualcuno, ma voglio semplicemente mettere a fuoco cosa sta succedendo al cuore ormai pluri-infartuato di un tifoso milanista. La premessa è necessaria: ripercorrere rapidamente quello che sono stati gli ultimi anni per capire meglio l’entità del crimine sportivo che si è compiuto oggi.

Nel 2011 festeggiavo nel delirio di piazza del Duomo il diciottesimo scudetto dei ragazzi dopo aver assistito poco tempo prima al derby più esaltante degli ultimi anni, la vittoria per 3 a 0 con l’Inter del “siamo campioni di tutto”. Gioia e passione profonda, godimento puro. L’anno dopo vedo nascere la Juve di Conte, ma il Milan rimane qualitativamente la squadra più forte: c’è il gol di Muntari e tutto il resto. Nei 3 anni successivi sono costretto a vivere, inizialmente con pazienza e poi con insofferenza sempre più spinta, lo smantellamento della squadra, l’abbassamento vertiginoso dell’asticella degli obiettivi, la comparsa tra i titolari di nomi impensabili (nel senso che il sistema mentale si rifiuta proprio di considerarli reali) per chi ha visto Rui Costa e Rivaldo fare panchina. Succede, lentamente ma inesorabilmente, che l’amore passionale per i colori rossoneri, immutato in 19 anni di vita, si affievolisce sempre più.

inzaghi lapresseLa speranza che tutto questo delirio, questo incubo fatto di Traorè e Constant, a un certo punto finisca, diventi solo un brutto sogno. Il sarcasmo, il cinismo, la rabbia e alla fine l’indifferenza più totale mi portano a guardare tutto il girone di ritorno del Milan di Inzaghi tifando per lo psicodramma, per la sconfitta 5-0 con l’Atalanta, per l’umiliazione incondizionata. Non si può giocare con Bonera, Poli, Van Ginkel, Honda, Bocchetti, Essien, Abate e Pazzini. È un insulto alla nostra storia, è ingiusto, è frustrante. Il recente passato dei Maldini, Sheva e Kakà sembra lontano, come un racconto della mitologia greca. L’unica cosa che ancora mi consola, anche se mi sembra veramente una miseria, è vedere che i cugini sono messi come noi, fuori da tutto, derisi da tutti.

Poi, all’improvviso, senza avvisaglie, cominciano a piovere milioni dal cielo. Almeno così pare. Questo Mister Bee ci riveste d’oro, la Doyen è una mano neppure tanto occulta presente ovunque, totalmente al nostro servizio. Può ottenere tutto ciò che vuole, quando vuole. Siamo improvvisamente la squadra più ricca dell’Universo. Nella mia testa, almeno, è così ed è così nella testa di tutti i milanisti che ho intorno. Puntiamo Jackson Martinez. Se, vabbè, dai. L’abbiamo preso. No, non è vero. Sì, è nostro! Abbiamo speso 35 milioni come se fossero bronzini. Ricordo distintamente il momento in cui mi è esploso il cuore per l’euforia settimana scorsa. E lunedì, con Kondogbia già nostro, la maxi offerta per Arda Turan, poi Hummels. Ma stavolta non è un sogno. Non so cosa stia succedendo, ma sta succedendo. È come aver mostrato la tavola imbandita di un ristorante a cinque stelle a un senzatetto, dicendogli: «Tra cinque minuti ti faccio entrare e puoi mangiare tutto quello che vuoi, offre la casa».

jackson martinez reutersUn cuore e una testa non più abituate a niente di tutto ciò allontanano il pensiero che possa essere tutto un’illusione. L’unica cosa che mi si inchioda nella testa è “tra due anni triplete e poi gloria eterna”. Ci credo davvero. Poi Ibra rinnova col PSG. Capita. È vecchio e prenderemo sicuramente qualcun altro. Si fanno mille nomi e oggi o domani arriva Kondogbia.

Non voglio descrivere nel dettaglio gli ultimi due giorni perché potrei scriverci un libro. Dico solo che ho un esame mercoledì e devo studiare tutto il giorno. I pochi momenti liberi li ho dedicati tutti ESCLUSIVAMENTE a seguire ogni particolare di questa assurda trattativa, totalmente calamitato dalla lotta che avrebbe potuto rendere realtà il sogno o smascherare la terribile illusione. Avrò scritto un centinaio di tweet, seguito ogni mossa di Galliani e Ausilio col cuore in mano. Ogni cena, ogni viaggio, ogni maledetto ribaltone. E ha un certo punto ho capito dove si stava andando.

E lì non ci ho visto più. Lì ho perso la testa. E adesso che scrivo ho come una sensazione di irrealtà. Non è giusto, non può essere permesso che accada anche questo. È troppo, è veramente oltre ogni possibile limite di sopportazione. Così, così mi sento. Tradito, umiliato, deriso. Lo so che è il calcio, che è un gioco e tutto il resto. Che Kondogbia non è CR7. Ma una cosa così ha l’effetto di una martellata nel cranio. Guardare oltre è faticosissimo. L’impotenza di essere in mano a una società che ti delude continuamente, inesorabilmente, puntualmente. E questa volta anche crudelmente. Spero solo che Imbula resti a casa sua. L’idea di Bertolacci mi mette i brividi. Arrivederci, torno a studiare.

Mauro Capetti

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Un altro modo di raccontare lo sport.

2 Commenti a “Lettera di un milanista inferocito

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