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unnamedCortina d’Ampezzo – È successo ancora. E forse, come accade di anno in anno, questa volta è stata meglio dell’anno scorso. È successo per il decimo anno di fila che Cortina d’Ampezzo si è ripresa il suo ruolo: quello di capitale dolomitica per eccellenza. Quel ruolo che ha riportato al centro dell’attenzione le montagne; quelle montagne che proprio di Cortina ne sono la cornice più bella. E anche quest’anno la The North Face ® Lavaredo Ultra Trail, e le altre due gare ad essa collegate, sono state lo strumento che ha permesso che ciò accadesse. In tutto ciò i circa 3400 atleti che hanno invaso la piccola cittadina ampezzana non sono stati altro che gli attori protagonisti di una recita in cui tutti, dal primo all’ultimo, sono stati fondamentali per rendere questo weekend indimenticabile.

unnamed (1)I 119 km della Lavaredo Ultra Trail sono però ben più di una semplice corsa; e sebbene fin qua non è difficile arrivarci, insomma 119 km non sono proprio la distanza che le persone “normali” corrono, la questione non è così semplice come sembra. La Lavaredo Ultra Trail infatti è una sorta di metafora della vita. Lo è perché racchiude nella sua durata tutta la bellezza e la fatica tipiche della vita dell’uomo e tutto questo avviene “solo” in 119km, “solo” in un arco di tempo che va dalle 12 alle 30 ore. È impensabile capire cosa provano gli atleti che decidono di mettersi in gioco portando il proprio corpo al limite della sopportazione. Poi però succede che decidi di seguirli lungo tutto il percorso. E allora, guardando i loro occhi, si capisce cosa voglia dire per loro tutto ciò. La Lavaredo Ultra Trail è un insieme di gioia, felicità e allo stesso tempo di dolore, fatica e sofferenza. La partenza è fissata alle 23 da Corso Italia a Cortina, tutti gli atleti sono “costretti” a una notte in bianco tra le più belle montagne in Italia. Sono soli o, per meglio dire, possono contare sulle loro gambe e sui loro compagni, spesso appena conosciuti, di avventura. Però, allo stesso tempo, riescono ad accumulare forze ed energie dagli spettatori. Subito quei pochi intrepidi che sacrificano la loro notte per poter incitare ed accompagnare gli atleti, poi tutti quelli che lungo il percorso non fanno mancare mai la loro voce; dai fedelissimi, che seguono la gara dalla sua nascita, a coloro che semplicemente stavano passeggiando in montagna e che, probabilmente, non sapevano neanche dell’esistenza della LUT. E proprio gli spettatori fanno parte, in prima persona, di coloro che rendono la gara un’esperienza di vita.

unnamed (2)La  Lavaredo Ultra Trail infatti porta gli atleti a confrontarsi con difficoltà enormi. Quelle della salita, quando non riesci più ad andare avanti, ma anche quelle della discesa in cui la paura di cadere è tanta per arrivare alla gioia una volta tagliato il traguardo. La LUT è proprio questo: dal timore di non riuscire a superare un ostacolo, alla gioia di percorrere il rettilineo finale. Dalla passeggiata Montanelli, così chiamata in onore del grande giornalista italiano, alla Val Padeon, dalla fatica della salita in zona Misurina allo stupore nella vista delle Tre Cime di Lavaredo. E poco importa se il tempo, specialmente per i primi, fino alle Tre Cime non è stato benevolo, il panorama e il paesaggio erano comunque indimenticabili. E tra la salita di Gotres, passando per Ra Stua e la Val Travenanzes gli atleti hanno potuto sperimentare l’emozione di trovarsi di fronte ad alcuni dei panorami più belli del mondo. E, nonostante la fatica, molti atleti sono stai in grado di assaporare e gustare ciò che le Dolomiti offrono. Senza lamentarsi ma, allo stesso tempo, soffrendo in qualche caso. La grandezza della LUT sta, ancor prima che nella maestosità del percorso, nel fatto che gli atleti, affrontando il proprio corpo, si ritrovano a dover confrontarsi con la fatica più brutta che, come nella vita di tutti i giorni, sembra quasi invitare a mollare. E anche questo weekend di gare ha mostrato questo: la grandiosità che uno sport può mettere al servizio di tutti i giorni. Il tutto accompagnato ovviamente dal ticchettio delle racchette sul percorso e dal rumore del terreno sotto le suole delle scarpe e, infine, illuminato, nelle prime ore del mattino, dalla luce delle torce che ogni atleta portava con sé. E tutto ciò, luci a parte, è stato il motivo che ha legato ogni singola frazione della gara arrivando a portare gli atleti fino al traguardo in Corso Italia.

unnamed (3)Una gara unica, spettacolare nella sua capacità di unire la bellezza dei paesaggi dell’Ampezzo alla fatica, ma allo stesso tempo bellezza, del poter correre lungo un percorso così affascinante e impegnativo. La LUT, anche quest’anno, è stata un insieme di gioia e fatica che però ha portato sul podio dei ragazzi fenomenali: da Symonds Andy, britannico vincitore della 119 km, ad Andrea Huser, ovvero la prima donna arrivata al traguardo di una gara così dura. Passando da tutti gli altri, da Sebastjan Zarnik e Hillary Allen, vincitori della Cortina Trail, fino ad arrivare a tutti i quasi 3400 atleti che hanno reso un weekend indimenticabile. La Lavaredo Ultra Trail è stata tutto questo. Una gara che, oltre ai chilometri percorsi, ha permesso di sperimentare a migliaia di atleti e spettatori la vera grandezza della vita quotidiana, fatta di salite e asperità ma allo stesso tempo di discese e felicità.

Foto scattate da: Luigi Bottecchia – http://gigibotte.weebly.com/

Studia Sustainable Energy, nel tempo libero prova a scrivere e fare foto per raccontare la vita di tutti i giorni www.gigibotte.com

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