REAL MADRID - BORUSSIA DORTMUND

diego lopez e casillasDiego Lopez Rodriguez da Paradela, 31 anni, ha un palmares molto povero. Nella sua carriera ha conquistato solamente un campionato spagnolo, nella stagione 2006-07, quando era la riserva di Casillas al Real Madrid. Essere la riserva di Casillas al Real significa non avere nessuna prospettiva. Giochi qualche partita in Coppa del Re, o in campionato se il capitano si infortuna o viene squalificato, ma non hai nessuna speranza di essere promosso. Sei il secondo portiere e lo rimarrai per sempre, anche se hai tutto il talento del mondo, perché Casillas è il Real Madrid.

Diego Lopez, ragazzo intelligente, ha capito velocemente l’aria che tirava dalle parti del Bernabeu, e nell’estate del 2007, dopo due stagioni trascorse a scaldare la panchina, ha salutato le merengues. Magari non sei da Real Madrid, ma a 26 anni hai una carriera davanti, e se non vedi mai il campo sei disposto a lasciare anche il club che ti ha cresciuto. Ecco che Diego Lopez inizia così una nuova vita come guardiano dei pali del Villareal. E si fa notare, eccome se si fa notare. Non che le cose siano semplici da subito, anzi. A inizio stagione è riserva pure nel sottomarino giallo, ché davanti a lui c’è un certo Sebastian Viera, ovvero il portiere di quel Villareal capace di raggiungere la semifinale di Champions League nel 2006. Ma Diego Lopez non si perde d’animo, è andato al Villareal per giocare, e dopo qualche mese riesce a conquistare la titularidad, come usa dire da quelle parti. Ma il posto da titolare non gli basta, e allora si supera, contribuisce allo storico secondo posto in campionato dei suoi, e viene persino eletto dall’Uefa come rivelazione dell’anno nel campionato iberico.

Real Madrid v Borussia Dortmund - UEFA Champions League Semi Final: Second LegSono soddisfazioni importanti quelle che ottiene Diego Lopez, ma mancano i trofei. E per uno cresciuto alla corte merengue annusando Coppe Campioni non è facile avere la bacheca vuota. Ma tant’è, in Liga ci sono solo due squadre con cui puoi vincere trofei, tutto il resto è provincia. E se al Real Casillas è sempre più un monumento, al Barcellona se potessero metterebbero un centrocampista anche tra i pali, così a Diego non rimane che fare il suo dovere di buon portiere domenica dopo domenica nella provincia valenciana. Col passare delle stagioni diventa uno degli estremi difensori più affermati e apprezzati della Liga, tanto da essere convocato dal CT Del Bosque per la Confederations Cup del 2009. E ad agosto del 2009, in amichevole, Diego Lopez può assaporare la maglia delle Furie Rosse, esordendo con la Macedonia. Pure in nazionale, però, c’è un certo Casillas. E poi ci sono altri portieri, che magari non hanno nulla più di Diego, ma che giocano in club più blasonati, e allora sai, l’esperienza internazionale conta molto per un selezionatore… e così la prima presenza di Diego Lopez nella Selecciòn rimane anche l’ultima.

Forse in cuor suo Diego Lopez si rassegna all’idea che non vincerà mai nulla di importante, d’altronde al Villareal si trova bene, è la squadra che lo ha reso un portiere stimato da tutti, e così continua a difenderne egregiamente i pali. Ormai Diego ha trent’anni, e alle Coppe Campioni che sognava da bambino non ci crede più neppure lui. Ma il calcio insegna che nulla è nelle tue mani, anche se sono le manone grandi di un portiere. E infatti succede che – chi se lo sarebbe mai aspettato – il Villareal al termine del campionato 2011-2012 sprofondi in Segunda Division. Diego Lopez ringrazia, ma lui è ancora un portiere da massima categoria, e se ne va al Siviglia. Una splendida città, un’ottima squadra, però c’è poco da farsi illusioni, anche qui di trofei Diego sa che non ne vedrà. Ma non ha pretese, e qualche bell’annetto a Siviglia sono comunque una buona prospettiva.

diego lopez urlaNel frattempo, però, a Madrid c’è qualcuno che dei monumenti se ne frega. Anzi, che un po’ forse gode ad abbatterli. José Mourinho, lentamente ma neanche troppo, sta facendo fuori Iker Casillas. Che sia colpa della Carbonero che spiffera in giro le dinamiche di spogliatoio o che sia una semplice questione di mancanza di empatia non è dato sapere, fatto sta che Mourinho dichiara apertamente guerra al portiere campione del mondo, e comincia a tenerlo in panchina. Poi un infortunio arriva in aiuto del portoghese, che ha così una scusa buona per chiedere un sostituto. Si fanno nomi altisonanti, come quello di Julio Cesar, ma alla fine la scelta ricade proprio sull’ex canterano Diego. Che a 31 anni si ritrova titolare nel Real. È tutto provvisorio, si dicevano i tifosi, i giornalisti, e probabilmente pure lui stesso. Ma Mourinho, che fa sempre l’opposto di quello che farebbero gli altri, non la pensa così. E Diego Lopez rimane titolare anche quando Casillas recupera dall’infortunio. Titolare in un Real che punta a vincere la Champions League, la sua grande occasione, quella che ormai pensava non avrebbe mai avuto.

Diego non tradisce la fiducia di Mou e non fa rimpiangere il capitano, pure i tifosi si abituano all’idea che ora a difendere i pali del Bernabeu ci sia lui. Le cose, tuttavia, si mettono male. Diego, incolpevole, prende quattro pere a Dortmund. E quel trofeo che si sognava la notte si fa improvvisamente più lontano. Ma Diego è cresciuto alla Casa Blanca, sa cosa significhi indossare la maglia del Real in una semifinale di Champions, sa bene che Juanito diceva che «al Bernabeu novanta minuti sono molto molto lunghi», e ieri sera è sceso in campo credendo nella rimonta. Dev’essere difficile per un portiere vedere i propri compagni che attaccano, che diego lopez parata gundoganfalliscono un’occasione dopo l’altra, e non poter far nulla per aiutarli. Soprattutto se per te è la partita della vita. Perché per i suoi compagni quella di ieri era la terza semifinale in tre anni, e ne giocheranno certamente altre. Per lui era la prima e molto probabilmente anche l’ultima. Forse proprio per questo Diego Lopez ci credeva più di tutti. Anche quando al 61’ si è presentato davanti a lui tutto solo Gundogan, con quel pallone solo da appoggiare in rete, quando i tifosi del Borussia erano già in piedi e Cristiano Ronaldo aveva già le mani tra i capelli ingellati, Diego Lopez ci ha creduto più di tutti, e ha compiuto la parata più importante della sua vita. Quando tutto sembrava finito, Diego, come fosse un Casillas qualunque, ha tenuto in partita il Real. Con quella sua tenuta un po’ goffa e un po’ anni novanta, con la calzamaglia a coprirgli le gambe, ha suonato la carica. A bordo campo il collega ed ex monumento urlava incoraggiamenti, Mourinho ne aveva per tutti, e lui, Diego Lopez, faceva segno ai suoi con le sue manone di insistere, di non mollare. Come un vero madridista, Diego non ha smesso di crederci fino alla fine: è corso nell’area avversaria per un calcio d’angolo, rinviava in avanti ogni pallone che gli arrivava appresso.

Poi, come dei rintocchi a mezzanotte, il triplice fischio di Webb ha infranto i suoi sogni di gloria. Diego Lopez Rodriguez dalla prossima stagione tornerà a fare la riserva di Casillas, e un’occasione simile non gli ricapiterà mai più. La bacheca continuerà ad essere vuota. Ma per una notte Diego Lopez è stato il portiere del Real Madrid a tutti gli effetti, ha tenuto vive le speranze della squadra, ha caricato il Santiago Bernabeu, ha dimostrato di essere da Real Madrid. Quella parata su Gundogan rimarrà nella mente di ogni tifoso madridista. E questo forse vale molto più di una bacheca piena di trofei.

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Leggo Tex Willer e fumo Camel Light.

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