Mario-Balotelli

L’ennesimo scandalo, l’ennesima multa, e altro pane di vita per i reporter inglesi e perfino per il nostro Cesare.

 

Un  21enne che passa una serata tra amici in uno strip club, e tutti quanti a giudicare come se ci si fosse dimenticati di quanto è bello essere giovani e ricchi, o come se questo fosse una colpa.

Tutti indignati, e le parole si sprecano, «è sempre lui», «deve darsi una regolata», e intanto SuperMario il giorno dopo scende in campo, segna e porta la sua squadra alla vittoria, porta avanti il sogno di un Manchester City che si rivede davanti ai cugini, ben più famosi, dello United.

 

Ma questo non fa audience, non fa scandalo, è molto più facile additare il gioiellino bresciano come uno “scapestrato”, uno da guarire, come se i reporter inglesi si fossero già dimenticati di un altro “cattivo” che negli anni ’60 faceva letteralmente impazzire Manchester e l’Inghilterra, e che adesso è ricordato come una leggenda del calcio e un simbolo di vanto per tutto il Regno Unito.

SuperMario come il quinto Beatles ama le donne, le macchine veloci e le notti brave, ma questo è solo una faccia della medaglia:  anche lui è infatti capace di infiammare milioni di tifosi che per 90 minuti cantano e gridano il suo nome, aspettano una sua invenzione, una sua magia, e quando questa arriva è la gioia.

 

L’ultimo mio pensiero va a Cesare Prandelli: speriamo che questo buonismo di cui ormai il calcio è impregnato non condizioni le scelte per l’Europeo, perché è molto più scandaloso perdere, sia pure in amichevole, con l’USA, che passare una notte brava prima di una partita se poi il risultato in campo è quello.

 

E allora come piace cantare ai supporter del City, e piace anche a me, sarà sì pure un “allergia da combattere, ma quando scende in campo è un dannato fuoriclasse”. E come ricordava la sigla di un vecchio ma caro programma sportivo: Tanto c’ha ragione chi fa gol. Io sto con Mario: vi prego, lasciatelo in pace.

 

 

 

Il coro dei tifosi del City dedicato a Mario

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