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STORIE DEL NOSTRO CALCIO – 1a puntata

A Giovanni

Nel lontano 1910 veniva fondato, nella principale città industriale della “pruincia da Vares”, il Varese Football Club, che sin da subito prese parte a diverse edizioni del massimo campionato. Qualche anno dopo però, più precisamente il 22 giugno del 1922 (giorno sciagurato!),  a causa del compromesso Colombo (un lodo arbitrale che ricongiunse lo scisso mondo del calcio italiano) gli allora biancoviola furono retrocessi in seconda divisione.

Dopo un periodo, che durò circa mezzo secolo, in cui le pantere si accontentarono di vantare nomi importanti all’interno della propria rosa, Meazza e Ossola su tutti, si arrivò ad una altra svolta.

All’inizio degli anni sessanta grazie alla ventata d’aria fresca portata da “mister ignis” (veniva cosi chiamato l’allora presidente Giovanni Borghi) il club centrò alcune promozioni in massima divisione, tra le quali quella storica (la prima) del 1963-’64, senza tuttavia mai perdere la propria caratteristica di “talent scout” (per usare un termine a tutti noi oggi familiare). Dal borgo lombardo transitarono infatti in quegli anni calciatori ben noti come Bettega, Gentile e Marini.

Dopo questo breve apprendistato per tornare “grande” l’allora denominato Varese Calcio abbandonò i vertici del nostro calcio e stazionò costantemente tra la C1 e la C2.

Nel 2004 venne toccato il fondo, la società fallì e venne così costretta in Eccellenza.

Ma fu proprio allora che i sogni di una città si incontrarono con le ambizioni di un uomo, e nel 2008 l’Associazione Sportiva Varese venne acquistata dall’imprenditore lombardo Antonio Rosati che nel giro di tre anni riportò i biancorossi dalla Lega Pro seconda divisione  al campionato cadetto.

L’annata 2010-2011 sembrava quella giusta per tornare grandi: i ragazzi di Sannino dopo un campionato strepitoso si presentarono ai play-off per la promozione in serie A vantando la miglior difesa del campionato e potendo contare sulla oramai triennale certezza dell’inespugnabilità del Franco Ossola. Ma il trono di un faraone non è facile da usurpare e fu così che nello scontro col Padova, dopo la sconfitta in terra veneta all’andata, a Camisa e compagni non bastò  il rocambolesco e spettacolare 3-3 casalingo nella gara di ritorno.

La tradizione non è però venuta meno, e il colpo dell’estate per quel che riguarda la serie B-win lo ha messo a segno il Torino, altra grande scontenta, acquistando proprio dai biancorossi Osarimen Ebagua. Contemporaneamente Mister Sannino è stato chiamato a recitare su palcoscenici che più gli rendono giustizia, e la pièce bianconera che gli è stata affidata si sta sin qui rivelando una delle più gradevoli del nostro massimo campionato. L’ingrato compito di sostituire il tecnico di Ottaviano venne affidato al “Benny” Benito Carbone, ma a volte avere un gran dribbling che disorienta tutti gli avversari non basta per dribblare tutti i problemi a cui deve far fronte un allenatore inesperto che non riesce a imporre il proprio gioco a una squadra i cui tifosi sono diventati ormai raffinati. Così il primo ottobre di quest’anno, dopo aver collezionato solamente sei punti in sette partite ed aver realizzato la miseria di due sole reti, Carbone è stato esonerato.

A far da timoniere alla nave di Di Luca e compagni arenata nei pressi dell’isola di Virginio è stato chiamato il marinaio Rolando Maran, lui che di miracoli se ne intende avendo fatto parte dell’equipaggio del Chievo che dalla riva del lago di Garda salpò e prese poi il largo tra i grandi. Tra i mozzi biancorossi e il nuovo capitan Uncino è scoppiato subito l’amore e il tabellino di marcia fa paura. Se il campionato fosse iniziato all’ottava giornata il Varese sarebbe secondo con un solo punto di ritardo nei confronti delle grandi decadute Torino e Reggina e alla sorpresa Pescara del senator Zeman. Sedici punti in otto partite, cinque vittorie  un pareggio e due sconfitte, diciassette reti realizzate e anche un bel sassolino tolto dalla scarpa (quel 3-0 al Padova che sa tanto di rivincita…).

Il tempo perso non è troppo, e sono convinto che avanti di questo passo «il nostro VA» a fine stagione sarà pronto per riprendersi dopo più di trentacinque anni quel posto tra le “grandi” del nostro calcio che nel cuore di tanti appassionati non ha mai perso.


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