ultras milano

olimpia rosaStrano. Non credo esista un altro termine per definire il rapporto che esiste tra la tifoseria di Milano e gli Ultras della stessa. Forse sarebbe meglio “conflittuale”, in effetti. L’ultimo esempio è di poco tempo fa, in seguito alla contestazione post-Coppa Italia sfociata nella serie di Daspo notificati dalla Questura di Milano a quarantanove rappresentanti della Curva che bloccarono un allenamento della squadra, pretendendo un incontro con giocatori e staff tecnico. Su internet l’altra parte del tifo, non legato ai gruppi Ultras, si è fatto sentire, dimostrandosi fortemente contrario a questo fatto, in considerazione della stagione fin qui ottima della squadra: prima in campionato e in corsa per passare al terzo turno di Eurolega. In tutta risposta la Curva ha dichiarato uno sciopero del tifo, tanto che a Desio, in occasione della partita (vinta tra l’altro), il pubblico si è fatto sentire per incitare i giocatori anche senza la spinta della curva, rimasta praticamente in silenzio per tutta la partita e in polemica per degli striscioni che sarebbero stati strappati prima dell’inizio del match dalla polizia, perché ritenuti offensivi e passibili di denuncia. Non una situazione simpatica, resa paradossale dai risultati e dal comportamento, magnifico, tenuto dalla curva la scorsa stagione, in cui continuavano a sostenere ed incoraggiare una squadra francamente indifendibile per l’atteggiamento svogliato e arrogante, secondo molti in conflitto con coach Scariolo, con cui scendeva in campo, mentre invece il resto del palazzetto fischiava. Ma se pensate che sia una novità questa spaccatura ultras-spettatori, vi sbagliate.

bucchiHo avuto la fortuna di esser stato un abbonato all’Olimpia Milano per le quattro stagioni, non fortunatissime, successive alla finale scudetto persa contro Bologna e di queste scene ne ho viste a migliaia. La curva diceva una cosa e il pubblico andava in senso opposto, una situazione surreale. Le ultime due stagioni con in panchina Piero Bucchi sono state l’apice di questa Guerra Fredda: tutta la partita era un continuo ping pong d’insulti tra pubblico e curva, riassumibile in questi passaggi: coro per Bucchi della curva, fischi del palazzetto, insulti della curva al palazzetto (che variavano dal “Siete un pubblico di m…. al “se volete fare a botte siamo qua”). Ma se questa era la normalità, il punto più basso è stato però un altro. In un momento di silenzio, uno del pubblico (dalla voce incredibilmente alta, va detto) ha urlato “Noi vogliamo uno che allena!” scatenando un’ovazione del pubblico. Un gruppo di ultras, una volta individuato il colpevole, per così dire, si è diretta contro questo, bloccati però dai poliziotti sugli spalti mentre vomitavano insulti verso il contestatore non allineato. Visto con i miei occhi sia chiaro, nulla d’inventato o di seconda mano. Altro accadimento vergognoso, questo invece riportato da molti siti d’informazione, è stato l’agguato di un gruppo, poi autodefinitosi i “Bucchi-Boys”, ad alcuni ragazzi che uscivano dal Forum di Assago dopo la partita.

tifosiQuesti episodi danno l’idea di qual’è il clima tra pubblico e curva a Milano. Ma perché succede questo? Il cardine di questa guerra è la mal sopportazione dell’uno verso l’altro: gli ultras e parte dei tifosi storici, quelli che “siamo sempre qui noi”, vedono male i “nuovi arrivi”, accusandoli di esser saliti sul carro dei vincitori, visto anche il concomitante momento di crisi del calcio milanese che ha influito sulle presenze al Forum di quest’anno, aumentandole in maniera non indifferente; dall’altra parte il pubblico pretende, a ragione, di poter dare la propria opinione sulla squadra, anche se non sono degli habitué del basket nostrano, ma più che altro dei tifosi occasionali o dei nuovi appassionati che si stanno ancora acclimatando. Ma questo discorso vale solo se si considera questa stagione e non le ultime 5-6 annate, in cui si ha comunque avuto un rapporto conflittuale. Le ragioni forse sono sociologiche: la curva, storicamente ed in tutti gli sport, rappresenta la parte di popolazione del ceto operaio, quella dei “colletti blu” diciamo, mentre il resto del pubblico è rappresentato, solitamente, come la fascia medio-alta della cittadinanza milanese, la fascia dei “colletti bianchi” diciamo (geniale la battuta della pagina Facebook “La Giornata Tipo” al riguardo: fanno più casino 12 milanesi al sushi bar che 12.000 al Forum). Non so se si può ridurre ad una rivalità classista, scusate il termine luogo-comunista, questa situazione; certo è che, nella stagione in cui sembra che Milano possa rompere quel digiuno di trofei che va avanti da ormai 18 anni, serve un tifo unito. In caso contrario temo che l’agognato scudetto possa migrare verso i lidi sardi.

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