l'allarme di conte

l'allarme di conteUna cosa è sicura: Antonio Conte non è uno sprovveduto che parla a vanvera. Le sue parole nella conferenza stampa di ieri non sono state solo figlie di uno sfogo polemico, ma erano sicuramente indirizzate a qualcuno e sono state certamente dette con un motivo preciso.

Tante teorie sono state avanzate dai giornali. Da chi tira fuori di nuovo la storia del Conte-piangina, a chi invece accusa il tecnico salentino di mettere le mani avanti, passando da chi le definisce uno sprone alla società, per giungere, infine, a chi legge le parole dell’allenatore di Lecce come anticipatrici di un addio a fine stagione.

La prima considerazione che viene da fare è quella che Conte si sia un po’ stancato di vincere, e stravincere, in Italia. Non lo stuzzica molto l’idea di essere il primo tecnico bianconero a vincere tre scudetti di fila; l’unico suo traguardo è l’Europa, la coppa con le grandi orecchie, vero tabù juventino. Dopo essere stato il tecnico della rinascita della Juve vuole essere il tecnico migliore di sempre nella storia della Signora, e per farlo sa che deve vincere in Champions. Ma, seppur sognatore, Conte rimane realista e sa che la sua squadra è ancora parecchio inferiore all’élite d’Europa. Tevez e Lllorente non colmano il gap che c’era lo scorso anno col Bayern, che si è per giunta ancora rafforzato, e Conte ne è ben cosciente. Anzitutto l’ambizione, comune a qualsiasi essere umano, nella quale Conte sguazza, coccia con la dura realtà dei fatti. Anche se un monito del genere alla società rischia di essere un buco nell’acqua.

matri e giaccheriniIn secondo luogo è utile notare come le polemiche di Conte siano rivolte sì alla sua dirigenza, ma anche, indirettamente, ad un calcio italiano che, sommerso dai debiti, non è più competitivo in sede di mercato. L’accenno a «mi piacerebbe trovarmi una volta dalla parte opposta», con riferimento a Bale, è la seconda puntata di quello già detto col Bayern lo scorso anno. Quel “rosicare” di Conte, che sa molto di “vorrei ma non posso”, è una critica al sistema calcio che c’è in Italia, dove si fa mercato solo vendendo e dove l’unica squadra che ha qualcosa di sua proprietà non può spendere più di 15 milioni di euro per un giocatore. Il tono acceso sembrava far notare ai tifosi, vera spina nel fianco di Allegri, che lui l’aveva già detto che o si imitano i modelli Bayern e Real oppure si fa mercato con la formula dell’esce uno entra un altro.

ogbonna tevez llorenteTerzo e ultimo: l’aspetto tecnico. Conte denuncia il fatto che la Juve con questo mercato si sia indebolita, prendendosi insulti a destra e a manca da esperti, e non, del mestiere. Anche in questo però il buon Antonio non dice fesserie. Infatti seppur Tevez, Llorente e Ogbonna (voluto così fortemente) rappresentino dei grandi acquisti per la serie A, che rinforzano la Juve, allo stesso tempo sono andati via giocatori come Giaccherini e Matri, che si possono definire dei veri uomini di Conte. Entrambi infatti hanno accettato senza polemiche le continue panchine, facendosi trovare pronti ogni volta chiamati in causa, non è un caso che i gol scudetto siano stati firmati da loro (Matri col Milan e Giak a Catania). Inoltre tutti e due i giocatori erano disposti a parecchio sacrificio, basti pensare al ruolo di tuttocampista di Giaccherini e allo svariare sul fronte offensivo del neo-milanista. Non va nascosto infine che la cessione di Matri al Milan abbia innervosito Conte perché è stato venduto a una rivale.

Insomma Conte, cosciente del ruolo che ormai si è conquistato nel panorama calcistico nazionale, lancia un allarme a tutti (Juve e FIGC). Perdere anche lui a fine stagione sarebbe un errore imperdonabile.

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«Le cose non succedono, le cose vengono fatte succedere» (JFK). «Ci sono due modi per tornare dalla battaglia: con la testa del nemico o senza la propria» (PDC).

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