trento

Poteva essere la domenica della svolta per gli sport gregari del regno italiano di Sua Maestà il Calcio. Invece sì è trasformata nell’ennesima giornata che ha riconfermato, e ricelebrato, lo strapotere nel mondo della pallavolo e della pallacanestro delle due realtà che dominano ormai da anni in Italia. Stiamo parlando dell’Itas Diatec Trentino nel volley, e della Monte dei Paschi di Siena nel basket. Due sport così diversi, eppure così maledettamente simili nell’essere egemonizzati dalle dittature senesi e trentine. Una stravince dal 2006 (Siena), l’altra dal 2007.

Ma state tranquilli cari lettori, vedere giocare queste due squadre è sempre uno spettacolo; non c’è spazio per nessun tipo di frustrazione moccettiana del più forte ma solo, se si è onesti, stupore e bellezza per la classe, il cinismo e l’intensità messe in campo dalle compagini di Pianigiani e Stoytchev. Pur con obiettivi differenti (Siena deve ancora vincere l’Eurolega, mentre Trento è già la squadra più forte del mondo), i due team sono la dimostrazione dell’assioma che “vincere aiuta a vincere”, e ciò lo si vede dal fatto che aggrediscono l’avversario in continuazione senza dargli la possibilità di rilassarsi.

 

Prendete ad esempio la finale di Coppa Italia di volley di ieri. Trento è contro Macerata, squadra blasonata con un sestetto di caratura internazionale. Siamo al 3° set e i trentini sono sotto 2-0 in generale e 18-13 durate il parziale. Partita, e coppa, persa probabilmente per qualunque squadra, non per Trento. In battuta va Osmany Juantorena; il “messia” della pallavolo inizia ad infilare un servizio dopo l’altro, i trentini tornano in partita e fanno propria la coppa. Gli uomini di Stoychtev hanno colto immediatamente i primi segnali di rilassamento di una Macerata fino a quel momento perfetta, distruggendo la tranquillità mentale ormai acquisita dai marchigiani in virtù dell’ampio vantaggio accumulato.

E Siena? Arrivava da una stancante, sia psicologicamente che fisicamente, semifinale contro Milano; e in finale incontrava la rivale dell’ultimo anno: una Cantù che aveva faticato molto meno contro Pesaro nella sua gara. C’erano tutte le premesse per un match teso, punto a punto, dove le triple dei brianzoli potevano controbattere l’eccellente lavoro del lunghi senesi Andersen e Lavrinovic. Ne è venuta fuori una finale governata in lungo e in largo dai biancoverdi. Una prestazione mostruosa e corale che ha fatto passare in secondo piano la totale inesistenza di McCalebb, unico merito di una disastrosa Cantù. Anche qui i toscani non permettevano ai lombardi di prendere fiducia; infatti appena Basile azzeccava una tripla ecco che l’azione dopo, seppur sul + 20, la difesa su di lui si faceva più pressante e asfissiante impedendogli di ragionare.

 

Il pomeriggio di ieri ha testimoniato che un’organizzazione societaria e di squadra vincente parte sì dai soldi e dalla capacità di investirli, ma anche dall’entusiasmo e dalla voglia di rivoluzionare il sistema sportivo di uomini (Minucci e Mosna) che hanno scommesso su delle realtà di provincia facendo dei sacrifici. Non dimentichiamo che Trento e Siena non sono proprio delle piazze storiche per i rispettivi sport. Il predominio di queste due squadre sembra destinato a durare, e ci auguriamo che le nostre due potenze si riveleranno tali anche in Europa.

facebook-profile-picture

«Le cose non succedono, le cose vengono fatte succedere» (JFK). «Ci sono due modi per tornare dalla battaglia: con la testa del nemico o senza la propria» (PDC).

0 Commenti a “La legge del più forte

Rispondi