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Primo appuntamento con la nostra nuova rubrica, “La Voce dell’Ideologia”, con cui intendiamo dar voce ad un tifoso della Juventus, del Milan e dell’Inter. QUI i dettagli di tutto. Per cominciare, ovviamente, non si può prescindere da un commento sull’estate dei tre principali club italiani.

JUVENTUS

timthumbE alla fine arrivò il campionato. O meglio, è quasi finito il precampionato. È stata un’estate particolare, strana. Condita da una campagna acquisti faraonica. Prima Dani Alves: forte, fortissimo. Esuberante come pochi, cattivo, sportivamente parlando, in un modo unicamente suo. Aggressivo, tatuato, probabilmente anche un po’ festaiolo ma fortissimo. Un colpo della premiata ditta Marotta-Paratici che, come spesso sta accadendo, ci avevano visto benissimo. Gratis. Di tutto l’affare, probabilmente questo è l’aspetto più interessante e geniale, a maggior ragione se si pensa che il campione brasiliano arriva direttamente dai marziani del Barcellona. A ruota del tamarro verdeoro è iniziata, per la Juve, la campagna acquisti in stile Bayern Monaco. Rinforza te stesso fregandosene dell’etica e de politically correct. E se questo significa indebolire contemporaneamente anche gli avversari tanto meglio. E quindi ecco Miralem Pjanic. Clausola pagata alla Roma col giocatore che rinuncia anche a una fetta della sua percentuale pur di approdare ai nostri, fantastici, colori. Ah, dopo mezza giornata a Vinovo, il bosniaco la tocca piano piano e afferma “Capisco perché era così difficile battere la Juve. Qui si fatica tanto, più che in giallorosso”. Tifosi romani infuriati, e noi, bianconeri sanguigni, che a volte in silenzio ma spesso apertamente gongoliamo. Poi è il turno di Benatia, ex Roma, che arriva dal Bayern Monaco. E anche qui, la premiata ditta, piazza il colpo non inserendo l’obbligo del riscatto. Un giocatore sicuramente forte che rende una difesa già forte, forse insuperabili. Quindi Pjaca, il croato che viene strappato alla Dinamo Zagabria dopo una sfida col povero Milan che, ahinoi, sembra sempre messo peggio. Talento estroso, tipico dei calciatori croati di qualità, un po’ anarchico ma che sicuramente nei nostri ranghi saprà dimostrare il suo vero valore. Infine l’altro colpo da 90. Come i milioni spesi, come forse, i chiletti raggiunti, forse causa nervosismo, dal neo acquisto: sua maestà Il Pipita Gonzalo Higuain. Napoletani sull’orlo di una crisi di nervi e noi, ancora una volta, più di prima, a gongolare immaginando già sessioni di tango clamorose con La Joya Dybala. In mezzo a tutto questo bel vedere, e giocare, abbiamo però assistito ad una delle cessioni più dolorose. No non Paul Pogba. Certo se non ci fosse stato quel maghetto dei trasferimenti di Raiola forse dei 105 milioni spesi dal ManUnited ne avremo intascati ben più di 78. Però, più dell’orai ex 10, a far piangere i nostri cuori è stato colui che ci ha infiammato ogni qual volta che entrava in campo: Simone Talismano Padoin. Il Pado è sempre stato la metafora di chi, oggettivamente non è tra i più forti, ma che alla fine conquista tutto ciò che poteva vincere in Italia. Unico, inimitabile. Perché in fondo che ce frega de Ronaldo se c’abbiamo Padoin. Manca una settimana alla sfida con la Viola, prima di campionato, e in fondo per ora la squadra sempre forte fortissima, certo mancano due centrocampisti perché di vedere ancora Hernanes in campo ne abbiamo le scatole piene, e perché Marchisio è rotto. Certo, rimane Khedira ma, in quanto a muscoli, li ha più delicati di un vaso di cristallo. Ah, poi bisogna far smaltire i chiletti di troppo a Higuain, ma una volta sistemato tutto, non ce ne sarà, si spera per nessuno.

La Furia Ceca

MILAN

AC Milan v FC Internazionale - Berlusconi TrophyIl 5 agosto 2016 dopo lunghi e snervanti tira e molla è finita un’epoca: Silvio lascia, lascia con un colpo di scena come piace a lui. Quando ormai pareva che la trattativa infinita con la cordata cinese guidata da Galatioto e Gancikoff si stesse arenando ecco spuntare un nuovo gruppo (nato come un distaccamento dall’alleanza originale) costituito da un fondo partecipato prevalentemente da società controllate dallo Stato Cinese. In questa fase è ancora forte l’incertezza circa gli uomini che saranno a capo del futuro Milan e lo scetticismo verso la nuova proprietà è forte. Saprà un pool di aziende cinesi pubbliche e private curare e far tornare agli antichi fasti il vecchio Milan? La paura deriva anche dalla novità portata da uno Stato che decide di investire in una squadra di calcio: sarà un bene essersi legati alle bizze dell’imprevedibile Stato Cinese? Avrà la stessa passione e lo stesso amore che l’accoppiata Silvio-Adriano ha saputo mettere nel gestire un club che per loro era qualcosa di cui essere innamorati? Certo ad entrambi si possono attribuire diverse colpe e sono stati, loro malgrado, gli artefici del declino rossonero non essendo più in grado di ideare e attuare un progetto serio per rilanciare il vecchio diavolo. Questo però non può essere il tempo delle accuse, questo è il tempo dell’addio e quando una grande storia, un grande amore finisce ci si guarda indietro e, voltandosi, ripensando a questi trent’anni, non si può far altro che rivivere infinite gioie, coppe alzate al cielo, trofei trascinati per lunghi giri di campo, serate magiche passate a soffrire e a sperare, giocatori che hanno segnato in modo indelebile questa storia e il calcio stesso, uomini che a noi tutti da bambini parevano eroi. Abbiamo avuto la fortuna di vivere un calcio fatto di bandiere come Cesare e Paolo Maldini, Baresi, Ancelotti, Tassotti, Costacurta, Inzaghi, Gattuso, Ambrosini, Seedorf, Abbiati… Per non dimenticare campioni e palloni d’oro come Van Basten, Schevchenko, Kakà, Rivera, Donadoni, Weah, Gullit, Pirlo, Nesta, Ronaldinho, Thiago Silva… Si spera che la nuova proprietà estera abbia realmente le potenzialità e l’intenzione di investire denaro in un progetto finalmente serio. Tuttavia in un mondo in cui ormai si tende spesso a guardare solo l’aspetto materiale delle cose dando peso solo ai soldi, molti tifosi milanisti, come il sottoscritto, credono che questo non possa bastare per rendere grande una storia, ciò che può fare la differenza sono l’amore e la passione che si impiegano nel lavoro quotidiano. L’augurio è che il Milan possa tornare ad essere guidato e trattato come una questione di cuore e non come un affare di stato che oggi conviene, domani chissà.

Il Re dell’Est

INTER

download (1)E alla fine, Frank De Boer. Nemmeno il tempo di dar corpo al tipico sogno agostano fatto di trionfi, vittorie e gol a grappoli (sotto il timbro del Mancio, si intende) che ci è toccato disfare l’intero castello per ripartire dai sotterranei. Ma il maniero è comunque venuto su in un lampo, e sfoggia scintillanti e abbarbicate fra le merlature le effigie di Banega, Candreva e chissà chi altri questo mercato al profumo di yuan ci riserverà. Perché sì, siamo onesti: siamo carichi a pallettoni. Non saremmo noi se non fossimo in grado di passare da ore d’angoscia e depressione, da notti di lacrime e preghiere, a giornate di ingiustificata euforia come se nulla fosse. E così, la perdizione post esonero di Mancini (ciao Roby, tutto sommato non ci mancherai) ha già lasciato spazio all’entusiasmo per il galeone dell’olandese volante, che qui in Italia conosciamo soprattutto per aver sbagliato due rigori in una sola partita ad Euro2000 e per aver perso un campionato all’ultima giornata contro la penultima in classifica appena due mesi fa. Bene… le premesse sono le migliori. Ironie a parte, De Boer è l’allenatore più sbagliato che potesse essere scelto per questa Inter: non ha alcuna cognizione del calcio italiano, dicono sia bravo con i giovani ma non abilissimo a gestire personalità forti all’interno dello spogliatoio, e inoltre pare che non sia un vero e proprio drago nella lettura tattica delle partite (massì, la tattica in Italia, che volete che sia?). Se non altro, ha una moglie bellissima: Sarri avrà poco da fare lo spiritoso quest’anno. Comunque: un pessimo profilo, si diceva, che però ci piace assai, non fosse altro perché, da buoni proseliti di qualsiasi forma di rivoluzionarismo sportivo, è una novità assoluta, e le novità sono sempre simpatiche (chiaro lapsus terminologico dettato da rimembranze che non ci abbandoneranno mai). E poi dai, è bello vedere Thohir contento ora che finalmente è riuscito ad avere l’allenatore che ha sempre desiderato. Manca solo di vendere davvero Icardi al Napoli e sostituirlo con Ventola e il buon Erick potrà morire in pace. Ma tiriamo un momento le fila di come l’Inter si presenta ai nastri di partenza di questo campionato, che sarà quello della rinascita e del ritorno sulla scena internazionale (l’ha detto Zanetti, e quindi ci credo a prescindere): una squadra che a 7 giorni dall’esordio pare che comprerà altri due titolari, un allenatore che è tutto un’incognita, una struttura societaria per nulla definita e una condizione atletica da parmigiana e vino rosso. Epperò abbiamo l’adrenalina alle stelle, perché Candreva ha segnato con il cucchiaio, perché Ronaldo ha detto che Gabigol è fortissimo e perché il Milan non ha comprato nessuno: per un tipico agosto nerazzurro è già tantissima roba.

Alvaro Nazario Prisco

 

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