Final - Germany vs Argentina Epa

Pele-CruyffAvrei voluto, l’avrei voluto per davvero. L’avrei voluto perché io, purtroppo, di Maradona ho fatto in tempo a scorgere solamente la caduta, non l’accecante luccichio e men che meno l’ascesa. L’avrei voluto perché io di Pelé e Cruijff non ho potuto vedere un bel niente, se non immagini sgranate o dai colori più pallidi di quelli che scorgi d’inverno dietro un vetro appannato. E della Saeta Rubia Di Stefano manco a parlarne. Sì, ho visto Ronaldo, ma ero piccolo, troppo piccolo per raccontare le emozioni che si nascondevano dietro a quel roteare divino di gambe attorno ad un pallone, per condividere con qualcuno i sogni di quel sorriso nascosto dietro ad un chupa-chups. Avrei voluto, l’avrei voluto per davvero che Messi si caricasse in spalla l’Argentina intera e si issasse, lui piccolo come una pulce, sull’alta montagna dell’Olimpo del calcio. E invece niente, invece la mia speranza s’è infranta in uno sguardo al 120 minuto.

Non che in Messi riponessi chissà quale fiducia, lo ammetto. Chi ci legge da un po’ sa che il mio gusto estetico calcistico propende per il numero 7 imbrillantinato che gioca a Madrid. Ma ciò non vuol dire che non ci sperassi. Non mi bastava esser stato testimone di una leggendaria tragedia sportiva, quell’1-7 che ha infranto più cuori di Bobo Vieri a Formentera, volevo di più. Volevo essere testimone anche della leggendaria favola sportiva, quella di Messi che finalmente si consacrava a fuoriclasse senza tempo. La sua finale invece è stata un paio di guizzi e nulla più, la solita eclissi di una stella che quando brilla fa paura, ma che quando attorno a sé ha le nuvole, non riesce proprio a farsi spazio in quel muro. L’ultima goccia di speranza l’ho avuto alla fine del secondo tempo supplementare. La Germania è avanti da un sette minuti e l’Argentina sta provando a ribaltare la sentenza ineluttabile con la garra che ha sempre contraddistinto quella Nazione e la sua popolazione. I tedeschi son distrutti e Schweinsteiger, il migliore dei suoi, con le ultime energie abbatte sulla trequarti offensiva un avversario che tentava un’ultima disperata sortita solitaria. Prende la palla Messi, sistema la palla Messi, batte Messi. Può ancora scrivere la storia Messi, può ancora ribaltare il mondo con un piede Messi, può salire lassù sull’Olimpo Messi.

Lionel Messi reutersEd è lì che ho visto lo sguardo ed ho capito che era inutile sperare. Non si può dire fosse uno sguardo impaurito o teso, no. Ma ero uno sguardo vuoto, di chi non ci crede già più, era lo sguardo peggiore di tutti. Era lo sguardo che spegneva le luci al Marcanà, che batteva una mano sulle spalle dell’Argentina per dire “macchè, davvero ci credi ancora?”. E se sei il capitano di una Nazionale, quello sguardo non te lo puoi permettere. E se sei il capitano di una Nazionale, hai il numero diez sulla camiseta, hai quattro Palloni d’Oro in bacheca e ti chiami Lionel Messi, quello sguardo non te lo puoi permettere. Questo mi ha deluso, l’arrendevolezza con cui si è abbandonato al fato, con cui non ha cercato di combattere l’ineluttabile, con cui non si è ribellato. Ed è per questo che Messi non sarà mai Maradona, Pelè, Crujiff o Di Stefano. Perché potremmo stare ore ad immaginare lo sguardo con cui questi quattro avrebbero affrontato quella punizione e già solo questo dimostra la loro superiorità: di Messi non lo immagineremmo neppure, perché quello sguardo non esiste. Non è mai esistito.

Del resto Messi è un bellissimo regalo della natura ma ti dà sempre la sensazione di ritenere il suo talento troppo: troppo per un calciatore solo, troppo per un fisico come il suo, troppo per un ragazzo che, probabilmente, la cosa che desidera di più è solo la tranquillità. O almeno questo è ciò che dimostra. L’adrenalina e l’agonismo paiono elementi e sensazioni che nemmeno lo tangono di striscio. A Messi manca il carattere per salire su quell’Olimpo. A Messi mancano i coglioni. Ciò non vuol dire che non sia grande, che non sia un calciatore fantastico, un qualcosa di inspiegabile ed irripetibile. Ma non sarà mai tra quelli là ed oramai la sentenza è arrivata. La sensazione che ha dato è che abbia voluto tirare quella punizione solo perché sapeva che era ciò che tutti si aspettavano in quel momento da lui, non perché fosse convinto di volerlo fare. Partendo così la palla era già in tribuna prima ancora che il suo sinistro impattasse la sfera.

messi-maradonaMi dispiace, mi dispiace veramente, perché sarebbe stato meraviglioso poter essere qui oggi ad ammettere di essermi sbagliato nelle mie valutazioni su Messi. Ad ammettere che sì, Messi meritava l’Olimpo. Ed invece, d’ora in poi, qualsiasi cosa farà o vincerà non servirà più, non gli basterà mai a salire così in alto da essere eletto tra i membri permanenti dell’Olimpo. Servirà solo ad essere una volta in più la mascotte della FIFA nel mondo, la cartolina buonista dietro cui Blatter & Co. potranno nascondersi, come ieri hanno dimostrato con quell’inutile premio consegnato all’argentino a fine partita. Ed a lui sta bene così e la cosa mi fa incazzare come neanche potete immaginare. Tutto questo l’ho capito da uno sguardo ripreso qualche secondo da una telecamera. Uno sguardo dentro cui si sono spente 41 milioni di speranze, uno sguardo che è valso più di mille parole.

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Crede nello sport come forma di narrazione, è Dottore in giurisprudenza perché crede ancora nella giustizia e legge per tenere i piedi ben saldi sulle nuvole. Ha trovato una Winston blu. L'ha fumata. @Andrea_Ross89

3 Commenti a “La speranza infranta in uno sguardo di Messi

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