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Nuovo appuntamento de La Voce dell’Ideologia, che per questa seconda giornata di campionato si focalizza sull’ennesima, ottima Juve, un Milan in continua crescita nonostante la sconfitta e su un’Inter che… vabbè…

JUVENTUS

Football - Soccer - Lazio v Juventus - Italian Serie AQuando si dice “massimo risultato, minimo sforzo” ed in fondo, specialmente nel calcio d’agosto, va bene così. La partenza lenta dell’anno scorso è ormai solamente un brutto ricordo per tutti noi bianconeri. Quest’anno, vuoi per una campagna acquisti che ci ha fatto sognare e che ha dato entusiasmo ad un ambiente già di per sé incredibile, vuoi per una solidità mentale che ha permesso ai nuovi di ambientarsi in fretta, siamo lì, con sei punti ed in cima alla classifica. Con la Lazio non è stato facile, certo il caldo asfissiante ha contribuito a rendere la partita, specialmente nel primo tempo, un po’ lenta e bloccata. Dopo una prima parte quindi un po’ opaca ci ha pensato il buon vecchio Allegri a riportare ordine ed energie ai ragazzi in campo, ed ecco quindi un secondo tempo più dinamico. Una seconda metà di gara caratterizzata dalle scorribande delle due ali unite alla classe, sempre unica, di Dybala, il tutto accompagnato dagli splendidi inserimenti di Khedira, ha portato alla rete proprio del centrocampista teutonico. Uno che se sta bene, è un fenomeno puro. 1-0 vantaggio e partita vinta. Se poi a tutto ciò si aggiunge il piccolo dettaglio che nell’undici iniziale mancavano, oltre a Bonucci, Marchisio e i vari lungodegenti, anche Mister 90 milioni (di buoni motivi per sorridere), Pjanic e quel Pjaca che tanto promette bene, beh allora è naturale pensare che il gioco e la qualità possano solo migliorare e a quel punto, per le altre, sarà davvero dura. Se c’è una cosa però che oggi ci fa leggermente preoccupare e forse mai come quest’anno avremo pensato di doverlo dire, ecco quella cosa è il mercato. Il fantomatico centrocampista ancora non si vede. Matuidi alla fine rimane dagli sceicchi mentre gli altri, da Luiz Gustavo a Kovacic passando per il sempre presente Witsel, per un motivo o per un altro sono difficili da portare a casa. Inoltre più passa il tempo  più il tutto diventa complicato, e non vorremmo mai ritrovarci con un altro Hernanes in casa. Quindi premiata ditta Marotta-Paratici fuori i dindini per l’ultima volta e regalateci un altro colpo che ci possa fare sognare ancora più in grande!

La Furia Ceca

MILAN

Cq-zfc5WEAAkzXsBuona anche la seconda. No, non siamo pazzi, il risultato di Napoli ci è ben noto e ne abbiamo preso atto. La superiorità della squadra di Sarri è stata evidente, consapevole della propria forza e con una notevole conoscenza mnemonica di movimenti e schemi dell’allenatore napoletano. C’è però del nuovo nella trasferta di Napoli. Dopo il Milan divertente della prima a San Siro contro il Toro, al San Paolo c’è stato un upgrade: il Milan non ha paura e dimostra di saper lottare con coraggio. Sotto di due gol, dopo il nuovo vantaggio napoletano, rimasti in dieci, in nove, anche quando la palla stava rotolando verso un inevitabile autogol, i ragazzi non hanno mollato, lanciandosi per fermare, anche con le mani, ciò che fermare non si poteva. È questo il coraggio, affrontare le sfide dando tutto, giocarsela anche sapendo di essere inferiori, senza lasciarsi bloccare dalla paura di fallire. L’immagine è quella di Romagnoli che si immola tuffandosi per tentare di salvare la porta rossonera: certo non è il modo in cui tradizionalmente si vincono le partite… ma è lo spirito di sacrificio, la voglia di lottare che mancava. È il coraggio il secondo passo della rinascita psicologica targata Montella. Altra nota lieta è la sensazione che, dopo tante estati di prese in giro, questo possa davvero essere l’anno zero. In questi ultimi anni infatti abbiamo dovuto sorbirci squadre allestite senza una logica ma spacciate per grandiosi progetti di rinascita affidati a bandiere che, ingenuamente o forse per troppa supponenza, hanno accettato di metterci la faccia, ma era però solamente un sistema per mascherare la realtà: un progetto mai c’è stato, semplicemente si era in attesa delle sonanti monete cinesi. Quello di oggi è però un Milan giovane, con sei titolari under ventitré, con sei giocatori convocati da Ventura, che non ha svenduto i propri punti di forza (senza i cinesi, Romagnoli sarebbe già volato da parrucchino Conte alla corte di sua Maestà la regina Elisabetta II), con un allenatore che ha un’idea di calcio ben precisa e che non sarà più condizionato da ingombranti consigli presidenziali. Queste devono essere le basi, da qui si deve finalmente ripartire. C’è però l’altra faccia della medaglia: la foga, a volte eccessiva, è sfociata in comportamenti nevrotici, come nell’episodio del rosso a Kucka, reo di aver offeso il permaloso Valeri che per ripicca ha estratto il rosso. Inciso: un arbitro dovrebbe saper essere super partes e non una terza parte che si fa trascinare a sua volta da manie di protagonismo finendo per influenzare e rovinare una gara ancora aperta; lo slovacco certamente sbaglia nell’insultare il giudice di gara ma un’ammonizione era più che sufficiente. Altre volte, invece, è stata l’inesperienza della giovane formazione meneghina a sfociare in comportamenti demenziali, come il rosso a Niang che ostruisce un Peppe Reina furbetto e con evidenti problemi di stabilità. M’Baye… già non sei ‘na cima… evita di buttarti dai tetti di villeggiatura che i pochi neuroni rimasti sono già stati sufficientemente traumatizzati. Da segnalare un Suso in grande spolvero che regala una prodezza all’incrocio, e un duello Mertens-Donnarumma in cui il piccolo enorme diciassettenne si esalta esibendosi in colpi di reni spettacolari. Gigio oggi entra nella storia come il più giovane nazionale italiano convocato negli ultimi 105 anni, l’augurio è che sappia seguire le orme di un altro gigantesco Gianluigi nazionale.

Il Re dell’Est

INTER

Un tranquillo pomeriggio allo stadio di un giorno da cani. Nell’ordine: prima della partita, durante la partita, dopo la partita.

ATTO I
L’infinito (ventaglio di modi con cui l’interista è capace di illudersi)

Sempre caro mi fu quest’etereo stadio
e questi spalti, che da tanta parte
del crepuscolo meneghino il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminata
fiducia poggiata su quelli, e sovrumano
vociare, e profondissimo amore
io nell’illusion mi fingo; ove per poco
il cor non si perde. E come l’”Amala!”
odo stormir fra queste seggiole, io quello
infinito cantare a questa voce
vo’ comparando: e mi sovvien Joao Mario,
e le gloriose stagioni, e la presente
e viva, e il suon dei cori. Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questa Inter.

ATTO II
Spesso il male di vivere ho incontrato (la maggior parte delle volte proprio a San Siro)

Spesso il male di vivere ho incontrato:
era Medel avanzato che imposta

era l’incartocciarsi di Banega senza sosta
a centrocampo, era Santon stramazzato.

Bene non seppi, fuori dell’imprevisto
che schiude la maledetta diffidenza:
era il lampo nella sonnolenza
del secondo tempo, e la deviazione, e Rispoli che corre esultante.

ATTO III
Maestrale (o “Della mestizia”)

S’è rifatto il sereno
nell’aria: tra le scale parlotta la gente.
Sul quartiere quietato, nei vicoli, qualche canto osceno
di pena si sente.

Una carezza disfiora
la linea dei tetti e la schiarisce
un attimo, barlume lieve che rassicura ancora
ma è un’illusione, che in fretta svanisce.

S’imbruna nella sera
la vasta distesa, si agita, indi si disperde desolata
e specchia nel suo cuore vasto codesta mia mera
vita turbata.

O mia memoria che additi,
in questa amarezza tarda,
ogni rinato timore di incubi mai sopiti
fra le tue pieghe, guarda:

sotto il blu sempre più fitto
del cielo un tifoso deluso se ne va;
né sosta mai: perché tutte le immagini portano scritto:
“Cara Inter, ma vai a fanculo, va’!”

Alvaro Nazario Prisco

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