nibali

teamIl Tour de France 2015, che prenderà il via sabato 4 luglio, sarà senza dubbio lo spettacolo più incredibile degli ultimi anni: i quattro più grandi mattatori di corse a tappe faccia a faccia sulle stesse strade. Contador: l’intramontabile. Nibali: il saggio. Froome: la mina vagante. Quintana: il giovane. Contador: tre Vuelta, due Tour e due Giri. Nibali: una Vuelta, un Tour e un Giro. Froome: un Tour. Quintana: un Giro. Senza contare gli altri piazzamenti. Ci basta? Tutto questo, insieme in un’unica gara. Tutto questo è già pronto per essere riscritto. Chi vince non conquista solo un trofeo. Ma molto di più. Questo è il Tour de France.

trattoAnche quest’anno, come nella scorsa edizione, la Gran Boucle ci ripropone tre grandi aree tematiche: le prime nove tappe onorano le classiche del nord con partenza da Utrecth e sconfinamento in Belgio, per ritornare poi in patria solo il quarto giorno; dopo il primo giorno di riposo, immersione nelle storiche ascese dei Pirenei; per poi concludere sulle decisive ed eterne vette alpine. Nella prima settimana non sarà perdonata alcuna distrazione. Primo arrivo in salita il terzo giorno sul Mur de Huy: 1.3 km al 9.6% di pendenza media. Quarto giorno, ritorno in Francia: sette settori in pavé per un totale di 13 km di inferno di pietra. E se pioverà, sarà veramente drammatico. Poi tre giorni di protagonismo per i velocisti e all’ottavo giorno, secondo arrivo in salita al Mur de Bretagne: 2 km al 6.9% di pendenza media. Se ancora la classifica non fosse riuscita a sgranarsi, la nona tappa traccerà il primo solco tra chi potrà vincere a Parigi e chi no: unica cronometro del Tour, presenta sì un chilometraggio ridotto (28 km), ma è l’altimetria nervosa e l’ascesa finale che la renderà così impegnativa. Giorno di riposo. Si riprende con il trittico pirenaico. Sedici gran premi della montagna e tutti arrivi in salita: La Pierre-Saint-Martin, poi Cauterets passando per i mitici Col d’Aspin e Col du Tourmalet, infine Plateau de Beille. Ma non è finita: perché il trasferimento verso le Alpi non sarà una passeggiata riposante, con altre salite e strappi micidiali come i 3 km al 10.1% di pendenza media della Cote de la Croix Neuve. Giornata di riposo prima dell’assalto finale sulle temibili Alpi. L’entrée recita Col d’Allas e arrivo a Pra Loup. Poi da Gap a Saint-Jean-de-Maurienne passando per ben sette ascese. Infine le perle alpine una in fila all’altra senza respiro: venerdì 24 luglio, 138 km di tappa di cui ben 62 di salita passando sul Col du Chaussy, il Col du Glandon e arrivo a La Toussuire. Il giorno dopo, Galibier sostituito all’ultimo dal Col de la Croix-de-Fer e arrivo all’Alpe d’Huez. Poi, i Campi Elisi. E un solo uomo in giallo.

contadorNon c’è dubbio che sia un Tour per chi si trova a proprio agio in salita. E forse tra i fantastici quattro, lo scalatore più puro è Nairo Quintana. Le perplessità circa il colombiano, riguardano solamente la sua giovane età e la sua preparazione in avvicinamento al Tour: è vero che Quintana ha già vinto in scioltezza il Giro d’Italia dell’anno scorso, ma un anno fa non aveva ancora gli occhi del mondo puntati su di lui, e la pressione mediatica è una enorme difficoltà che si somma alla fatica della strada e che bisogna imparare a gestire in anni di esperienza. Inoltre, chi ha più saputo qualcosa del colombiano? Lo abbiamo visto apparire a metà marzo nella neve del Terminillo conquistando la classifica finale della Tirreno-Adriatico. Poi, più nulla. Fino agli ultimi giorni di giugno alla Route du Sud dove è apparso decisamente in gran forma sulle salite pirenaiche del sud della Francia. Tuttavia, nulla ha potuto contro un ispiratissimo Contador: lo avevamo lasciato da padrone al Giro, ma ce lo ricordavamo in crisi sul Colle delle Finestre, costretto a difendersi. Al suo arrivo in Francia, non solo è rimasto con Quintana in salita ma nella discesa del Port de Bales si è inventato un capolavoro di tecnica che gli ha permesso di guadagnare 17 secondi sul colombiano. Alla fine il Pistolero strappa la classifica finale. Nello scontro diretto tra Quintana e Contador, quest’ultimo si è preso tutto. Anche Froome ha vinto lo scontro diretto con Nibali al Giro del Delfinato, classico antipasto in preparazione del Tour: il capitano del Team Sky ribalta la classifica negli ultimi due giorni. Sulla salita finale di Saint Gervais Mont Blanc, Froome stacca di ben 4 minuti il nostro Vincenzo che esce di classifica, mentre sulla salita del Frejus bissa il successo del giorno prima prendendosi tappa e maglia. Anche Froome richiama l’attenzione dei suoi avversari: è stato in grado di replicare quanto aveva fatto nel 2013 quando poi si portò a casa il Tour del centenario. Tuttavia è proprio il nostro Nibali che ha lanciato ai suoi diretti rivali il segnale più forte. E si chiama maglia tricolore: esattamente come l’anno scorso, Vincenzo arriverà al Tour da campione italiano. Al Delfinato, Nibali ha provato la gamba a cronometro (conquistando 31 secondi con la sua Astana contro il battaglione Sky) e in salita, rimanendo in fuga per 120 km nella sesta tappa. Al campionato italiano ha fatto un numero superlativo: è scattato a 20 km dall’arrivo sulla prima ascesa verso Superga, ha rilanciato in discesa, ha tenuto in pianura, se ne è andato definitivamente sull’ultima salita. Poteva aspettare e scattare all’ultimo chilometro, ma era necessario provare la gamba: un atleta di questi livelli deve calcolare perfettamente quando arriverà il suo primo picco di forma, perché è solo lì che riesce a dare il 100%. Poi decade e al successivo picco non riesce a dare il 100% ma un po’ meno. Contador ha avuto il suo primo picco al Giro d’Italia. Froome è già al massimo e dovrà reggere ancora un mese. Quintana è un punto di domanda, ma alla Route du Sud è andato forte. Nibali inizia il Tour nel momento crescente di forma fisica. Lo Squalo di Messina ha ricalcato la preparazione dell’anno scorso. E l’anno scorso ha dimostrato di essere il più forte ben prima che Contador e Froome si ritirassero. Maglia tricolore. E maglia gialla. Noi ci crediamo.

majkaAccanto a questi quattro giganti, troviamo però degli ottimi guastatori che non possiamo non menzionare. Joaquim Rodriguez ha chiuso ottavo il Giro del Delfinato, mentre Tejay Van Garderen è addirittura salito sul secondo gradino del podio vestendo la maglia di leader fino all’ultimo giorno. Non dimentichiamoci dei francesi Romain Bardet e Thibaut Pinot, il primo dei quali si è già messo in evidenza anch’esso al Giro del Delfinato. E poi i capitani Bauke Mollema e Daniel Martin, Rafal Majka, gregario di lusso di Contador, Valverde e John Gadret in appoggio a Quintana. Uomini che in questi ultimi anni abbiamo visto più volte protagonisti e che in questa edizione della Grande Boucle saranno gregari d’oro con licenza di vincere.

Tutto è pronto quindi. Ci vogliono mesi per preparare il Tour de France mirando alla vittoria finale. Allenamento. Esperienza. Testa. Concentrazione. Squadra. Ma tutto si decide in ogni singolo istante di quelle tre settimane di gara: ogni istante è decisivo, ogni istante scrive la storia di questo sport. Siamo pronti a vedere chi sarà a scriverla. La resa dei conti. Sulle strade di Francia.

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