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Secondo appuntamento de La Voce dell’Ideologia, incentrato, ovviamente, su una prima giornata di campionato dolce per molti e psicotica per qualcuno.

JUVENTUS

2016-08-20T202818Z_1948701910_LR1EC8K1KUVGO_RTRMADP_3_SOCCER-ITALY_mediagallery-pageOps il Pipita. Eh sì, proprio il Pipita. Perché diciamocelo chiaramente, un inizio così è proprio quello che tutti noi sognavamo. Certo, forse vincere 4-0 alla prima di campionato non schierando 4 dei 5 nuovi acquisti sarebbe stato favoloso, però vincere così, dopo aver subito il pareggio sull’unico tiro della Fiorentina, con una rete di Higuain, beh vincere così è una goduria. Ops il Pipita. Perché nel giro di poche settimane i chili in più sono quasi spariti facendo spazio a quel giocatore unicamente decisivo che è Gonzalo. Per non parlare poi della gioia nel vedere Dybala e Dani Alves scorrazzare sui prati verdi dello Stadium. Classe, tecnica sopraffina, un’intesa elegante  da far stropicciare gli occhi e poi quel giusto mix di ignoranza e faccia pulita che è da impazzire. Se poi a tutto questo si aggiunge una partita sontuosa di tutto il centrocampo, reparto che sembrava essere diventato tutto d’un tratto un disastro totale, allora il gioco è fatto. Sicuramente un uomo in mezzo di qualità ed esperienza serve, però allo stesso tempo i vari Lemina e Asamoah sembrano poter garantire un apporto importante, senza dimenticare poi che ai box, oltre al principino Marchisio, ci sono anche Sturaro e uno dei prospetti migliori del calcio italiano come Mandragora. Ma oltre alla vittoria in sé, ciò che ha stupito maggiormente della nostra Vecchia Signora, è stato l’atteggiamento grintoso, cattivo e dominante del primo tempo. 45 minuti di calcio spumeggiante che però, a voler essere pignoli, meriterebbe una finalizzazione più attenta. Anche perché, come si è visto con la Fiorentina, basta un episodio per fare girare le sorti di un match e di certo non ci sarà sempre l’Higuain di turno a sistemare le cose. E dietro, Roma in particolare, corrono parecchio. A fare da cornice ad un weekend così bello, oltre alla sconfitta dell’Inter che un po’ ci fa godere sempre, c’è stato però anche uno stadio, il nostro, che ha dato vita a qualcosa di mai visto in Italia. Il prepartita con la viola ha infatti mostrato, se mai ce ne fosse stato bisogno, che il gioiello bianconero è davvero un’arma in più non trascurabile. Uno spettacolo unico, un gioco di luci che ha ricordato a  molti il mondo dell’NBA americana. Impressive direbbero oltre oceano. E da questo spettacolo possiamo quindi iniziare una settimana sereni, nell’attesa di nuovi colpi di mercato, ma consapevoli che in fondo la premiata ditta Marotta-Paratici farà, ancora una volta, il suo dovere.

La Furia Ceca

MILAN

214158f112cadf8da82a3ccbcacbb28e-k2UF-U1090264568528ymB-1024x576@LaStampa.itFinalmente la Seria A, finalmente il Milan. Dopo un’estate di illusioni, incertezze e preliminari firmati, domenica siamo tornati a sederci sul divano per sostenere i ragazzi. La prima, contro il Toro dell’ex Sinisa è stata stranamente piacevole, divertente. È da anni che non capitava di associare l’aggettivo divertente ad un match del Milan, eppure così è stato, il primo Milan di Montella è apparso spensierato, più leggero, i volti più rilassati; gli occhi sperduti di giocatori che non hanno la più pallida idea di quello che stanno facendo sembrano ormai solo un vecchio ricordo. Il merito di questa rinascita psicologica è tutto dell’Aeroplanino, che ha portato l’ironia e la spensieratezza con cui, lui per primo, ha affrontato le difficoltà date da un mercato ridicolo. Questa ritrovata serenità è subito visibile in un gioco più veloce, in cui ognuno si prende la propria responsabilità: si prova a fare la giocata e poi come va, va. Saranno finalmente finiti gli interminabili passaggi orizzontali senza senso che parevano più il lancio di una patata bollente di cui ci si vuole disfare? Altro grosso merito che ha l’allenatore napoletano è l’aver finalmente avuto il coraggio di fissare obiettivi raggiungibili, o almeno non impossibili. No Adriano, la rosa non è da scudetto né da Champions, smettila di vaneggiare! E non siamo neanche più la squadra più titolata al mondo… Piantiamo i piedi per terra e smettiamola di fare il passo più lungo della gamba. Un saldo quinto/sesto posto può essere un giusto traguardo, una buona base, molto più saggio (e meno stressante per giocatori ancora mentalmente instabili) puntare ad obiettivi alla portata, quello che viene in più è tutto grasso che cola. Ma il buon Montella è la sola nota lieta di un’estate segnata da un mercato che è l’emblema del medioevo rossonero, del caos, della nostra epoca buia. Il povero Adrianone ha dato prova ancora una volta (e proprio non ce ne era bisogno) della totale assenza di programmazione, unica possibile via per uscire vivi dall’ennesimo mercato senza soldi. Bene l’epurazione di prime donne e pesi morti, in campo e pure nello spogliatoio, come Balotelli, Boateng, Mexes, Alex e Menez. Dispiace Balo, non abbiamo saputo curarti, l’amore per i colori e per il popolo rossonero era tanto e ricambiato ma era il tempo ad essere sbagliato, una società al completo sbando era tutto ciò di cui non avevi bisogno, fossi arrivato in un’epoca passata, in cui lo spogliatoio e la coesione della società erano i primi punti di forza del club, forse le cose sarebbero andate diversamente. La storia però non è fatta di se e di ma ergo torniamo al presente… Dicevamo della proficua purga di calciatori morti, ecco, le buone notizie del mercato si esauriscono qua. Perché mai rinnovare a Zapata? L’utilità del colombiano è pari a quella dei capelli di Paletta prima che se li tagliasse (grazie Gabriel, sappiamo che è stata dura ma ora siamo tutti più sereni). Altro rinnovo, il capitano… Qui spesso si è divisi, la lentezza (soprattutto di pensiero) del ragazzo è sconcertante, però visto come siamo messi Montolivo ci può stare, si spera solo che la flemma non aumenti con gli anni o le conseguenze sul continuum spazio-temporale potrebbero essere devastanti. Parliamo ora dei non acquisti, ciò che poteva essere ma non è stato e non sarà. Sembra che qualcuno si sia divertito a far credere al povero Adriano di avere a disposizione un ingente budget, solo così si spiega l’estate schizofrenica ed insensata dell’ad rossonero: voli per mezza Europa, affari semi conclusi, offerte irrinunciabili, 25 milioni per Pjaca, 30 per Musacchio, salvo poi tornare sempre a casa con la coda tra le gambe. Ma come può un dirigente intavolare trattative di questa portata se poi il budget è di 7,5 milioni? Non lo sapeva prima? Mo’ chi li paga i costi dei voli? Veniamo agli acquisti, e qui è difficile, molto difficile… Che depressione… Andiamo con un elenco veloce che rubarvi più tempo per questa pochezza sarebbe ingiusto.
14714455301721Sosa: perfetta dimostrazione di come non spendere i pochi soldi a disposizione. 31 anni, carriera sotto il mediocre, pagato 3 milioni dal Napoli, scaricato al Metalist, l’anno scorso ha fatto un buon campionato al Besiktas ma 7,5 milioni sono davvero incomprensibili.
Vangioni: s.v., ma chi è?
Gomez: vedi sopra. Non ha i 29 anni dello sconosciuto suddetto ma è costato la bellezza di 8 milioni. Si legge che ad alcuni ricordi Cannavaro, un po’ come Robben che a Pistocchi ricorda Cerci…
Lapadula: unica nota positiva, sperando sappia imporsi nella massima serie con prestazioni di grande sostanza come ha fatto negli ultimi due anni. Questo è quanto… Per ora. In questo periodo, infatti, per il popolo rossonero si leva alta nel cielo un’inconfessata speranza: è noto infatti che dietro l’immancabile cravattone giallo e sotto l’ampia pelata lucida dello Zio Fester si nasconda un temibile Condor che negli ultimi giorni di mercato sa colpire e fare male, e nulla farebbe più male agli odiati cugini di un Kovacic a tinte rossonere.

Il Re dell’Est

INTER

3619862Finalmente la prima amichevole della stagione! È vero, il campionato è finito da appena un mesetto, ma già si sentiva la mancanza delle partite, del pallone che gira, della rete che si gonfia. Dopo appena una settimana di ritiro, l’Inter ha deciso di scendere in campo già contro una squadra di Serie A, quel Chievo che guarda caso sarà pure la nostra avversaria alla prima di campionato. Ora, i motivi di interesse di questa sgambata estiva erano diversi: anzitutto, la curiosità nei confronti di De Boer, che dopo la separazione con Mancini arrivata nelle ore immediatamente successive all’ultima gara di campionato è stato prontamente ingaggiato dal gotha orientale che ha preso il timone del club: almeno riguardo al tempismo, siamo in buone mani. Eppoi ci sono i nuovi acquisti, Banega e Candreva in particolare, che il sapiente Ausilio si è assicurato già prima della fine di giugno: il mercato di quest’anno promette scintille! A proposito di mercato: pare che sia stato bloccato tutto per l’acquisto di Erkin, e meno male dico io, una pippa del genere poi ci saremmo trovati costretti a cercare di sbolognarla l’ultima settimana di agosto facendo una figura barbina, meglio prevenire che curare. Dunque l’amichevole col Chievo, si diceva, che è andata un po’ così, ma vabbè: perso 2-0, ma sappiamo benissimo che i risultati estivi lasciano il tempo che trovano. Ragionando sul match, la condizione atletica è parsa tutto sommato buona per essere i primi di luglio, con molti giocatori che un’oretta circa di buona intensità sono riusciti a sostenerla: nel giro di un mese dovremmo essere pronti. Rispetto al gioco è emersa parecchia confusione, ma d’altra parte come poteva non essere così, dopo che il buon Frankie ha avuto giusto una manciata di giorni per trasmettere le proprie idee ai suoi? Ci vorrà parecchio tempo prima che gli automatismi tutti pressing e giro-palla (e anche giramento di palle, stando alla sterilità degli appoggi di Medel e Nagatomo) entrino nella zucca dei giocatori, e in questo senso il fatto che De Boer abbia avuto modo di essere sul posto fin dal primo giorno di ritiro è senza dubbio motivo di sollievo. A proposito di tattica, fra l’altro, è stata provata una difesa a tre di mazzarriana memoria, una di quelle cose che sono costate centinaia di euro sul lettino dello psicologo per cercare di superarle: esito disastroso, naturalmente, ma siamo certi che De Boer l’abbia fatto giusto per esigenze del momento, figuriamoci se si presenterà mai al via della stagione con questo schema, è da escludere. E poi dai, fra Ranocchia, D’Ambrosio, Medel e Nagatomo la squadra era zeppa di giocatori in partenza, che a fine agosto saranno già solo un ricordo, è ovvio che non potevamo giocare una partita organizzata e spettacolare. Ampi stralci di buio e nemmeno una luce, insomma, ma è solo la prima settimana di ritiro, vedrete che roba non appena partirà il campionato.

Negazione: in psicologia, meccanismo di difesa dell’Io determinante una compromissione dell’esame di realtà, fino alla completa esclusione nell’ambito della coscienza e della memoria di un evento o ricordo dal contenuto penoso o sgradevole. Utilizzato inconsciamente quando il pericolo potenziale per il mantenimento della struttura psichica è estremo, è presente in genere in seguito a gravi traumi quali, a titolo di esempio: Ranocchia titolare in centro ad una difesa a tre, Medel regista basso, tiri dalla distanza di Kondogbia come principale soluzione offensiva, sconfitta alla prima di campionato con doppietta di Valter Birsa, tifare per l’Inter.

Alvaro Nazario Prisco

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