montolivo e özil

Sono passati quarantadue anni dalla partita del secolo, in cui il mondo vide per la prima volta che cosa significava realmente Italia-Germania; dopo quasi mezzo secolo il calcio ha cambiato faccia, protagonisti e anche l’essenza, eppure davanti a certe sfide il tempo sembra inchinarsi per lasciare spazio solo alla leggenda.  Quella che sulla carta è una sfida come tante altre tra due delle nazionali più forti del mondo, gli eventi l’hanno trasformata in qualcosa di più di una semplice partita, costringendo l’intero mondo a fermarsi ad ammirare.

 

Bastò il primo incontro per far tenere il fiato sospeso all’intera umanità, ed è lì che queste due squadre iniziarono a scrivere la storia; infatti, a chiunque chiederete che cosa fu Messico ’70, la risposta sarà una sola: Italia-Germania 4-3. Poco importa che quel mondiale lo vinse il Brasile, che fosse il terzo consecutivo di Pelé e compagni e che quella sfida fu semplicemente una semifinale; tutto divenne secondario di fronte alla classe di Riva, alla spalla lussata di Beckenbauer, all’opportunismo di Müller e all’esultanza di Rivera, protagonisti di quegli incredibili supplementari che ogni tifoso ha impresso nella memoria. Vinse la Seleçao, ma tutti amarono le due nazionali europee.

 

Da quel momento, iniziò il vero e proprio spettacolo; i tedeschi, feriti nell’orgoglio, resero un’accesissima rivalità e di questo ha beneficiato lo spettacolo. Dopo dodici anni si era di nuovo di fronte e questa volta nella finale della competizione più ambita, e così un’altra generazione trovò il suo simbolo sportivo. Infatti, l’indimenticabile urlo di Tardelli, l’espressione di Bearzot e l’esultanza di Pertini divennero l’immagine di Spagna ’82, e ancora una volta un intero Mondiale fu dimenticato in favore di una singola partita, nonostante gli azzurri avessero eliminato sia Argentina sia Brasile. I tedeschi, affaticati dai rigori contro la Francia, fallirono nell’obiettivo di vendicare i “caduti” del ’70 e ciò diede inizio alla sindrome azzurra.

 

Le maglie bianche riuscirono a vendicarsi con il trionfo di Italia ’90. Tutte le sofferenze della squadra più forte d’Europa trovavano finalmente giustizia: avevano vinto in casa della nemesi, l’orgoglio era ripristinato; la vittoria era imperfetta poiché l’Italia non era stata mai affrontata, ma era pur sempre la soddisfazione tanto attesa. Non potevano immaginare lo smacco che il destino gli aveva preparato. Germania 2006, Grosso e Del Piero; al Westfalenstadion, il tempio dove la Deutschland non aveva mai perso, un intero popolo vide concretizzarsi il suo peggiore incubo. Ancora una volta i teutonici uscirono sconfitti e questa volta al danno si unirono anche la beffa e l’umiliazione.

 

Oggi, un destino beffardo ha deciso di proporre un altro capitolo di questa eterna sfida; i due avversari si rincontrano, molto cambiati nei protagonisti ma identici nella natura e nelle motivazioni a quelle due squadre che scesero in campo il 17 giugno 1970. Impossibile prevedere se la corazzata Loew saprà entrare nella storia, ottenendo il tanto agognato successo, o se la banda di Prandelli sarà capace di difendere la nostra storia. Una sola certezza: il mondo si siederà sul divano per non perdersi lo spettacolo.

 

Matteo Arosio

Un altro modo di raccontare lo sport.

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