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Motorsports: FIA Formula One World Championship 2014, GP degli Stati UnitiLa Formula 1, nel corso della sua gloriosa storia, ci ha spesso regalato stagioni in cui, a causa di una monoposto nettamente più performante, la lotta per la vittoria perdeva il suo interesse a discapito di quella per la piazza d’onore. Di esempi ce ne sono tanti, i più recenti risalgono alle annate 2011 e 2013, nel corso delle quali una RedBull nettamente superiore alla concorrenze permise a Sebastian Vettel di aggiudicarsi con irritante facilità la vittoria finale; oppure, per la “generazione 2000”, come dimenticarsi del farlocco campionato 2009, dove una BrawnGP irregolare permetteva all’allora Signor Nessuno Jenson Button di proclamarsi Campione del mondo (salvo poi smentire ogni critica dimostrando il suo valore alla McLaren); e da ultima l’annata 2004, con uno Schumacher capace di demolire ogni flebile resistenza grazie al suo immenso talento ed a una Ferrari forse mai così forte, cogliendo ben 13 successi su 18 (15 di scuderia contando anche quelli di Barrichello, a dimostrazione di una netta superiorità della vettura di Maranello).

Così come quelle citate, anche il campionato 2014 lasciava presagire un netto dominio di una scuderia e di un pilota, destinato ben presto a chiudere ogni velleità iridata. Ed invece, per la fortuna del circus e di tutti gli appassionati, il campionato è ancora aperto, con i due alfieri Mercedes divisi da 17 punti, che, mancando al termine della stagione ancora tre gare, sono sì un buon bottino, ma non così grande da assicurare ad Hamilton la tranquillità. A maggior ragione tenendo conto dell’ultimo appuntamento ad Abu Dhabi, che varrà doppio per colpa di una nuova (a modesto parere di chi scrive, stupida) regola inserita per far aumentare lo spettacolo e la suspance, e che non ha considerato, probabilmente, la conseguente riduzione a reality televisivo di una competizione sportiva. Ma se le cose sono ancora tanto incerte, i meriti vanno senz’ombra di dubbio dati ai due piloti, capaci di essere sempre competitivi, ma anche, o soprattutto, alla Mercedes che ha sacrificato alcune vittorie sull’altare del vero spettacolo, lasciando gareggiare i propri uomini liberamente. Una scelta coraggiosa e molto intelligente, perché avrebbero potuto sì benissimo fare un en plein di successi e doppiette dando l’ordine di scuderia al momento giusto, ma hanno avuto la lungimiranza di capire che un campionato chiuso troppo presto avrebbe dapprima fatto perdere ascolti e successivamente ridimensionato il valore stesso del titolo mondiale, come accaduto al ferrarista in pectore Vettel fino all’altro giorno.

F1 GP Austria 2014, le prove libere del venerdìIl gran premio di Sochi, probabilmente uno dei più brutti e tedianti circuiti disegnati, ci ha riservato un unico grande regalo, ossia la matematica certezza dello scontato titolo costruttori alla casa di Stoccarda, giunta al quinto anno dal suo ritorno nel circus con una spesa di oltre quattrocento milioni (400.000.000 per ben intenderci) e che, in parole povere, sancisce il via libera alla pura competizione tra Lewis Hamilton e Nico Rosberg, cosa confermata ufficialmente anche da Toto Wolff, il quale ha assicurato che «senza alcun dubbio lasceremo correre i nostri piloti nel modo che vogliono». Il prossimo capitolo della sfida, che andrà in scena questo weekend ad Austin, sarà di quelli tosti e magari epici. Perché spesso le storie più belle ruotano attorno ad un dualismo, a un’esasperata rivalità che rende indimenticabili le battaglie. E questa è la sfida tra Lewis e Nico, due “amici” che nel percorrere una strada comune si sono trovati di fronte lo stesso obbiettivo. Così all’amicizia si è sostituita la competizione e la pura rivalità. I due sono molto diversi, la loro storia, il loro carattere, lo stesso stile di guida viaggiano su due binari completamente paralleli che non si incontreranno mai.

Lewis Hamilton è il pilota che un addetto ai lavori nota subito, dalla più tenera età, colui che è destinato a grandi cose; sin da quando era bambino raccolse successi in fila, fino a consacrarsi con la vittoria del campionato di GP2. L’approdo nella massima serie, nel 2007, fu uno dei migliori e più proficui che si ricordi nella storia della F1, perché messo sulla performante MP4-22 dimostrò di essere immediatamente competitivo tenendo testa al più esperto compagno Fernando Alonso e si giocò il titolo sino all’ultima gara, sfumato poi a favore di Kimi Raikkonen. L’obbiettivo è stato centrato l’anno successivo, dopo un altro turbolento Gp, a Interlagos. Ma la straordinarietà del ragazzo, originario di Stevenage, non può essere riassunta nell’unico titolo vinto. All’epoca era ancora un Lewis troppo discontinuo e facilmente preda della tensione. L’Hamilton odierno va ricercato nelle sue immense qualità, esplose e maturate grazie anche a ben sei anni di astinenza dalla lotta al titolo, lontano dalle luci della ribalta e dal protagonismo, che lo hanno portato a massimizzare i punti forti, come l’incredibile velocità e la freddezza nei duelli corpo a corpo, ed a colmare i punti deboli, rendendolo un pilota cinico e concreto, quasi perfetto. A dimostrazione di ciò vi è anche il fatto che Hamilton è l’unico pilota ad aver ottenuto, in ogni stagione, almeno una vittoria, collezionando ad oggi 31 successi che gli hanno permesso di raggiungere un grande come Nigel Mansell e arrivare a ridosso dell’osannato Fernando Alonso.

GP Russia F1 2014 a Sochi, la GaraMa la sua strada verso il secondo titolo è ostacolata da un pericoloso avversario, che risponde al nome di Nico Rosberg. A differenza del compagno di team, Nico crebbe in condizioni molto più agiate, in quel di Montecarlo. Ma, arma a doppio taglio, dovette convivere fin dagli esordi nei kart con l’ingombrante cognome del padre, Campione del Mondo 1982. L’arrivo di Nico nel circus fu meno roboante di quello del compagno di box, dovuto anche al fatto di dover gareggiare con vetture non competitive. Nonostante ciò i risultati furono soddisfacenti, al punto da consentirgli di approdare nella scuderia con la stella a tre punte nel 2010. La consacrazione, per il figlio di Keke, avvenne proprio grazie al confronto con l’ex teammate, il grande campione Michael Schumacher, ritornato a gareggiare quello stesso anno ma ormai lontano parente del campione che fu. Anche lo stile di guida di Nico è del tutto differente da quello di Hamilton: più fluido, pulito, ma non così efficace nei duelli ruota a ruota, e probabilmente anche mentalmente non ancora del tutto in grado di sopportare la tensione di giocarsi un titolo mondiale, visti gli ultimi importanti e consecutivi errori.

Siamo così all’ottobre 2014 e questi due grandi piloti si trovano a correre i Gp più importanti della loro vita, corse che possono del tutto cambiarla: Hamilton bisserebbe il suo primo titolo, ponendo le basi per un lungo e prosperoso regno e cancellando dalla sua testa quell’aurea del talento non del tutto formato; Rosberg metterebbe la firma sul muro dei veri campioni, quello in cui c’è anche la firma del padre. Personalmente ritengo che Hamilton sia il più forte tra i due, addirittura il miglior pilota circolazione, ma per questo finale di stagione la storia e le convinzioni personali non contano, bisogna azzerare tutto. Tranne, ovviamente, il +17 di Lewis su Nico, perché presto assisteremo allo scontro, uno scontro senza esclusione di colpi e senza ordini di scuderia, che sancirà definitivamente il nuove Re della Formula 1.

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@Thommy_Serafini

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