odom

Un uomo, un cestista, un universo enorme ad egli collegato e un destino che ora l’ha riportato nella squadra che per prima l’aveva lanciato e nella città che da sempre ha amato: Los Angeles, questa volta sponda Clippers. Nella notte del Draft infatti i Dallas Mavericks hanno scaricato il contratto di Lamar Odom, nella trade a tre squadre che ha portato Mo Williams ai Jazz.
Dunque, dopo la nebulosa parentesi del Texas coronata da tagli, riammissioni a roster, sorprendenti apparizioni in D-League e problemi con compagni e spogliatoio, Lamarvellous ricomincia a sperare ripartendo da un estate di riposo, più che fisico, mentale.

 

Il difficoltoso divorzio dai suoi Lakers, che l’avevano spedito in quel di New Orleans per l’affaire Chris Paul prima della celebre cancellazione della trade, l’ha stroncato come cestista, portandolo a comportarsi in maniera del tutto inaccettabile nei confronti della dirigenza (allenamenti saltati, imposizioni impensabili, atteggiamento per nulla professionale). Un comportamento piuttosto infantile ed immaturo, in un mondo dove gli scambi improvvisi e i cambiamenti di squadra sono la normalità. Un comportamento che ha quasi costretto i Lakers a doverlo rimandar via, questa volta in maniera definitiva, spedendolo proprio a Dallas.
Il tutto, tra l’altro, al termine forse della stagione più brillante (almeno in Regular Season) della sua carriera: quella 2010/11.

 

E sì che Lamar di problemi nel corso dei suoi 33 anni ne ha avuti e anche di molto profondi. Possibile che il divorzio da una squadra e da una città possano averlo destabilizzato tanto?
Beh, chi conosce un minimo non solo l’Odom ala grande con le mani da playmaker, ma anche l’Odom psicologicamente impossibile da inquadrare e mentalmente altalenante sul parquet sa che può essere così. Dicevamo degli ostacoli che il ragazzone del Queens ha dovuto affrontare. Ultimo, ma non meno importante, il rientro sorprendente del padre eroinomane (e moribondo) nella sua vita, durante la stagione appena terminata. Il che ha certamente destabilizzato uno che con la boccia a spicchi ci ha sempre saputo fare, ma che mentalmente non sempre ha mantenuto e/o raggiunto la sua maturità. Ma non finisce qui, il triste elenco. Orfano della madre (scomparsa per un tumore al colon) all’età di 12 anni, con il suddetto padre mai presente nella sua vita, Lamar è cresciuto con la nonna, da sempre adorata, dalla quale è stato cresciuto e che lui ha visto morire nel 2003. Ha perso tragicamente un figlioletto di 6 mesi, da una notte all’altra, per la cosiddetta “Sudden Infant Death Syndrome”, in una calda giornata estiva del 2006. Senza dimenticare l’incidente in macchina dov’è rimasto coinvolto di recente; il suo autista manca la precedenza e nello scontro con l’altro veicolo perde la vita un povero bimbo.

 

Una frustrata quest’ultima, che ha condotto Lamarvellous in una spirale di incertezza, frustrazione, tristezza e malinconia. Una sorta di labirinto senza uscita. Uno spiraglio ora gli viene proposto dalla città dove ha vinto due anelli con i Lakers, dove ha incontrato un coach che gli ha dato tantissimo come Phil Jackson (dal quale dicono sia stato aiutato molto proprio nel 2006, dopo la morte del figlioletto), dove ha conosciuto e iniziato la sua vita matrimoniale con la Khloe delle pazze e famosissime sorelle Kardashian. E dove Corona&caramelle si trovano ad ogni angolo della strada a piacimento. Aspetta, aspetta. Corona&caramelle? Sì sì, avete sentito bene; Lamar ha sempre detto di amare entrambe, tanto da essere rinominato durante l’ultima stagione vincente dei Lakers, ‘The candyman’.

 

E adesso, quali sono le sorti del caramellaio matto?
Beh, alcuni dicono che lui il suo piccolo tentativo l’ha fatto per tornare ai Lakers, proponendosi timidamente. Ma si è ritrovato in faccia la porta che lui stesso aveva sbattuto con tanta, eccessiva veemenza nel dicembre dello scorso anno solare. Business is business.
Dunque, la notte del Draft che nel ’99 l’aveva fatto entrare nell’Nba dalla porta d’ingresso principale, nel 2012 gli concede un’altra piccola porta a soffietto sul retro, dalla quale entrare senza fare troppo rumore.
Con la speranza che per l’uomo Lamar Odom ci possa essere un’ulteriore opportunità. Nella sua carriera così come, cosa ben più importante, nella sua vita.

 

Good luck, Lamarvellous!

Rispondi