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Nuovo appuntamento de La Voce dell’Ideologia, dedicato alle magie di Pjanic e Lapadula e all’arrivo di Pioli.

JUVENTUS

1478447789-pjanicFinalmente è arrivata la magia bosniaca. Come una stella cadente in un cielo nuvoloso, come una pepita d’oro nei ghiacci dell’Alaska. È arrivata a 15 minuti dalla fine di una partita scorbutica, tosta. Una partita che, come detto dal nostro mister, era la peggiore possibile dopo il pareggio col Lione. Eppure la magia bosniaca è riuscita ad arrivare. È riuscita a lasciare impressa nel cielo una traiettoria unica, totale, vincente. Pjanic, con quella punizione, ha deciso di dare quello che, per normali motivi di ambientamento, non sempre è riuscito a darci (nonostante i gol in stagione siano già tre). Eppure è stato così. In una giornata in cui l’ennesimo infortunio, stavolta è toccato al buon Barzagli, ci ha privato di un altro elemento importantissimo. In una giornata in cui dopo che le cose si erano messe bene, un rigore ci ha nuovamente tarpato le ali. In una giornata in cui nonostante il bel gioco non si riusciva a concretizzare, in una giornata così è arrivata la magia bosniaca. Come una pennellata di Monet e noi, si sa, di artisti ne sappiamo qualcosa. E pensare che quando è arrivato a Roma Pjanic era stato soprannominato da qualcuno Giotto. Poi però è arrivato Totti e lo ha chiamato Piccolo Principe. Da Pinturicchio al Piccolo Principe passando attraverso il Maestro, Pirlo. Il nostro palato, già di per sé fino, è da anni abituato ad autentici fenomeni dei calci piazzati e Pjanic le calcia davvero da dio. Una magia bosniaca che ha superato la barriera per infilarsi lì nell’angolino che solo i migliori possono raggiungere. Il tocco del piede sul pallone, il silenzio generale durante la sua parabola, e poi ciuff, il rumore della rete seguito dal boato dei tifosi e di quello dello stesso Pjanic. Un gol importante, fondamentale. Un gol bello. Da Pinturicchio al Piccolo Principe. E quando a giocare saranno il Piccolo Principe e il Principino, entrambi al top, allora sì che sarà uno spettacolo reale.

La Furia Ceca

MILAN

palermo-milan-video-gol-highlights-sintesi-serie-a-12-giornata-tabellino-650x365Chi si accontenta gode… cantava Ligabue… e in effetti ci si potrebbe anche accontentare.
Ci si potrebbe accontentare perché siamo saldamente al terzo posto.
Ci si potrebbe accontentare perché è la quinta vittoria in sei gare.
Ci si vorrebbe accontentare perché questo Milan ci sta simpatico, non ci sono più la prime donne svogliate e irritanti come i vari Mexes, Menez, Balotelli, Boateng, Alex ecc…
I nostri giovani sono ben altro, quanto meno per voglia e senso di appartenenza.
Ci si potrebbe accontentare perché la coppia difensiva finalmente si può chiamare tale e non è il colabrodo del recente passato.
Ci si potrebbe accontentare perché abbiamo Gigio in porta, per il sinistro di Suso, perché Pasalic inizia ad interessare e perché Lapadula corre e sbava come il Ringhio dei tempi d’oro, ma sa anche regalare perle di tacco.
Ci si dovrebbe accontentare perché nessuno si sognava di poter pretendere tanto da una squadra ormai allo sbando.
Ci si potrebbe accontentare perché è una stagione di passaggio societario e non si può fare di più, e perché chi, con una società tutta nuova che dovrebbe essere in rampa di lancio, annaspa in concitati e segretissimi casting.
Ci si potrebbe accontentare perché in fondo, come dicono gli amici gobbi, vincere è l’unica cosa che conta e non importa come, non importa se te lo meriti o se è solo perché gli altri si “scansano”…
Sì, ci si potrebbe proprio accontentare, ma sarebbe un grave errore.
Perché deve essere solo l’inizio della crescita di questo gruppo.
Perché non si può soffrire e rischiare così con Pescara e Palermo.
Perché siamo il Milan e siamo superiori perfino alla vittoria, la nostra vittoria è surclassare gli avversari con il gioco.
Perché la rosa ha evidenti problemi di turnover, è troppo corta e non porvi rimedio a gennaio, perché in fondo siamo terzi, sarebbe da manicomio.
Perché nel calcio non puoi fare sempre conto sulla dea bendata, e quando questa ti gira le spalle puoi fare affidamento solo su due cose: o hai i campioni che ti risolvono la partita non appena ne hanno voglia (e si ricordano di essere pagati per quello) o hai il gioco che, assieme ad una indispensabile dose di grinta e rabbia agonistica, ti porta il più delle volte a sopraffare l’avversario.
Certo vi è la terza opzione in cui sono gli avversari a “scansarsi”, ma a noi non sembra troppo nobile anche se è il pluripremiato trentottenne capitano della Vecchia Signora a dirlo…
Occhio Gigi che Batman insegna: “O muori da eroe o vivi tanto a lungo da diventare il cattivo”…
Ah, un appunto, segnatevi il nome di Lo Faso, classe ’98 di belle speranze che entra e semina panico sulla sinistra con classe non comune. Da tenere sotto osservazione, potrebbe fare al caso del giovane ItalMilan che ha solo (ed era ora!) cominciato il suo nuovo ciclo.

Il Re dell’Est

INTER

da03d70584ebc83153efcaf076ea3f61È giunto il momento di calmarsi. Di essere lucidi, prendere un bel respiro, e analizzare la situazione con raziocinio. Dunque. Abbiamo compiuto un disastro vero e proprio, un caos che è un miracolo se non comprometterà l’intera stagione (perché all’inizio di novembre mi rifiuto di considerare l’annata buttata via), eppure qualcosa c’è. Qualcosa su cui lavorare, anzi no, meglio, qualcosa da tirar fuori. Una serie di motivi e fatti per cui vale la pena rimanere ottimisti. Può sembrare esagerato cerca luce nel mare di buio che è l’Inter degli ultimi mesi, ma francamente mi sono stufato di leggere e fare sempre le stesse catastrofiche considerazioni; preferisco, a questo punto, concentrarmi su quanto di buono ci sia per ripartire, senza cecità verso i problemi ancora macroscopici esistenti, ma diciamo con un piglio diverso rispetto a quello dell’ultimo periodo. E perciò. Abbiamo un nuovo allenatore, Pioli, il quarto della stagione, e finalmente sembra quello giusto per combinare qualcosa di positivo fin da subito. Dopo il terrore emanato dai vari Marcelino e Zola, sono rimasto piacevolmente colpito dalla lucidità finale che la società ha avuto nella scelta dell’ex Lazio, che conosce la Serie A e mette in campo la squadra con poche ma chiare direttrici, giusto quelle necessarie per mettere i giocatori in condizione di esprimersi al meglio. E qui veniamo al secondo punto: la colossale differenza rispetto alle crisi degli ultimi anni è che l’Inter ha finalmente un capitale tecnico importante. La rosa è di alto livello, a mio parere seconda solo a quella della Juventus, e che se orchestrata nella maniera migliore potrà fare cose davvero molto interessanti. Infine, devo ammettere che sapere di avere alle spalle, nonostante tutto, una società con una quantità scandalosa di denaro comunque mi rasserena, perché mi lascia la tranquillità che già a gennaio se qualcosa dovrà (e dovrà) essere fatto, non ci sarà alcun problema a farlo. Quindi, ricapitolando: la stagione è giovane, l’allenatore pare quello giusto, la rosa è assolutamente competitiva e se qualcosa dovrà essere raddrizzato ci sono tutti i mezzi per farlo. Forza, riprendiamo in mano questo campionato.

Alvaro Nazario Prisco

 

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