CALCIO: SIENA E CAGLIARI AL LAVORO, ROMA NEGLI USA: VACANZA E' FINITA

CALCIO: SIENA E CAGLIARI AL LAVORO, ROMA NEGLI USA: VACANZA E' FINITASi parla tanto di anno zero del calcio italiano, di stagione di rifondazione. Non ci sono più soldi, gli stadi rimangono mezzi vuoti e i diritti tv costituiscono l’unica sorgente in grado di tenere in vita la nostra Serie A. Ed ecco che allora, finalmente, le società sembrano puntare sui giovani. Tanto che in questi primi mesi di campionato sono emersi parecchi interessanti progetti di giocatore. Tuttavia, l’impressione è che il calcio italiano, al di là dei proclami, continui a rimanere in balìa degli umori e delle voglie di presidenti passionali ma poco manageriali. Manca una progettualità seria nella maggior parte delle società, si parla di stadio di proprietà per farsi belli nelle interviste ma non ci si muove con decisione in quella direzione, un giorno si decide di puntare sui giovani chiedendo pazienza ai tifosi e il giorno dopo si acquista il trentacinquenne Tommaso Rocchi perché conta vincere subito. Valorizzazione del marchio, marketing, merchandising, fidelizzazione del tifoso – fonti d’entrata fondamentali all’estero – sono parole semisconosciute alle nostre latitudini.

WCENTER 0SPOAFAAXZ -In questo contesto di presidenti padroni che considerano il proprio club come un giocattolo e ragionano di pancia, il progetto Roma spicca per serietà e prospettive. Dopo la fugace presidenza Di Benedetto, la discesa in campo in prima persona di James Pallotta è stato il primo segnale delle intenzioni di impegno da parte della cordata americana. Pallotta ha un patrimonio stimato in almeno un 1 miliardo di dollari, ma soprattutto è tra gli azionisti dei Boston Celtics dal 2002. A Boston ha contribuito al rilancio della franchigia NBA, coronato con la vittoria dell’anello nel 2008, e quando si parla di società vincente e finanziariamente funzionante sa di cosa si tratta, vantando un background di altissimo livello. In Stati Uniti concetti come la valorizzazione del marchio e la fidelizzazione dei supporters (che è ben diversa dalla patetica tessera del tifoso) sono all’ordine del giorno e costituiscono la base di ogni progetto di imprenditorialità sportiva. Ecco che allora la Roma, una società che ha una propria storia calcistica importante, ma soprattutto un club che porta il nome della città eterna, meta turistica di eccezionale richiamo, diventa un marchio con un potenziale enorme e facilmente esportabile. Siamo solo agli inizi, ma la mini-tournée degli scorsi giorni in Florida va nella direzione giusta, quella di rendere la Roma un top club a livello di popolarità nel pianeta. L’annuncio della realizzazione dello stadio, che si conta di avere nel giro di tre o quattro anni, è un’altra dimostrazione della dinamicità con cui la dirigenza giallorossa si sta muovendo, e si distingue dalle patetiche chiacchiere sul nuovo stadio che ormai da anni si trascinano ad esempio a Milano o sulla sponda biancoceleste di Roma.

pallotta totti baldiniLa recente nomina a CEO di Italo Zanzi, italo-americano con importanti esperienze in ambito sportivo, funge da ideale ponte tra la parte dirigenziale americana e quella italiana, e costituisce l’ultimo tassello di un organigramma che può contare su uomini di grande competenza sia da un punto di vista manageriale (al fianco di Zanzi ci sono, tra gli altri, Fenucci e Mark Pannes) che da uno strettamente calcistico (con Baldini e Sabatini grandi conoscitori della nostra Serie A). Una dirigenza allargata, con competenze precise assegnate ad ognuno, in contrasto con una certa abitudine italiana di avere un uomo solo al comando (vedasi ad esempio Galliani), in preciso stile da franchigia americana. E un modo diverso anche nel guardare ai risultati sportivi, considerati fondamentali ma non da ottenere immediatamente, poiché la progettualità a livello economico-finanziario deve andare di pari passo a quella sul campo. E quindi se Luis Enrique stenta ad ottenere determinati risultati a nessuno passa per la testa di cacciarlo, così come se Zeman prende un’imbarcata a Torino nessuno si sogna di licenziarlo in diretta tv come piace fare a certi presidenti nostrani. Per vincere, continuare a vincere, e rendere felici i tifosi, ci vogliono pazienza, idee, competenza e soldi. E i proprietari della Roma sembrano possedere queste caratteristiche. L’impressione, anzi, è che fra qualche anno potrebbero essere presi ad esempio virtuoso da altre società più antiquate nella gestione. Certo, se Zeman riuscisse a portare i suoi a partecipare alla Champions già dal prossimo anno sarebbe una spinta niente male per tutto il progetto…

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Leggo Tex Willer e fumo Camel Light.

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