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IMG_2175Cortina d’Ampezzo – Arrivando venerdì pomeriggio nella valle ampezzana si poteva immediatamente notare come l’aria fosse completamente diversa da quella che si respira normalmente nella perla delle Dolomiti. Niente più gare a chi ha la macchina più grande o a chi veste l’ultima creazione dei più disparati stilisti, ma, finalmente, tanta gente che percorreva Corso Italia con la consapevolezza di essere in uno dei posti più belli del mondo, con delle montagne uniche e che, invece che indossare tacchi a spillo piuttosto che scarpe da lavoro, girava per il centro in infradito. Non si era di fronte ad un cambiamento radicale e perenne, ma tutto aveva comunque una motivazione ben precisa. Da lì a qualche ora infatti, sarebbe partita una delle gare di corsa in montagna più dure e affascinanti di tutta Italia: la The North Face ® Lavaredo Ultra Trail. Un evento unico, che ha portato più di 2000 atleti a percorrere 119 km con 5850 metri di dislivello positivo. 119 km di passione, tenacia e sofferenza; ma anche di festa, sorrisi e urla di gioia.

img01119 km iniziati la sera di venerdì, alle 23:00. Il centro di Cortina era, per l’occasione, illuminato a giorno e una folla incredibile accompagnava per i primi metri tutti quegli atleti che, muniti di zainetti speciali, racchette e torce frontali, si apprestavano a trascorrere una delle notti più lunghe, faticose ed emozionanti della loro vita. Il rettilineo di Corso Italia, poi, dopo i primi chilometri, la prima vera e dura salita per raggiungere l’imbocco della passeggiata Montanelli, un favoloso sentiero divenuto celebre perché tanto amato dal grande giornalista italiano. Sono passati solo pochi minuti quando i primi atleti si affacciano sulla salita e il gruppone, per quanto folto,  non è più compatto come in partenza. I volti sono concentrati, gli occhi, nonostante la stanchezza, si illuminano ogni qual volta scorgono intrepidi tifosi ai bordi della strada. Nell’aria fredda della notte si sentono poche parole, il suono predominante è lo scricchiolio del ghiaino sotto le suole delle scarpe, accanto a ciò inconfondibile è il ticchettio delle racchette sulla strada. Nonostante tutto però qualcuno ha anche la forza di parlare: alcuni atleti parlano tra di loro accordandosi sul passo da tenere, altri invece non risparmiano un “grazie” ai pochi, ma calorosi tifosi presenti a bordo strada. Sanno infatti che dopo questa salita difficilmente, punti di ristoro a parte, troveranno molta gente nella fase notturna della gara. Passano tutti gli atleti e con loro passa anche il calore di quei minuti, passa la luce calda e avvolgente delle torce frontali e il rumore dei passi lascia spazio al silenzio della notte. Dopo la passeggiata Montanelli, i 2000 runners continuano la loro avventura affrontando una delle valli più dure e affascinanti dell’intero Cadore: la Val Padeon. Il primo chilometro è un inferno, pendenze medie del 22% circa e massime che sfiorano il 25%. Un chilometro di passione, tenacia e sofferenza. Dopo l’inizio ammazza-gambe, la strada continua a salire con pendenze sempre impegnative ma decisamente più umane fino ad arrivare, dopo quasi 25 km e un dislivello in salita di circa 1100 metri, alla Forcella Son Forca. La lunga strada prosegue direzione Tre Cime di Lavaredo, e per alcuni lo spettacolo è davvero maestoso. I più fortunati infatti hanno la grazia di ammirare l’alba da sotto le Tre Cime e di poter distarsi un secondo dalle fatiche della gara contemplando un panorama mozzafiato.

IMG_2426Nel frattempo le ore passano e si fa mattina, questo evento è una festa e allora c’è modo di fare festa per tutti, o quasi. L’Ultra Trail è un qualcosa di veramente sfiancante, è lungo e per alcuni addirittura eterno, e siccome non tutti riescono o possono affrontarlo, quando sono le 8:00 di sabato ecco che dal centro di Cortina parte un nuovo gruppo di atleti. Sono tantissimi, anche loro più di mille, e si apprestano a vivere la loro giornata di gloria. Per loro il percorso è più breve ma non per questo meno impegnativo. Sono 47 km con un dislivello positivo di 2650 metri. E allora via anche loro, una nuova strada, una nuova avventura e tante tante salite da fare. Ma il bello di questo sport, il bello di questi eventi è che non si è mai soli, c’è sempre qualcuno con cui correre, c’è sempre una persona davanti che tira per non far fermare un suo “avversario”. C’è sempre qualcuno che  fa andare avanti l’amico quando la testa, spesso più volte che le gambe, inizia a remare contro. Perché è proprio la testa uno degli aspetti più strani e affascinanti di queste gare. Le gambe prima o poi cedono, si sfiancano e diventano pesantissime, ma se la testa è focalizzata sull’obiettivo e non pensa al dolore e alla fatica, allora non saranno più 119 o 47 km di sofferenza e basta, ma saranno chilometri sì di fatica, ma anche di passione, tenacia, gioia.  Se però la testa non lavora e rema contro, non c’è scampo. Tanti  i ritirati perché non ce la facevano più; tanti quelli, anche forti, che hanno dovuto arrendersi di fronte a queste montagne. Tanti anche che però sono riusciti ad andare avanti. I due gruppi di atleti si incontrano durante la Val Travenanzes, una lunghissima salita irta e interminabile che però non segna la fine della gara. Dopo di questa entrambi i gruppi dovranno affrontare la salita verso il passo Giau e, in seguito, due forcelle prima di raggiungere Croda da Lago e da lì iniziare la lunga e tecnicissima discesa fino a tornare in centro a Cortina.

IMG_2660Una volta arrivati la festa esplode senza contegno, l’emozione nelle facce degli atleti è veramente tangibile, la si nota negli occhi lucidi per il sudore ma anche per la gioia. La si vede nelle braccia con la pelle d’oca e nelle gambe che, improvvisamente, trovano le ultime forze per poter scattare negli ultimi metri verso il traguardo. Traguardo a cui non importa arrivarci da primi o da ultimi, perché in gare come queste la vera vittoria è arrivare. Vincono tutti, vince l’ultimo che ci ha impiegato 30 ore per fare 119 km o il primo che ci ha messo meno della metà. È una festa grande perché ogni atleta ha vinto la sua sfida personale, ogni atleta che taglia il traguardo è riuscito a instaurare un legame con le montagne in modo da non farsi sconfiggere, e poi aiutato dalla testa, dai volontari, e spinto dai semplici tifosi, è riuscito a terminare quei 119 o 47 km di passione, tenacia e sofferenza.

IMG_2086Per onor di cronaca, The North Face ® Lavaredo Ultra Trail è stata vinta nettamente dal norvegese Didrik Hermansen col tempo record di 12h34’29’’ seguito dal francese Clavery (13h01’07’’) e dallo spagnolo Lopez Yeray (13h04’16’’). Tra gli italiani ottimi piazzamenti per Zanchi (8°), Rabensteiner (11°) e Molin (15°) . Tra le donne invece altro tempone e altro record per la francese Caroline Chaverot che in 13h40’34’’ non solo ha stravinto la sua categoria ma si è piazzata decima assoluta. Alle sue spalle la connazionale Mauclair seguita, al terzo posto, dalla brasiliana Fernanda Maciel. Per quanto riguarda invece la Cortina Trail, a trionfare tra gli uomini è stato l’italiano Davide Cheraz capace di correre i 47km in 4h 43’08’’ seguito da un altro italiano, Fantuz, e dallo sloveno Zarnik, mentre in campo femminile a vincere è stata la  britannica Kim Spence (5h42’33’’) che si è lasciata alle spalle la tedesca Erdmann e l’italiana Anna Biasin.

In tutto ciò poi giovedì mattina si è tenuta anche la prima edizione della Cortina Skyrace (20km), l’ennesima dimostrazione di come tutti possano trovare la loro dimensione e avere, chi più chi meno, il proprio momento di gloria e gioia. La gara è stata dominata sia in campo femminile che maschile da Cortina, con Manuel Speranza e Monica Gaspari sul gradino più alto del podio. Ma come detto, a vincere sono stati tutti quelli capaci di tagliare il traguardo: i 746 eroi della The North Face ® Lavaredo Ultra Trail e i 945 della Cortina Trail.

Foto scattate da: Luigi Bottecchia – http://gigibotte.weebly.com/

Studia Sustainable Energy, nel tempo libero prova a scrivere e fare foto per raccontare la vita di tutti i giorni www.gigibotte.com

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