FotorCreated

Nuovo appuntamento de La Voce dell’Ideologia: tutto tornato (quasi) come prima…

JUVENTUS

Mario-Mandzukic-Juventus-678x381Si sta come i nani sulle spalle di Mandzukic. Forse si potrebbe riassumere il nostro sabato calcistico con questa rivisitazione delle parole di Newton forse però non sarebbe abbastanza. No, perché la partita di Mario Mandzukic di sabato è stato molto di più. Presenza, forza, quantità ma anche qualità. Salvataggi incredibili sulla linea di porta, recuperi palla degni di centrocampisti alla Gattuso ma allo stesso tempo gol, quella spizzata di testa a sancire una partita maestosa, da gigante. In un momento difficile, dopo la sconfitta di Genova, e contro un avversario ostico come l’Atalanta, Marione si è caricato sulle spalle tutta la squadra trascinandola solo come i più grandi sanno fare. Avere un giocatore così in squadra è infatti stato sprone per tutti gli altri. Perfino il Pipita sta iniziando a capire come giocare insieme al croato e ha fornito una prestazione che, nonostante il mancato gol, è stata preziosissima. E quando arriverà Dybala sarà un piacere per Allegri dover scegliere i due lì davanti. Ma oltre ai due davanti, sabato si è rivisto anche Pjanic. E non tanto per i due assist da corner, quanto per la capacità spettacolare di danzare tra le linee e liberando nell’erba qualità sopraffina. Una qualità unica, magari ribelle però sempre preziosa. Preziosa come le geometrie e la raffinatezza nascosta di Marchisio che, partita dopo partita, sta prendendo per mano tutto il centrocampo facendolo muovere con un’armonia unica. Insomma sabato è andato tutto praticamente benissimo. Una squadra nuovamente unita, concentrata e che, gol preso a parte, ha dimostrato che se è sul pezzo è una macchina quasi perfetta. Una macchina che, nonostante sia falcidiata dagli infortuni, non smette di proseguire la sua corsa a ritmi impressionanti. E chissà se questa difesa a quattro con Pjanic trequartista non sia davvero la possibile quadratura del cerchio in attesa che tutti i giocatori tornino a disposizione. Che poi noi sogniamo qualcosa di più del solito, per quanto bello, campionato. Sogniamo quella cosa lì che con le sue orecchie grandi grandi magari riesce a cogliere i nostri pensieri bisbigli.

La Furia Ceca

MILAN

7060055-U202073400782Iy-U1701112247827BHI-620x349@Gazzetta-Web_articoloOra che l’inverno è ormai cominciato c’è un nuovo eroe che sta scaldando i cuori rossoneri. Parliamo del Sir William Wallace Italo-Peruviano: Gianluca Lapadula che domenica ha trovato la prima gioia in quel di San Siro regalandoci al minuto ottantasei una vittoria fondamentale per mantenere il secondo posto in attesa dello scontro diretto di lunedì con la squadra della capitale. Il giocatore classe 1990, che viaggia alla modesta media di un gol ogni 85 minuti, colpisce non per doti sopraffine o per la qualità che esprime sul campo ma, come il protagonista del film di Mel Gibson, per la grinta, il coraggio e il cuore con cui si spreme sul terreno di gioco dando tutto ciò che ha come non ci fosse un domani. Caratteristiche lontane dallo svogliato e spocchioso Bacca che fatica a mettersi al servizio della squadra ed è capace di protestare anche quando sostituito all’ottantesimo minuto di una partita in cui non ha toccato palla. La sfida contro la Roma di Totti e Spalletti è cruciale, battere i giallorossi all’Olimpico sarebbe una prova di forza e maturità enorme, sarebbe la ciliegina sulla torta di un girone di andata davvero memorabile. Oltretutto, spingendosi un po’ oltre e buttando l’occhio alla successiva giornata di campionato, spicca un sabato sera in cui Juve e Roma si troveranno di fronte e il Milan potrebbe zitto zitto andare a trovarsi in zone sempre più eccitanti. Ok forse ci stiamo facendo prendere un po’ la mano, ci scuserete, d’altronde sono anni che il piatto piange e abbiamo una gran fame. Per tornare coi piedi per terra è sufficiente pensare alla prestazione del Principito Sosa e all’inutilità della sua presenza. Ma perché? Ma io dico… Adriano, la prossima volta che ti puzzano 7,5 mln fammi un colpo, ci penso io a spenderli.
Ecco infine che le nostre paure si sono avverate: closing rimandato, termine ultimo posticipato al 28 febbraio, e caos e incertezza che perdurano imperterriti. Ora dunque si profila un altro mercato condiviso tra vecchia e, si spera prima o poi, nuova dirigenza. In realtà di condiviso ci sarà ben poco poiché se non saranno i cinesi a mettere i soldi per gli acquisti, come sarebbe dovuto essere, l’impressione è che di innesti ce ne saranno ben pochi. Toccherà ancora allo Zio Fester arrabattarsi per l’ennesima volta buttando nel calderone quello che il mercato gli permetterà, per poi concludere che, essendo secondi (quanto sarebbe bello arrivare a Natale ancora secondi…), coi nuovi arrivati siamo competitivi per sfidare la Vecchia Signora per il primato. Insomma ci si prospetta un copione già visto e rivisto… a meno che… A meno che i recenti sviluppi politici di questo nostro pazzo Belpaese non costringano il presidente a tornare in campo e candidarsi per l’ennesima volta, e si sa, una delle armi preferite di Silvio in campagna elettorale è portare a Milanello grandi campioni per addolcire le matite degli elettori. A che improbabile quanto amara speranza tocca aggrapparsi…

Il Re dell’Est

INTER

627213188-e1480715760783“Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”: se al mio collega juventino è stato concesso di citare, persin storpiare, Isaac Newton, allora mi sento pienamente in diritto di chiedere timidamente in prestito le parole a Giuseppe Ungaretti per descrivere l’Inter 2016/2017. Non potrebbe esserci espressione migliore, d’altronde: come le foglie autunnali se ne stanno lì, in bilico fra le ultime gocce di linfa e l’inesorabile caduta, così la compagine nerazzurra è impegnata in una patetica lotta per la sopravvivenza che, puntualmente, viene scoraggiata dalla prima folata di vento. Che poi le foglie di Ungaretti (che, per onor di verità, rappresentano i soldati in guerra) una volta cadute hanno chiuso, fine del discorso; lo stillicidio interista invece non finisce mai, anzi, si rinnova settimanalmente come fosse un contrappasso dantesco o una pena prometeica. Si pareggia il derby con carattere, si asfalta la Fiorentina mostrano ottimo gioco, e poi si va a Napoli a prendersi tre schiaffi. E la cosa che disturba, basisce, deprime maggiormente, più che il sonoro risultato, è l’impotenza: una difesa senza alcuna possibilità di riuscire ad arginare l’impeto degli attacchi partenopei, centrocampisti che si inseriscono male e tamponano ancora peggio, attaccanti che si arrabattano come meglio riescono. In panchina un povero uomo che si sbraccia, si sgola, prova a mischiare le carte senza riuscire mai a pescare il jolly. C’è poco da analizzare, discutere, ipotizzare a proposito di questa Inter; o meglio, ce ne sarebbe così tanto da non sapere nemmeno da che parte cominciare, tanto vale non provarci nemmeno. Lasciateci  così, ghermiti dallo scoramento, paralizzati dal pessimismo e sguazzanti in un inevitabile cinismo. Che altro possiamo fare? Prometeo, almeno, si era battuto per la libertà degli uomini, venne punito dagli dei per gelosia, subì le conseguenze di una straordinaria battaglia. L’inter paga semplicemente lo scotto di un’incapacità ad ogni livello, nient’altro. Che poi, solitamente, con l’audacia che contraddistingue il tipico tifoso nerazzurro, si tenta sempre di credere che la prossima domenica sarà quella della svolta, che la prossima stagione sarà quella giusta, che il prossimo acquisto o il prossimo allenatore saranno gli uomini della Provvidenza. Questa volta, quest’anno, non riesce nemmeno di far questo: guardo avanti e vedo solo il fegato dilaniato dall’aquila, o la pena senza fine di un girone infernale che dovrebbe essere inventato apposta per l’Inter.

Alvaro Nazario Prisco

Rispondi