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Nuovo appuntamento de La Voce dell’Ideologia, che presenta una Juve meno Juve del solito, un Milan sempre più Milan formato ultimi anni e un’Inter che delle ultime Inter proprio non ha nulla.

JUVENTUS

194519756-05ed1d2a-b46f-4a75-b43c-8fb1a89bc66715 punti. 10 più dell’anno scorso, primato in classifica e, al momento, miglior difesa del campionato. Diciamo che visti questi numeri non dovremmo essere particolarmente cupi. Poi però ti metti il sabato a guardare la partita contro un modesto Palermo e ti scattano degli attacchi di panico/rabbia da farti venire non solo la pelle d’oca ma anche le piume. In 90 minuti probabilmente le azioni con più di 4 passaggi si contano sulle mani. Errori, appoggi sbagliati e disattenzioni al limite della Lega Pro. E dire che la qualità non mancava in campo. Da Bonucci a Pjanic passando per Dani Alves, Alex Sandro fino ad arrivare a Higuain. Però nulla. Sembrava di assistere alla sagra del passaggio sbagliato col povero Lemina che ogni volta che recuperava un pallone, e fortuna che ne ha recuperati tanti, si inventava appoggi improbabili e puntualmente sbagliava. Per non parlare di Pjanic. Doveva farci fare il salto di qualità però pare che dall’infortunio non stia recuperando. Higuain a fare chilometri insieme a Marione però poi un tiro solo in 90 e passa minuti. Insomma diciamo che di buono c’è stato solo il colpo di tacco del buon Goldaniga che ad oggi ha segnato più di Dybala. Però c’è anche un’altra cosa. C’è che nonostante tutto si è vinto una partita giocando male, che spesso è molto meglio di non vincere ma giocando bene. Ci sono le parole di richiamo di Bonucci, che probabilmente ha quasi più personalità fuori dal campo che in campo (e in campo ne ha tantissima). C’è il fatto che potenzialmente abbiamo vinto lasciando in panca sia la Joya che Pjaca. C’è che a breve rientrerà Marchisio, si spera. C’è che siamo primi. Alla faccia dei gufi e degli avversari. C’è che l’allenatore riesce a mantenere un clima sereno seppur sempre sul pezzo. Certo magari un po’ del suo ci ha messo con i moduli un po’ strani visti in terra sicula. Però alla fine non ha crocifisso nessuno. Ecco, diciamo che ci è mancato, come nel calciomercato, il punto esclamativo. Perché se fosse arrivato Witsel (non il top del top, ma comunque un buon giocatore) forse, nonostante l’infortunio di Asamoah, ora staremmo più sereni. Però questo è il calcio, lo è oggi e lo è stato anche negli anni passati, compresi gli ultimi cinque. E basta, sappiamo tutti come sono finiti.

La Furia Ceca

MILAN

3792172_galleryPoniamo che al minuto 94, contro la Fiorentina, ci fosse stato assegnato il rigore (netto), e che Luizao si fosse presentato sul dischetto e avesse insaccato. Altri 3 punti che ci saremmo portati a casa immeritatamente. Poteva finire così, ma non è successo. E che non sia successo non è nemmeno l’aspetto più fastidioso del match del Franchi: il pareggio passa quasi in secondo piano rispetto alla pessima qualità del gioco che la squadra ha, una volta ancora, mostrato. Non vogliatecene, ma siamo fatti così, sacchiani fino al midollo, non possiamo fare a meno del “bel giuoco” che dovrebbe convenire a un club come il Milan. E dunque parliamone: la partita è stata brutta, noiosa, snervante, metteteci l’aggettivo che preferite; ed è stata così soprattutto perché è mancato proprio lui, il gioco, questo sconosciuto, un tempo amico ma che ormai ha lasciato queste terre più nere che rosse. L’impostazione delle azioni è sempre la stessa commedia (o tragedia, dipende dai punti di vista): palla ad un centrale, che puntualmente non sa che fare e dunque la dà al terzino che, imbarazzato e confuso, cerca un buon uomo che si faccia carico dell’ingrato compito di organizzare qualcosa; alla fine di questa pietosa catena il fardello finisce per giungere al gigante buono, il nostro 99, che depresso e incazzato evita ulteriori sofferenze e conseguenti infarti a tifosi attempati spazzando l’odiata sfera il più lontano possibile. E veniamo agli straordinari attori di questa messinscena patetica: a Calabria si perdona l’ingenuità che ha causato il rigore giusto perché nel complesso la sua è stata una gara decente, e perché quando arriva a mettere un cross lo fa con una qualità che Abate si sogna; De Sciglio invece è disastroso, e quei pochi bonus che si era guadagnato in seguito ad un promettente Europeo li sta definitivamente esaurendo, con buona pace di quelli che “ecco il nuovo Maldini”; in mezzo al campo c’è gente che, se non altro, sa soffrire: Kuco è il carrarmato del mio cuore, senza le sue pezze saremmo un colabrodo, mentre Locatelli è difficile da valutare, si dice sia un fenomeno anche se i pochi scampoli di partita visti dicono tutt’altro. Si potrebbe però con coraggio metterlo dall’inizio, così, per vedere l’effetto che fa: meno qualità di così, in ogni caso, è difficile. Bacca è un giocatore la cui unica capacità è fare gol, lui fa solo gol, e va dunque da sé che quando non segna è un giocatore inutile, non aiutando la squadra né in fase difensiva né in costruzione. Riguardo all’allentatore (al di là dell’horror rappresentato dal cambio Jack-Antonelli, ma facciamo finta che nessuno ha visto nulla), perlomeno è stato in grado di organizzare una baracca che non prende palate di gol come quelle degli anni scorsi, anche se la squadra non sembra per nulla essere in crescita: è finito il tempo dei piccoli miglioramenti, è importante quantomeno cominciare a impostare un vero salto di qualità, specie in un momento in cui la classifica offre ghiotte opportunità.

Il Re dell’Est

INTER

172944728-45b1f305-e59b-4f0b-8089-5df43effca14Penso sia la prima volta in assoluto in cui non sono rimasto del tutto amareggiato dopo un pareggio a San Siro. Intendiamoci, quelli contro il Bologna erano tre punti che andavano portati a casa, e la mancata vittoria pesa soprattutto ai fini della classifica. Ma il morale, perlomeno dei tifosi, resta alle stelle, anzi, probabilmente ha toccato vertici ancor più elevati rispetto al pre-match. L’Inter è partita maluccio contro gli emiliani, gioco lento e macchinoso, assenza di Joao Mario pesante come un macigno, e l’impressione che la difesa, in assenza di anche solo uno fra Miranda e Murillo, possa crollare da un momento all’altro. E puntualmente è arrivato il gol di Destro, simpatica sinergia di cazzate fra centrocampo e retroguardia. Quante volte abbiamo visto i nerazzurri passare in svantaggio in casa contro una medio-piccola? Parecchie, specie negli ultimi anni. E l’esito era sempre lo stesso: qualche rara volta, con veemenza e grazie a qualche colpo dei singoli, si riusciva a ribaltarla; il più delle volte, invece, si assisteva alla raccapricciante pantomima di un assedio che non portava assolutamente a nulla, se non, nelle domeniche peggiori, al tipico contropiede e raddoppio degli avversari. Questa volta, invece, l’Inter ha sì riprese in mano, e saldamente, le redini della partita, ma in un modo decisamente insolito: con il gioco. Banega ha pian piano trovato il giusto raggio d’azione, Perisic e Candreva si sono svegliati e sono tornati ad essere le Ire di Dio che sono, l’ingresso di Gnoukouri ha ridato equilibrio e Miangue è, sorprendentemente, salito in cattedra. Dal gol del Bologna in poi si è finalmente vista una squadra che gioca bene a calcio, veloce, aggressiva, che pressa unita e in maniera continuativa. Una condizione di fluidità e grazia che ha contagiato persino Ranocchia, uno dei migliori nel secondo tempo, eccezion fatta per il clamoroso gol che si è divorato all’ultimo respiro. Abbiamo pareggiato in casa con il Bologna, è vero, ma che bella questa Inter che finalmente gioca, diverte e mette i propri campioni nelle migliori condizioni per esprimere tutto il loro talento. E perché no, vedere giovani come Miangue e Gnoukouri essere così incisivi e determinanti è forse una notizia ancora migliore. Tutti concetti impensabili quando si parlava di Inter fino a poche settimane fa. L’ennesima, grande (e non ultima, ci mettiamo la mano sul fuoco) vittoria di Frank De Boer.

Alvaro Nazario Prisco

 

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