Nibali Tour de France 2015 Lapresse

Froome Tour 2015 reutersLa classifica ha recitato: Christofer Froome (Sky) al primo posto, secondo Nairo Quintana (Movistar) a 1’12’’, terzo Alejandro Valverde (Movistar) staccato di 5’25’’. Ai margini del podio troviamo, quarto a 8’36’’ Vincenzo Nibali (Astana) e quinto a 9’48’’ Alberto Contador (Tinkoff-Saxo). Tra i fantastici quattro il più forte è stato quindi Chris Froome, mentre Nibali e Contador hanno deluso facendosi sorprendere persino da un brillantissimo Valverde. Punto. Questo è stato il Tour 2015. Punto. Ma ne siamo sicuri?

Chiariamo subito una cosa: Chris Froome ha vinto perché ha dimostrato di essere il più forte e di avere avuto la squadra più performante. Il Tour l’ha piegato nelle prime 10 tappe dove si pensava potesse perderlo, poi si è “limitato” a controllare, compito non facile perché in un grande giro come il Tour è forse più importante riuscire a gestire la pressione mediatica che il proprio fisico. E prendere la maglia gialla dopo pochi giorni ti riempie di una responsabilità che pesa come un macigno su di te e su tutta la tua squadra: ma proprio la solidità del battaglione Sky ha completato l’opera iniziata dal suo capitano sulla salita di Pierre-Saint-Martin. Dopo quella performance stellare, ci sono voluti 10 giorni perché qualcuno si riprendesse dal colpo e ricominciasse a pensare che Froome era anch’esso vulnerabile.

nibali lapresse 2015Ed è qui che la Movistar ha pagato: Quintana è stato l’unico a non arrendersi del tutto sotto le micidiali frullate del keniano ma poi non ha reagito. I Pirenei sono passati. Sono passati anche i giorni di trasferimento verso le Alpi. Sono arrivate la Alpi. E Quintana ancora incollato alla ruota di Froome. E la domanda che tutti ci facevamo giorno dopo giorno era: ma cosa aspetta la Movistar a provare qualcosa per far saltare Froome e la Sky? Quintana era l’unico che poteva pensarci. Ma dov’è scomparso? Cosa aspetta? E questa domanda giorno dopo giorno è salita con rabbia perché chi si presenta al Tour da favorito non può stare al guinzaglio di colui che sembra il più forte. Ma la Movistar si è lasciata mettere la museruola senza opporre troppa resistenza: ha aspettato e guardato. Guardato un Froome che è perfettamente riuscito nel suo intento: spaventare tutti gli avversari con un’ombra ben più grande e paurosa di quanto in verità non è apparso alla fine.

Si è gridato allo spettro di una nuova generazione di doping di squadra dopo la prestazione del capitano della Sky: quei 15,3 km al 7,4% di pendenza media percorsi in 40’39’’ alla media di 22,583 km/h hanno scatenato la fantasia di molti. Ma è proprio guardando questi numeri che l’alieno Froome sarebbe dovuto sembrare più umano: una VAM (velocità ascensionale media) di 1674 m/h è indice di un’ottima prestazione, non di una prestazione fuori norma. Nibali l’anno scorso sulla salita di Hautacam (un’ascesa paragonabile alla Pierre-Saint-Martin di quest’anno visto che sono 13,3 km con pendenza media dell’8%) ha impiegato 37’20’’ con una VAM di 1705 m/h, scaricando sulla strada una potenza del tutto analoga a quella di Froome quest’anno. E sono valori ben lontani da quelli dei tempi bui del doping dove, proprio sulla salita di Hautacam, Bjarne Riis ha fatto registrare una VAM di 1833 m/h staccando, ipoteticamente, il nostro Vincenzo di ben 3 minuti. Questi numeri fanno preoccupare, non quelli di quest’anno. E comunque, Froome ha perfettamente centrato l’obiettivo: minuti sulla strada e timore nelle menti degli avversari. Troppo timore. E le conseguenze sono state immediate.

contador tour 2015 lapresseDov’erano i Movistar sul Col du Tourmalet? Dov’erano i Movistar a Cauterets? Dov’erano a Plateau de Beille, sul Col de Manse, sul Col d’Allos, a Pra Loup, sul Col du Glandon? Dov’erano sulla Croix de Fer per isolare e mettere in crisi Froome? Poi, a La Toussuire e all’Alpe d’Huez è partita la spettacolare rincorsa di Nairo Quintana, che è davvero lo scalatore più forte del ciclismo di questi anni. Ma era troppo tardi. Se a Quintana, data la sua giovane età e ciò che ci ha fatto vedere negli ultimi giorni di gara, possiamo concedere un’altra chance di dimostrare che è un fuoriclasse, cosa dire di Valverde? Il campione spagnolo si è trovato in uno stato di grazia che gli ha permesso di raggiungere (meritatamente) un traguardo che troppo spesso gli era sfuggito nella sua ricca carriera: il podio sui Campi Elisi. E quindi, giustamente, si è mosso in funzione di quell’obiettivo sacrificandosi anche per il suo giovane capitano l’ultimo giorno per tentare un ultimo disperato assalto al Jaune. E fin qui non ci sarebbe nulla da recriminargli. Ma perché ogni volta che si sono mossi Contador o Nibali per mettere in difficoltà Froome, non solo la Movistar come squadra non ha dato il proprio sostegno ma Valverde in primis ha sempre fatto da stopper ai loro attacchi? D’accordo, Valverde non poteva impensierire da solo Froome o mettere in difficoltà la Sky, ma perché non provare a dare una mano quando qualcun altro si è assunto questo compito? Scatta Contador, e Valverde dietro lo stoppa. Riparte Nibali, e Valverde lo stoppa. Ripresi. Riparte Nibali e Valverde ricuce, lo raggiunge, si mette a ruota e continua a girarsi: ma perché non vai davanti a menare per 200 metri e porti via la fuga? Nibali o Contador da soli non potevano fare paura quest’anno, ma in coppia sarebbe potuto essere diverso.

Ma niente, Valverde ha aspettato (come insegna la Movistar) e ha portato a casa il podio, riuscendo a sfuggire ad una orgogliosa rimonta del nostro Vincenzo Nibali che non sapremo mai come sarebbe finita se non ci fosse stata quella foratura ai piedi dell’Alpe d’Huez. Se nel 2014 al nostro Vincenzo è andato tutto bene, quest’anno è andato tutto male, a cominciare dalla squadra. Il problema è arrivato alla seconda tappa: ventaglio e Nibali si fa sorprendere senza nessun compagno intorno. Nessuno lo aspetta, sono tutti sparsi qua e là. Come se non bastasse, Vincenzo fora, ed è costretto a recuperare tutto solo: possibile che il campione uscente, sia l’unico tra i grandi favoriti a non avere mai i compagni intorno a scortarlo e proteggerlo? Possibile che il direttore sportivo (un certo Aleksandr Vinokourov) dopo il crollo a Pierre-Saint-Martin se ne esca con una frase del tipo: «Nibali non è più il nostro capitano»? Certo, le gambe di Vincenzo non erano quelle dell’anno scorso, ma ciò che lo ha affossato e battuto è stato il vedersi completamente isolato, senza squadra e senza stima. Lui, con il numero uno sulle spalle, uno dei pochissimi ad aver vinto un Tour, una Vuelta e un Giro: un’enorme responsabilità che si è trovato di colpo, nel vento e nella pioggia di Zeland, a portare completamente da solo. Seppure per motivi completamente diversi, stesso esito per Alberto Contador: dopo un Giro d’Italia corso da padrone, le gambe non hanno risposto come avrebbe voluto.

froome nibali tour de france 2015Due campioni, stesso destino. Tra i fantastici quattro, sono loro quelli che ne escono sconfitti. Dal punto di vista della classifica, non dal punto di vista del carattere. Di fronte allo strapotere della Sky, chi ha provato a rimescolare le carte? L’Astana, dopo essersi riorganizzata (anche se solo con l’ottimo Scarponi, Grivko e Westra) è la formazione che più di tutte ci ha provato. Anche la Tinkoff, seppur con meno coraggio, si è spesa in una disperata opera di logoramento degli uomini in nero. E questo vale molto di più di mille strategie e calcoli. La Sky è il Team che addestra macchine, educa computer, non uomini: quando va tutto bene, come quest’anno, allora sono inarrivabili. Ma quando un granellino di sabbia si infiltra nei loro perfetti ingranaggi, manca la capacità di reagire e sopportare l’imprevisto. Cosa è successo a Richie Porte quest’anno al Giro? Foratura e ritiro. E l’anno scorso al Tour, allo stesso Froome? Cadute e ritiro. E l’anno prima a Wiggins durante il Giro? Scivolata sulla pioggia e ritiro. Il campione non è colui che non cade mai ma è colui che quando cade si rialza più forte di prima.

Nibali e Contador non potevano contare su di una forma strepitosa. Nibali a metà Tour era fuori dalla top ten, inabissato a 7’47. Contador, rimasto più o meno a galla fino alle Alpi, eccetto su Pierre-Saint-Martin, è sprofondato in seguito ad una caduta in discesa prima della salita di Pra Loup. Eppure, chi è la prima squadra a reagire dopo la batosta di Pierre-Saint-Martin? L’Astana, la squadra del capitano che ha pagato di più la prima settimana e l’inizio dei Pirenei. Proprio il giorno seguente, sul Tourmalet è un forcing d’orgoglio e poche gambe, perché poi lo stesso Nibali pagherà sulla successiva ascesa di Cauterets. Chi ci riprova sul Col de Manse? Ancora l’Astana, e questa volta Vincenzo riesce a staccare gli avversari. E chi sul Col du Chaussy e sul Col du Glandon? Prima la Tinkoff e poi l’Astana. Prima Contador e poi Nibali. Sul Col de la Corix de Fer? Prima Contador e poi Nibali. Sono scatti di orgoglio, di esperienza, di cuore. Se Nibali fosse stato uomo di classifica non lo avrebbero lasciato andare da solo a 56 km dal traguardo di La Tossuire, ma Vincenzo ha retto la rimonta di Quintana e soprattutto di Froome. Un attacco insensato forse per gli uomini della Sky. Un attacco che non poteva nascere da un calcolo o da un programma, perché non c’era speranza. Solo la speranza di un illuso. O di un campione. Anche Contador aveva provato sulla stessa salita, ma 15 km prima, ed era stato ripreso poco dopo.

Nibali vince tappa al tour 2015 lapresseBagliori, lampi che accendono e infiammano i cuori di chi segue questo sport e quindi ama le imprese contro ogni logica e ogni calcolo. È questo che manca alle macchine Sky ed è questo che è mancato a Froome (e Quintana): quella sana pazzia di uno straordinario gesto senza speranza eppure così ragionevole. Perché ogni nostro giorno è un po’ così: prima siamo al massimo e poi cadiamo, prima ci esaltiamo e poi siamo umiliati. E a questo punto cosa facciamo? Ci ritiriamo o proviamo a reagire?

Un commento a “La solitudine dei campioni (riflessione a distanza sul Tour)

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