nibali

Può una corsa di un giorno valere quanto un anno intero? Può una vittoria ripagare le sconfitte di una stagione? Può un solo trofeo pesare più di una gara di tre settimane? No. In generale. Sì, se si tratta di una Classica Monumento, come il Giro di Lombardia. E se parliamo di Vincenzo Nibali.

vnPartiva come il favorito numero uno, come l’uomo da battere, pur non avendo ancora mai vinto una Classica: negli ultimi anni il messinese aveva dimostrato una certa simpatia e affinità per questo tipo di gare, come per la Milano-Sanremo, la Liegi-Bastogne-Liegi, la Milano-Torino e lo stesso Giro di Lombardia, provando sempre con qualche sortita a far saltare il banco dei grandi cacciatori di Classiche. Anche al Mondiale non è mai andato solo per fare presenza: quel fantastico quarto posto a Firenze due anni fa tuttavia non ha poi avuto un seguito né a Ponferrada l’anno scorso né quest’anno a Richmond, complici due tracciati ben poco selettivi per una competizione in cui c’è in gioco la maglia iridata. Ma quest’anno al Lombardia è stato diverso, quest’anno si è presentato al via da Bergamo un uomo diverso.

vincenzo nibaliAd un profano di questo sport, Nibali quest’anno è apparso senza dubbio come un fallito, uno che nel 2014 si è trovato sul tetto del mondo un po’ per caso e che quest’anno è ritornato nei ranghi che gli spettano: mesi e mesi di preparazione e di vita quasi monacale per affrontare al meglio un Tour de France al quale si è presentato poi fuori forma e con una squadra subito pronta ad abbandonarlo e metterlo in discussione al primo momento di difficoltà. Ci si aspettava quindi una rivincita convinta e furiosa sulle strade della Vuelta: ma anche qui l’avventura si è conclusa ancora prima di iniziare, con una squalifica forse più umiliante di quanto successo in Francia. Infine, un Mondiale nel quale il nostro Vincenzo poteva essere la mina vagante pronta a far saltare il gruppo, ma che in realtà è stata disinnescata senza troppe difficoltà da parte degli avversari. Fine. Quanti già pensavano che avrebbe fatto meglio a prendersi una pausa per dimenticare il prima possibile quest’annata e pensare già all’anno prossimo? Eppure Vincenzo è in queste difficoltà che ha dimostrato di essere il campione che realmente è. Ha dovuto rammentare alla sua squadra (in particolare a Vinokourov) che è uno dei soli sei ciclisti della storia ad aver vinto Giro, Tour e Vuelta? Ha dovuto richiamare alla memoria di tutti che l’Astana questo inverno rischiava di perdere la licenza World Tour e che solo una mediazione del campione italiano ha permesso al Team Kazako di ottenerla? Ha dovuto ricordare a tutti la magnifica impresa in solitaria a La Toussuire quest’anno, con la quale ha conquistato un quarto posto in classifica generale al Tour senza praticamente avere una squadra? Ha dovuto dare sfoggio della maglia tricolore vestita per il secondo anno consecutivo? Non mi sembra. Non è campione chi si appiglia disperatamente ad un ricordo del passato ma chi, da questo, prende la forza nel presente e la certezza per tornare a correre e rovesciare sulla strada la rabbia, la delusione e la sofferenza di un anno senza dubbio difficile. Ecco perché un esperto come Alejandro Valverde (numero uno del ranking mondiale dell’UCI per il secondo anno consecutivo e il quarto nella sua carriera), alla vigilia della “Classica delle foglie morte”, ha dichiarato che l’uomo da tenere sotto controllo sarebbe stato proprio Nibali. Perché nelle gare in preparazione del Giro di Lombardia, Vincenzo ha dimostrato di essere più forte dei pesanti colpi ricevuti negli ultimi 4 mesi: vittoria alla Coppa Bernocchi e alle Tre Valli Varesine, secondo posto alla Agostoni e terzo al Memorial Pantani.

vincenzoMa questo non basta, perchè al Giro di Lombardia ci sono grandi nomi: Daniel Martin (vincitore uscente), Alejandro Valverde, Philippe Gilbert, Michal Kwiatkowski, Rafal Majka, Thibaut Pinot, Tony Gallopin e Rui Costa. No, decisamente non basta. Ed è così che l’Astana, per la prima volta quest’anno, decide di dare a Nibali una corazzata d’assalto che, finalmente, si dimostra sempre fedele all’unico capitano: tra questi l’esperto Michele Scarponi, i fedelissimi Vanotti e Agnoli, il fresco vincitore della Milano-Torino Diego Rosa, e il bravissimo Mikel Landa. L’Astana esce subito allo scoperto: oggi si fa sul serio e oggi corriamo noi contro tutti. La fuga che va via ben presto viene tenuta perfettamente sotto controllo. Le condizioni atmosferiche migliorano e gli uomini di Nibali si consumano uno ad uno portando il loro capitano al sicuro fino al terribile Muro di Sormano. Qui, arriva la prima spallata. Alla Colma transitano in testa una decina di corridori e quasi tutti i grandi nomi della vigilia sono naufragati: solo Valverde e Pinot se la cavano bene, ma l’Astana ora fa davvero paura perché attorno a Nibali sono rimasti ben due uomini, quali Mikel Landa e Diego Rosa. Ed è proprio l’italiano ad impressionare sul Civiglio. Tutti sapevano che quella salita sarebbe stato il punto fondamentale: Landa si scosta all’inizio dell’ascesa e Rosa martella il gruppo con un ritmo strabiliante e una tattica devota al proprio capitano. Nibali scatta. Ripreso. Scatta Rosa e obbliga gli altri ad inseguire. Riscatta Nibali. Riallunga Rosa. Riprova Nibali. Vincenzo non sembra avere la gamba per fare la differenza, anzi sembra che Diego Rosa sia quello più in forma in salita. Forse potrebbe anche cercare l’impresa personale come pochi giorni prima è accaduto alla Milano-Torino, ma oggi si combatte per Vincenzo, e il siciliano ha ancora una cartuccia da sparare. Sulla discesa del Civiglio, lo Squalo scrive l’incipit dell’impresa. Se ne va via senza chiedere il permesso a nessuno e lasciando sul posto tutti. La sua è una discesa che mette i brividi in cui dimostra, ancora una volta, che su questo terreno è il numero uno al mondo. In fondo alla discesa sono poco più di dieci i secondi di vantaggio, che diventano 45 ai piedi dell’ultima asperità sul San Fermo della Battaglia. Diego Rosa è ancora insuperabile: nel gruppetto all’inseguimento, al posto di riposare recuperando le forze per giocarsi anche lui un piazzamento, è sempre davanti a rompere i cambi e il ritmo, perché in fuga c’è un Nibali che sta scrivendo un altro pezzo di storia. E’ dal 2008 che un italiano non vince una Classica Monumento, dopo quel fantastico bis di Damiano Cunego proprio al Lombardia. E questa volta ci siamo molto vicini. Ma uno scatenato Dani Moreno (Team Katusha), rinviene velocemente sulle rampe del San Fermo ed erode lentamente il vantaggio accumulato dal campione italiano: la pedalata si fa pesante, le gambe dure, la fatica è tanta. Qui decidi se entrare nella storia, ancora una volta. Vincenzo resiste col cuore, la testa e l’esperienza. E scollina con 12 secondi di vantaggio. E’ fatta. Ora solo discesa. La più bella della sua vita. Il viale di Como ha il sapore dolce di un sogno troppo bello per essere vero. Ma oggi non c’è spazio per i sogni. Solo per il trionfo.

vittoria nibaliProbabilmente il più grande vincitore di corse a tappe del nostro tempo è Alberto Contador. Ma l’atleta più completo è proprio Vincenzo Nibali: corse a tappe e corse di un giorno. Criticato, amato, esaltato, umiliato. C’è tutto nella carriera di questo atleta, ma questo tutto ancora non è sufficiente a fargli trattenere le lacrime sotto il timido sole di ottobre sul lago di Como. Ecco perché Vincenzo è un campione assoluto e unico: perché, prima ancora di saper vincere, è capace di perdere e rialzarsi più forte e più grande di prima. La migliore risposta a tutti quelli che hanno cercato di demolirlo in questi mesi. Senza riuscirci.

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