vladimir petkovic lazio

In molti hanno speso fiumi di parole per elogiare il cammino della Lazio fin qui, una squadra che, guardando la rosa, ha superato le attese e le previsioni. E il merito di questi successi è giustamente assegnato all’unica novità di quest’anno: Vladimir “Vlado” Petkovic. Su quest’allenatore svizzero di origine croata, le opinioni ormai si sprecano, poiché giustamente è uno dei fenomeni del momento del nostro campionato, eppure in pochi si soffermano su quali siano i veri meriti e soprattutto su chi sia questo pacato tecnico che si è guadagnato il soprannome di “Maestro”.

FBL-EUR-C1-BERNE-PETKOVICDopo una carriera da centrocampista dotato di buona tecnica, vissuta tutta sui campi elvetici (dopo i primi anni bosniaci), quindi lontano da palcoscenici importanti e riflettori, inizia la sua carriera di allenatore mentre è ancora giocatore nelle file del Bellinzona, che militava in Prima Lega (la nostra Prima Divisione), nella stagione ’97-’98. L’anno successivo, sempre nelle vesti  di allenatore-giocatore, prende la guida del Malcantone Agno, squadra di Seconda Lega che riuscirà, appesi gli scarpini al chiodo, a portare fino alla Challenge League, la serie cadetta svizzera, nel 2003. Dopo la breve parentesi alla guida dell’AC Lugano, nato dalla fusione tra il Malcantone e i resti del FC Lugano, il coach croato ritorna al Bellinzona con cui riesce ad ottenere la promozione nella massima serie elvetica. Siamo ormai nel 2008, e lo Young Boys di Berna, una grande del calcio svizzero, decide di affidarsi a Vlado, e in tre anni la squadra sfiora il titolo svizzero e arriva ai preliminari di Champions, dove è eliminata dal Tottenham. Al termine della terza stagione la dirigenza decide un cambio di rotta, e Petkovic emigra in Turchia, al Samsunspor, dove resiste solo alcuni mesi. Viene allora ingaggiato alla corte di Constantin al Sion. Infine, quest’estate compare Lotito che gli offre un contratto biennale sulla panchina della Lazio, lasciando un po’ tutti perplessi di fronte a questo signor nessuno che non sembra avere i numeri per il nostro campionato.

Ed ecco che invece ci ritroviamo con i biancocelesti in finale di Coppa Italia, con un piede nei quarti di Europa League e in piena corsa per il terzo posto, essendo stata per un periodo anche la cosiddetta “anti-Juve”. E tutto questo con una rosa sicuramente buona, ma non di altissimo livello, il tutto quindi è frutto dell’opera del “Maestro”, che senza attirare l’attenzione e senza dichiarazioni a effetto, si è concentrato su tre semplici punti.

vladimir petkovic lazioPer prima cosa, la capacità di gestire le forze psico-fisiche, con un ricambio continuo di giocatori dando fondo a tutta la panchina, in cui anche i titolari inamovibili trovano momenti per riprendere fiato, il che favorisce la condizione atletica dell’intera squadra, che è protagonista di ottime prestazioni fisiche. A ciò si uniscono un ordine e una duttilità tattica nuova, che hanno reso la formazione più capace di adattarsi all’avversario che affronta. Questo ha portato significativi vantaggi in fase offensiva, dove i biancocelesti riescono a trovare la rete sfruttando tutte le situazioni e con tutti i giocatori, e anche dei miglioramenti in fase difensiva, più precisa e capace di soffrire senza scomporsi. Infine, una rinnovata mentalità vincente unita a un maggior cinismo che caratterizzano la formazione, capace di fare risultato anche in campi o situazioni difficili, capitalizzando al massimo le occasioni che si presentano (come la sfida in casa del Mönchengladbach o il doppio confronto con la Juventus in Coppa Italia).

Questi progressi importanti trovano qualche ostacolo nella mancanza di costanza, necessaria alle grandi squadre, che in diverse occasioni, e specialmente nell’ultimo periodo, ha caratterizzato il cammino delle aquile. Da qui la necessità di migliorare la rosa con qualche rinforzo di alto livello, per ridurre il gap da altre formazioni meglio attrezzate. Resta che al momento, Petkovic, con i suoi modi tranquilli, da seconda pagina, si gode i risultati e non vuole di certo fermarsi qui, puntando con decisione a due trofei e a un terzo posto. La strada da fare è parecchia ma, se continuerà così, il Maestro si sarà guadagnato con merito la prima pagina.

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