delusione Spagna reuters

formazione Spagna vs Cile ansaIl primo botto del Mondiale arriva dal Maracanà dove la Spagna, campione di tutto e di tutti, crolla per la seconda volta consecutiva nel suo girone e dice addio alla possibilità di un clamoroso quarto trionfo in 6 anni. Troppo più in forma atleticamente il Cile: imprendibile Sanchez con la sua rapidità, asfissiante il pressing di Vidal e sublime la capacità di Edu Vargas di andare nello spazio, insomma tutti elementi che hanno fatto saltare il banco, umiliando una Roja stanca e troppo spossata dalla stagione appena conclusa.

Già, la stagione appena conclusa. Mai come quest’anno il calcio iberico aveva dato tante risposte a Del Bosque; una su tutte: la crisi del Barcellona e del tiki taka alla catalana. I blaugrana versione 2013-2014, affondati malamente sia in Champions che nella Liga dal brillante Atletico di Simeone, hanno mostrato al mondo intero di essere arrivati al capolinea, portando alla rottamazione il loro modo di giocare che aveva segnato gli ultimi anni della storia del calcio. Dall’altra parte proprio i colchoneros dimostravano all’Europa come una squadra ben preparata a livello fisico, fatta non di “nomi” di spicco ma di giocatori presi nel loro miglior momento di forma e ben amalgamati assieme, potesse competere per traguardi di primo livello. Ecco, Del Bosque doveva decidere se fidarsi e confermare il “suo” gruppo campione in Sudafrica o se dar credito alle tante note positive giunte dai vari campionati europei. L’ex tecnico del Real non ha voluto rischiare, confermando 18 (!!!) dei 23 che avevano vinto quattro anni fa a Johannesburg contro l’Olanda, arrischiandosi solo nella scelta Diego Costa. Sono ben 10 i giocatori della Spagna che hanno partecipato a tutti i trionfi delle Furie Rosse, dal 2008 con Aragones fino all’eliminazione di ieri con il Cile.

Spagna sotto ansaRicambio generazionale si legge sui giornali, personalmente non ritengo la rosa della Spagna vecchia: il pacchetto difensivo (Azpilicueta, Jordi Alba, Sergio Ramos e Piquè) ha una media di 26 anni; Busquets, Silva e Fabregas possono tranquillamente giocare ad altissimi livelli per altri 7/8 anni, e lo stesso vale per Diego Costa e Pedro davanti. Credo che il vero problema di questa Spagna, versione Brasile 2014, sia stata proprio l’incapacità di saper leggere i segnali dell’annata pre-Mondiale, adagiandosi troppo sugli allori dei due trofei internazionali vinti con Real Madrid e Siviglia.

Reparto per reparto Del Bosque ha riposto eccessiva fiducia, e garanzie di successo, in uomini non a posto fisicamente e mentalmente. Partiamo dal portiere: Casillas ha subito un’involuzione mostruosa da quando è stato messo in discussione da Mourinho; già la finale di Champions aveva dimostrato il non brillante stato di forma dell’estremo difensore del Real, confermato dai grossolani errori con Olanda e Cile. Forse un De Gea, che non veniva certamente dalla sua stagione migliore, avrebbe potuto dare di più. Per quello che riguarda la difesa si è assistito ad una sagra dell’orrore da parte di quella che era etichettata come la coppia centrale più forte del Mondiale: Piquè-Sergio Ramos. Il madridista soprattutto è parso appagato dalle vittorie con il club e lo stato di forma pazzesco del mese di maggio ha lasciato spazio a continue amnesie e marcature approssimative condivise con il compagno blaugrana. Ecco che uno Javi Martinez, schierato centrale spesso e volentieri da Guardiola e desideroso di trovare la sua dimensione anche in nazionale, avrebbe potuto limitare Robben e Van Persie nel terribile esordio. Senza parlare della mancata convocazione di un Carvajal in rampa di lancio con Ancellotti e dello scarso utilizzo di Juanfran. A centrocampo Del Bosque ha come alibi il fatto che l’infortunio di Thiago Alcantara lo ha “obbligato” a sobbarcare di lavoro il vecchio Xavi, ma anche qui i quesiti restano: perché non portarsi, almeno come riserva, un Borja Valero in stato di grazia? E perché non dare spazio al blocco Atletico (Koke, ma anche Mario Suarez o Luis Garcia) o ad un Jesus Navas in grado di creare superiorità con la sua velocità? In attacco invece ai più risulta inspiegabile l’accanirsi su Fernando Torres, lontanissimo parente dell’attaccante che faceva faville nel 2008 e nei tempi di Liverpool, ignorando un Llorente che poteva garantire, alternandosi con il titolare Diego Costa (comunque in precarie condizioni), differenti opzioni offensive.

Grafico convocazioni Spagna dal 2008 EUROSPORT

Se è vero che è facile criticare le Furie Rosse dopo una cocente eliminazione, dall’altra parte l’impressione è quella che la Spagna più che ripartire abbia solo bisogno di guardarsi attentamente intorno. Una nuova Roja, visto il trionfo dell’Under 21 dei vari Morata e Muniain nel 2013, è pronta a rinascere e ad essere fin da subito competitiva.

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«Le cose non succedono, le cose vengono fatte succedere» (JFK). «Ci sono due modi per tornare dalla battaglia: con la testa del nemico o senza la propria» (PDC).

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