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Ai più non sarà certo passata inosservata la sorprendente diffusione del modulo 3-5-2 nel campionato italiano da un paio d’anni a questa parte. Dalla Juventus fino al Chievo Verona, passando per Inter e Fiorentina, squadre di ogni livello e tasso tecnico si sono affidate alla rivisitazione di un modulo che ormai pareva sepolto negli archivi tattici degli anni ’90. Muovendo da questo dato, ciò che risulta interessante è notare come il 3-5-2 venga applicato in maniere nettamente differenti le une dalle altre dalle diverse compagini. Scopo di questo pezzo sarà proprio analizzare le varie tipologie con cui questo modulo viene utilizzato in Italia, servendoci delle squadre sopracitate, ovvero Juventus, Inter, Fiorentina e Chievo.

JUVENTUS:
imagesI bianconeri utilizzano un 3-5-2 apparentemente molto classico: tre difensori centrali di ruolo, tre centrocampisti di cui uno playmaker e due di corsa e dinamismo, e una coppia d’attacco (prendendo come paradigma ideale il duo TevezLlorente) formata da una seconda punta di movimento e un centravanti d’area classico. Tutto ciò naturalmente completato da esterni a tutto campo. Apparentemente classico si diceva, perché gli incessanti movimenti dei suoi interpreti ne fanno un modulo rinnovato. Cominciando dalla fase difensiva, occorre anzitutto sottolineare che la Juve è squadra che tenta di mantenere costantemente il baricentro molto alto, di arginare gli avversari entro la loro metà campo, così da poter ridurre al minimo il contenimento, avendo sempre il pallino del gioco, e soprattutto da poter portare il pressing con quasi tutti gli effettivi e non solo con pochi giocatori, rendendolo naturalmente più efficace e duraturo. Quindi, in fase di possesso i tre difensori restano lungo la linea di metà campo, pronti a dare continuità alle sortite offensive attraverso il recupero palla. In fase di non possesso invece c’è un abbassamento dei laterali di centrocampo fin sulla linea difensiva, cosicché si passa a una linea a cinque. Un ruolo fondamentale in questi casi è svolto da Pirlo, che in fase appunto di non possesso è sempre a ridosso dei difensori per recuperare palla e dare il via alla ripartenza; gli altri due centrocampisti (a scelta fra Vidal, Marchisio e Pogba) tendenzialmente si disinteressano della difesa, poiché a loro è richiesto di essere portatori di palla in caso appunto di ripartenza. Francamente ritengo sia una fase difensiva piuttosto semplice e rudimentale, ma il tutto passa inosservato per i motivi sopradetti, ovvero che è molto raro vedere la Juventus costretta nella propria metà campo. Veniamo alla fase offensiva. Come noto, la Juventus porta fondamentalmente gli attacchi dalle fasce, creando delle sorte di “triangoli”: all’esterno in questione si avvicinano sempre una delle due punte e l’interno di centrocampo più prossimo (mai Pirlo), così da creare una molteplicità di alternative; si profila infatti la possibilità di agili triangolazioni per arrivare al cross dal fondo, di cercare il passaggio filtrante direttamente all’attaccante, che in questo caso attaccherebbe lo spazio, oppure passare dall’interno di centrocampo presente per rigiocare su Pirlo, che nel frattempo è stabilmente al centro a ridosso dell’area, per tentare nuove soluzioni. In forza di questa impostazione, a mio giudizio, la Juve trovava decisamente maggiori spunti e possibilità nello scorso biennio, quando, non disponendo di una prima punta di livello adeguato, giocava la maggior parte delle volte con due seconde punte, a scelta fra Vucinic, Quagliarella e Giovinco. In questo modo, il gioco dinamico e di continuo movimento di cui sopra era decisamente efficacie e imprevedibile, favorendo oltretutto gli inserimenti degli interni di centrocampo, vera azione di crack dei bianconeri. I vari impacci di cui i bianconeri soffrono quest’anno sono dati anche dal fatto di tentar di giocare con una prima punta di ruolo (Llorente) e con il solo Tevez a muoversi in orizzontale su tutto il fronte d’attacco per ricreare continuamente quei “triangoli” di cui si parlava. In conclusione, il 3-5-2 adottato dalla Juventus è in realtà molto poco ortodosso, facendo del movimento senza palla e degli scambi di posizione dei dogmi fondamentali.

INTER:
images (1)Veniamo ai nerazzurri. Va anzitutto premesso che l’Inter vive ancora una fase sperimentale e di assestamento, quindi il 3-5-2 proposto da Mazzarri e soci ha bisogna ancora di notevoli accorgimenti. Cominciando dalla fase di non possesso, l’Inter al contrario della Juve tende a giocare con un baricentro molto basso, e questo comporta una partecipazione di quasi tutti gli effettivi alla fase difensiva. Esterni di centrocampo abbassati fin sulla linea dei difensori, e almeno due dei tre centrocampisti centrali a ridosso della propria area di rigore per tamponare, con i soli due attaccanti di turno nel ruolo di elastici continui per le ripartenze (ecco perché WM predilige la coppia Alvarez-Palacio piuttosto che una prima punta). “Primo non prenderle” il diktat mazzarriano, che si evince anche dalla fase offensiva: se uno dei due esterni sale fino all’area di rigore avversaria, l’altro non va mai oltre la trequarti, sulla cui linea si appostano i tre centrocampisti centrali dei quali solo uno si propone con l’inserimento in area; dei due attaccanti uno gioca sempre in aiuto dell’esterno portatore di palla, mentre l’altro cerca di muoversi in area. Il 3-5-2 di Mazzarri è costruito fondamentalmente per il contropiede, infatti l’Inter pian piano sta sviluppando diverse non indifferenti qualità di ripartenza, ma nel momento in cui il gioco è nella metà campo avversaria e sono i nerazzurri a dover “sfondare” le linee nemiche, tutto si fa molto più complesso, vista la propensione a portare pochi uomini in area di rigore e la mancanza di una prima punta di ruolo. Questi impacci, giustificabili visto il cambio di allenatore estivo, in fase di gioco offensivo direttamente nella metà campo avversaria portano i nerazzurri ad essere una squadra molto vulnerabile al contropiede. Ecco allora che il 3-5-2 dell’Inter ha un’impostazione molto classica (baricentro basso, mai due esterni che attaccano contemporaneamente, e un terzetto di centrocampo più difensivo che offensivo), distinguendosi solo per il non utilizzo di una prima punta, per le ragione sopra esposte.

FIORENTINA:
downloadEccola la vera rivoluzione del 3-5-2: un modulo pressoché statico, difensivista, e poco geometrico, che diventa un trionfo di palleggio, movimenti negli spazi e scambi di ruoli. La Fiorentina propone una fase di non possesso con squadra molto corta, in modo da poter ricominciare a giocare con agilità una volta recuperata palla. Tre difensori che in fase di possesso palla giocano molto larghi, con lo spazio in mezzo coperto da Pizarro che è il primo motore di gioco della squadra, il tutto già all’altezza della linea di metà campo; due interni di centrocampo dalla grande tecnica come Borja Valero e Aquilani (o Ambrosini in base alle esigenze della partita) che vanno a coprire gli spazi lasciati liberi dai due esterni che rimangono larghissimi, e dai due attaccanti posizionati inizialmente in verticale l’uno rispetto all’altro. Gli esterni appunto, che poco o nulla hanno a che fare con la fase difensiva, con il compito di allargare il campo il più possibile e al contempo sfruttare gli spazi aperti dai movimenti degli attaccanti e dalle iniziative di Aquilani e Borja Valero. Gran fortuna per Montella di avere in dotazione un perfetto interprete come Cuadrado. I due attaccanti (Gomez e Rossi nello schieramento paradigmatico) giocano in maniera molto classica, il primo centravanti puro d’area, il secondo a svariare come più gli conviene su tutto il fronte. La vera novità del 3-5-2 viola dunque risiede nel fatto di riuscire a coprire tutto il campo e oltretutto con notevole efficacia con un modulo che ha sempre trovato difficoltà in questo.

CHIEVO:
images (2)Cambiando radicalmente livello, prendiamo in considerazione il Chievo, sottolineando come il 3-5-2 possa essere comunque utilizzato con efficacia anche da squadre che hanno tutt’altre necessità e ambizioni rispetto a Juventus, Inter e Fiorentina. Per gli uomini di Sannino si parla in realtà di un 5-3-2, con rare sortite oltre la metà campo dei due esterni, due centrocampisti che restano quasi sempre bassi, e un solo uomo, solitamente Bentivoglio, a dar manforte al duo d’attacco. Di certo non è un modus pallonandi spettacolare e vario, ma di sicuro garantisce solidità e discrete possibilità di contropiede.

Dalle analisi appena fatte, emerge come il ritorno in voga del 3-5-2 sia dovuto alla capacità dell’eccellente scuola italiana di riplasmare concetti tattici che parevano immutabili e scolpiti nel marmo e riattualizzarli, con i dovuti ammodernamenti, con notevole impatto e riuscita. La prova del nove rimane l’Europa, dove pochi o nessuno gioca con una difesa a tre e tanto meno con il 3-5-2 in generale. Personalmente, ritengo che non appena queste innovazioni verranno ben metabolizzate dalle squadre italiane, diventando culturalmente materiale acquisito, anche in suolo continentale potrebbero esserci interessanti sorprese.

3 Commenti a “La riscoperta del 3-5-2

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