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Nuovo appuntamento de La Voce dell’Ideologia, che questa volta, colpo di scena, vede leccarsi le ferite proprio chi non era più abituato a farlo…

JUVENTUS

Black-out: Interruzione generale dell’erogazione dell’energia elettrica […]per causa di forza maggiore.” [Treccani] 

GettyImages-626091672Se il cervello umano fosse alimentato da elettricità sicuramente black-out sarebbe la parola più adatta per iniziare a raccontare la partita di domenica col Genoa. “Interruzione generale”, non qualche calciatore, 11 (10 se esentiamo da colpe il povero Buffon). Un’intera squadra che si è totalmente dimenticata di scendere in campo. Un’intera squadra che, “per causa di forza maggiore”  si è fatta abbattere come la più normale delle provinciali. Passaggi elementari sbagliati, idee di gioco quasi nulle, colpi di tacco sacrileghi e poi la costante di arrivare sempre e costantemente secondi su ogni pallone. Dall’altro lato il “povero” Allegri (non che sia esente da colpe, Dani Alves centrale lo ha messo lui..) che non può fare altro che constatare la pessima giornata dei suoi. Certo avrebbe potuto fare qualche cambio prima, però scegliere chi lasciare in campo era oggettivamente difficile. Un disastro, buio totale e, per questo, forse anomalo. Una prestazione così raccapricciante che si fa fatica a tenerla realmente in considerazione. Poi certo, meglio perdere una partita così e poi rimettere la testa a posto, piuttosto che sbagliare poco ma per due, tre, quattro partite di file. Il primo posto è sempre nostro e il primo posto di Champions sembra essere ormai una formalità, quindi da qui in avanti ci si può concentrare quasi esclusivamente sul campionato. Certo, bisognerà farlo senza gli ennesimi infortunati. Da Dani Alves, che è riuscito nell’impresa di farsi fischiare fallo contro ma allo stesso tempo procurarsi una frattura composta del perone, a Leo Bonucci, eroe di Siviglia che però starà fuori quasi due mesi. Insomma, le cose non sembrano girare per il verso giusto, ma siamo sicuri che FinoAllaFine dovranno fare tutti i conti con noi.

La Furia Ceca

MILAN

downloadIn questi pazzi e insperati primi quattro mesi di stagione ci sono due storie parallele da raccontare: una storia di campo vissuta domenica dopo domenica, allenamento dopo allenamento, e una storia di trattative misteriose, continui rinvii e dichiarazioni confuse. Tanto è bella ed entusiasmante la prima quanto è contorta, poco chiara e frustrante la seconda. Da una parte ci sono dei ragazzi che stanno facendo qualcosa su cui nessuno avrebbe scommesso un penny. La bella vittoria di sabato sera al Castellani consolida il secondo posto ed erode punti alla prima in classifica che si trova ora a sole quattro lunghezze, conferma la classe e l’invidiabile stato di forma di Suso e scopre sempre più le qualità di Lapadula che stava imperdonabilmente finendo nel dimenticatoio. Ciò che fa più male sono le notizie che giungono dall’infermeria: si fermano Mati e il Jack di cuori, e, se nessuno si strapperà i capelli per il primo, in molti sentiranno la mancanza del secondo, uno dei fari della compagine rossonera. Bisognerà far di tutto per recuperarlo per la sfida cruciale contro Totti & Co. Dall’altra parte, invece, c’è una situazione al limite del ridicolo in cui ancora non è chiara l’identità degli investitori, è probabile un nuovo rinvio della data del closing, e in cui è diventato impossibile stare dietro alle continue e contraddittorie  sparate del presidente. Silvione sembra ormai affetto da arteriosclerosi e cambia idea ogni volta che cambia il tempo: un giorno vuole vendere, un giorno ci ripensa, un giorno vende ma rimane lui che decide tutto (e che so’ scemi sti cinesi? Tu mi compri l’azienda ma poi continuo a decidere io…), un giorno parte il progetto giovani italiani, il giorno dopo compra Gustavo Gomez, Sosa, Mati fernandez, Pasalic. Forse Silvio dovrebbe andare a scuola di umiltà dal Sig. Massimo Moratti, uomo che di calcio non ha mai capito molto così come d’affari, ma con un amore e una passione autentica per i propri colori che l’hanno portato a fare scelte difficili per il bene dell’Inter, restando nelle retrovie, in disparte, ma pronto a fare tutto il necessario per dare una mano. Invece no, Berlusconi non riesce a mettere nulla davanti a se stesso, ed è imbarazzante come sia pronto a saltare sul carro dei vincitori assumendosi il merito dei risultati di Montella e giocatori. Sostenere che questo sia il risultato del suo progetto è quantomeno antistorico, è dalla Champions del 2007 che non esiste un progetto (la parentesi Ibra-Thiago Silva è stata appunto solo una parentesi, uno specchietto per le allodole), quel gruppo era alla fine di un ciclo glorioso e quella Champions il canto del cigno dell’amato Ser Carletto. Quello è stato l’inizio della fine, da lì abbiamo avuto solo parametri zero e promesse di rinascita mai mantenute. Questo momentaneo secondo posto è talmente merito della proprietà che: Niang stava per esser ceduto al Leicester e si è opposto, Suso è rimasto solo perché voluto da Montella, finalmente si gioca con un sistema voluto dall’allenatore (per cui Silvio ultimamente storce il naso: “Suso è una seconda punta! Con il 4-3-1-2 otterremmo grandissimi risultati…” Questa è pura follia, delirio di onnipotenza!), l’unico acquisto azzeccato e funzionale degli ultimi anni è stato Romagnoli (tra l’altro voluto da Mihajlovic). In tutta questa ipocrisia e incertezza sul futuro è ancor più da ammirare la calma e la concentrazione con cui un allenatore e i suoi ragazzi vanno avanti senza lasciarsi condizionare, e in fondo questa è l’unica parte della storia che vale la pena raccontare.

Il Re dell’Est

INTER

224426208-430eb086-e228-43c1-8b05-718ede58a527Luci a San Siro! E finalmente, è il caso di dire. La partita con la Fiorentina ha messo in mostra un’Inter spigliata, aggressiva, volenterosa, e perché no anche spettacolare. Dimentichiamoci, almeno per una volta, del bicchiere mezzo vuoto (un calo mentale nel secondo tempo che davvero…) e godiamoci le ottime cose viste nel primo tempo. Quanto ci sia già della mano di Pioli e quanto invece sia semplicemente frutto dell’applicazione professionale di un gruppo che in quanto a classe ha da invidiare a pochi o nessuno in Italia (e se fosse questo secondo caso quello azzeccato ci sarebbe da andare a prendere tutti a calci) è difficile dirlo. Fatto sta che da centrocampo in sui c’è una squadra con potenzialità incredibili: Banega è meno appariscente di quanto ci si aspettasse, ma la sua presenza in campo è sinonimo di raccordo perfetto fra i reparti, e per il momento basta e avanza; Brozovic dimostra di essere il talento luminoso che prometteva negli scorsi anni, e Kondogbia, beh, qualche passo in avanti rispetto ai recenti disastri si vede; davanti, Icardi non ha più aggettivi che possano qualificarlo adeguatamente, e Perisic e Candreva sono i supporti ideali sia per favorirne l’istinto di terribile goleador che per inventarsi giocate individuali, e concrete, da applausi. Dietro si balla ancora, e a ritmi vertiginosi: è probabile che con il 2017 si andrà verso una coppia di centrali composta da Miranda e Medel, che tanto bene aveva fatto nella prima mezz’ora del derby, mentre le buone prove di Ansaldi e D’Ambrosio contro la Viola non possono certo garantire per il futuro copertura tecnica sulle fasce basse: occorrerà intervenire sul mercato di gennaio, per quanto riguarda i terzini, non si scappa. Complessivamente, dunque, le cose sembrano quantomeno aver preso la giusta direzione, basandosi sui principi più elementari del pallone: organizzazione, giocatori a proprio agio e nei propri ruoli, determinazione. Ciò che va raddrizzato, ancora e fortissimamente, è la mentalità nell’arco dei 90 minuti. È vero, mi ero ripromesso in principio di non soffermarmi sugli aspetti più negativi, ma una piccola puntualizzazione, anzi, un piccolo consiglio, mi sento di darlo: cara Inter, non dimenticarti mai chi sei. Non dimenticarti di essere una delle squadra più blasonate e vincenti d’Italia e d’Europa, non dimenticarti di scendere in campo con questa convinzione, ad ogni partita. Lo dico perché, a mio parere, quello che manca a livello psicologico a questa Inter, e che porta poi a figuracce clamorose in stile Hapoel Be’er Sheva, è la coscienza di sé, di ciò che si rappresenta e per cui si lotta. In forza di questa certezza si può mordere una partita dal primo all’ultimo secondo, perché il solo pensiero che la propria identità possa essere messa in discussione mette litri di benzina nel sangue. Toccherà a Pioli, ma ancor di più alla nuova dirigenza, instillare questa consapevolezza in un gruppo che, se orientato nel modo migliore, potrà toglierci enormi soddisfazioni.

Alvaro Nazario Prisco

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