Milan - Juventus

Milan - JuventusAl fischio d’inizio di Milan-Juventus, le premesse per ben figurare, alla squadra di Pippo Inzaghi, non mancavano. Il Milan delle prime giornate ha fatto ricredere i profeti di sventure: il nuovo tecnico ha risvegliato lo spirito del guerriero in tutti quei giocatori che meno di un anno fa sembravano una marmaglia di brocchi fiacchi e dormienti. La Milano rossonera aveva ricominciato a crederci e così, a San Siro, si sono presentati 78.000 spettatori per la sfida alla “nuova” Juventus di Massimiliano Allegri. Uno stadio così infiammato non si vedeva da tempo, sugli spalti presenziava un pubblico che somigliava tanto a quello richiesto da Inzaghi nello spot pubblicitario che passa in tivù in questi giorni. Un pubblico che sembrava il ritratto del Milan visto fino a quel momento: furioso e più che mai coeso.

Bastava guardare il mix di concentrazione e frenesia dei giocatori rossoneri nel riscaldamento per capire che l’impresa non era impossibile. Tante piccole cose facevano sperare il tifoso: da Menez che dà il cinque ai compagni, all’intensità degli occhi di Poli. E quando cala la coreografia, anche il vecchio burbero che ha visto tutti i Milan più belli prova un’emozione nel salotto di casa. Ogni cosa era al suo posto. Tutto era perfetto. Purtroppo, però, è venuta a mancare la cosa più importante: il risultato.

L’amara sconfitta non ha cancellato il positivo inizio di stagione, ma il Milan non può che uscire notevolmente ridimensionato dalla “prova Juve”. Nei giorni antecedenti la sfida, si elogiava la squadra rossonera, definendola come la completa trasfigurazione dello spirito offensivo e gagliardo di Filippo Inzaghi. Ma anche altrettante preoccupazioni si fondavano proprio su questo punto: un Milan bello e spettacolare come quello di Parma, ma anche troppo temerario, avrebbe certamente rischiato l’imbarcata dinanzi alla Vecchia Signora. Il nuovo mister non è uno stolto e ha pensato bene di prendere delle contromisure. L’idea era quella di ripetere la gara con la Lazio: squadra corta e ripartenze veloci. Ma qualcosa è andato storto… più di qualcosa.

Milan - JuventusTroppe precauzioni non fanno mai bene. A me, da buon ipocondriaco, hanno sempre cercato di insegnare che troppe paturnie impediscono di vivere la vita a tutto tondo. Sabato sera Inzaghi si è comportato da ipocondriaco. Non si è fidato del suo Milan e ha messo in campo una squadra che ha palesemente mostrato che la paura di perdere era più forte della voglia di vincere. Una Juve orfana di Pirlo e Vidal non era invincibile e, in una gara strameritatamente persa, l’unico vero rimpianto del Milan è stato quello di non avere provato nemmeno a giocare. Oltre al grosso divario tecnico tra le squadre, in questa partita la differenza l’ha fatta il pressing, segno di aggressività e spirito offensivo. Inesistente quello del Milan, forsennato quello i bianconeri. Quando affronti avversari di questo livello, che aggrediscono prontamente il portatore di palla, o hai una mediana con un briciolo di qualità, o sei semplicemente fregato.

Poli e Muntari non sono dei fenomeni a nascondere la sfera e far partire il gioco, e il buon De Jong, nonostante la sua brillantezza, resta prima di tutto un incontrista e solo successivamente un costruttore di gioco. La palla agli attaccanti non è mai arrivata, se non fortuitamente, e non si è vista una ripartenza rossonera che non sia stata frutto di un grossolano errore avversario. Un Milan così rinunciatario ha sorpreso tutti. Il clima acceso dello stadio è andato via via scemando con l’evolversi di un match che cominciava a somigliare sempre più all’assedio di Costantinopoli che a una partita di calcio. Il Milan non è caduto nell’errore di sopravvalutarsi, ma l’ossessione di non concedere spazi si è trasformata in un’arma a doppio taglio. Non solo è arrivata la sconfitta, ma i 70.000 rossoneri presenti sugli spalti sono lentamente caduti in una sorta di torpore mentale che si è successivamente trasformato in indignazione nel vedere Christian Abbiati perdere tempo sul risultato di 0 a 0.

Non è stata una dèbacle, ma sarà comunque difficile per il tifoso medio digerire una sconfitta maturata in questo modo. Siamo tutti d’accordo che la Juventus, in questo momento, è “La squadra” del nostro campionato, ma vedere il Milan giocare come il Frosinone (con rispetto parlando) ha riportato alla realtà tutti noi sognatori. Non reputateci degli stolti, non credevamo mica che il Milan potesse valere quanto la Juve. Ci aspettavamo solo che, sabato 20 settembre, le squadre a scendere in campo fossero due.

Un commento a “L’amaro risveglio del popolo milanista

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