mourinho_simeone

Un allenatore è un po’ come uno scrittore: racconta storie su di un campo di calcio, crea personaggi, ne cancella altri, offre emozioni tra schemi e parole a pubblico, giornalisti e giocatori. Non tutti gli allenatori sono scrittori, ma quelli che lo sono hanno un fascino unico, in grado di legare a sé ed alle proprie storie tutti gli appassionati. Questa sera andrà in scena una delle sfide calcistiche più affascinanti dell’intera stagione. Atletico Madrid-Chelsea è la semifinale inattesa, imprevista e per questo più interessante che la Champions League potesse offrirci. È soprattutto la semifinale tra due esempi di allenatori-scrittori: Simeone, il parvenu del calcio europeo, il protagonista che nessuno si attendeva, consapevole della mirabolante realtà che è stato in grado di costruire praticamente dal nulla; Mourinho, il più grande autore di best-sellers calcistici dell’era moderna ma anche il protagonista del flop merengues ed ora affamato di nuovi successi.

SimeoneDell’Atletico del Cholo se ne sono dette tante, il più abusato (e noiosamente banale) dei sostantivi usati per descrivere la squadra dei materassai di Madrid è garra. Certo, l’Atletico ne ha molta di garra, ma il fascino dei colchoneros di questa stagione va ben oltre la semplice grinta che ha trasmesso il tecnico argentino ai suoi giocatori, si è davanti ad un fenomeno rarissimo e solitamente osservabile in un arco di tempo ben più lungo di una cinquantina di partite. Simeone è stato in grado di donare un’anima ad una realtà che ne era sostanzialmente priva, ha saputo regalare un orgoglio a chi si era dimenticato di averlo. Per questo anche noi di Contropiede, sin da inizio stagione, abbiamo osservato con fascino l’Atletico e ne abbiamo scritto molto, partendo proprio dal fantastico lavoro psicologico fatto dall’ex centrocampista di Lazio ed Inter ed arrivando allo studio della sua tattica di gioco, passando per il personaggio e lo scontro negli ottavi di finale con il Milan. Ci siamo resi conto di essere innanzi ad un autore nuovo e fresco, portatore di novità in una realtà narrativa (quella spagnola) che pareva oramai aver detto e scritto tutto.

Poco o nulla invece si è detto di un’altra incredibile impresa, cioè quella di Mourinho ed il suo Chelsea 2.0. Il portoghese, nella sua carriera, è stato fino ad ora in grado di scrivere racconti sempre diversi: una favola al Porto, una storia d’amore a Stamford Bridge, un racconto tra l’onirico ed il surreale all’Inter. Al Real avrebbe voluto dare vita al suo capolavoro, avrebbe voluto scrivere la storia, la leggenda, battendo gli imbattibili catalani di Guardiola e portando la decima nella bacheca dei blancos, ma non ce l’ha fatta. Il suo primo insuccesso, l’orgoglio che si squarcia davanti alla consapevolezza che nemmeno lui, il vate di Setubal, è invincibile. Da dove ripartire? Dall’Inter no, il rischio di cancellare la perfezione che aveva lasciato a Milano era troppo alto. Ecco il Chelsea dunque, dove nonostante fosse stato in grado di scrivere una fantastica storia d’amore sapeva che avrebbe potuto fare di meglio, andare oltre. Era il luogo perfetto dove iniziare a scrivere la sua nuova opera: un romanzo di formazione.

Jose_Mourinho_2646719bNell’oramai lontano 2004, sbarcato a Londra, il suo pensiero fu rivolto solamente ad una cosa: riportare i blues alla vittoria, costi quel che costi. Il suo credo calcistico era dunque rivolto all’oggi, all’immediato. Bisognava vincere subito e costruì, passo per passo, una squadra in grado di farlo. Nel giugno 2013 invece Mou si ritrovava davanti un Chelsea svuotato, alla fine naturale di un ciclo che era iniziato con il suo arrivo nove anni prima. Per la prima volta il suo compito era costruire le vittorie del domani, senza soffermarsi sull’oggi. Scrivere la storia della crescita di una squadra, non solamente le sue esperienze immediate. Mourinho ha così puntato sui giovani, sulla valorizzazione di talenti costosi ma grezzi, affiancando loro pochi uomini del suo primo romanzo blues. Un mix difficile da realizzare e seppur sia stata da molti snobbata, la seconda esperienza al Chelsea che sta vivendo Mourinho rappresenta forse la sua sfida più difficile, il suo racconto più complicato e completo. Una sfida che il portoghese sta, ancora una volta, vincendo.

Per la prima volta potrà non vincere, potrà lasciare che siano gli altri a festeggiare, potrà accettare che ci sia qualcun altro a scrivere una storia più d’impatto della sua. Per la prima volta Mourinho partiva, in ogni competizione, da sfavorito, sotto di almeno un gradino ad altri. Eppure, ad una manciata di partite dalla fine della stagione, si trova a lottare ancora per una difficile, ma non impossibile, Premier League ed a tre partite da una Champions che non è né sogno né ossessione, ma solamente un’inaspettata occasione. Mourinho non cerca l’ennesimo best-seller, ma come ogni scrittore di successo è oggi alla ricerca della sua opera perfetta, il suo lascito letterario che racchiuda tutto sé stesso. Ed è affascinante che sulla strada di questo suo complesso percorso si trovi Simeone, uno che da calciatore sarebbe stato il perfetto personaggio di un racconto mourinhano e che da allenatore lo Special One non può fare altro che stimare. La favola dell’Atletico ricorda terribilmente l’opera prima di Mou, il Porto dei miracoli. È arrivato il momento di girare pagina, solo leggendo tutto il libro si può dire se si è davanti a due capolavori.

facebook-profile-picture

Crede nello sport come forma di narrazione, è Dottore in giurisprudenza perché crede ancora nella giustizia e legge per tenere i piedi ben saldi sulle nuvole. Ha trovato una Winston blu. L'ha fumata. @Andrea_Ross89

Rispondi