Destro Nazionale

2748334-ciro_immobile_torinoAltro giro, altra corsa, altro gol. Destro domenica ha segnato, ancora, e nel recupero contro il Parma di ieri ha dimostrato una volta in più di essere un’arma offensiva importantissima per la Roma di Garcia. Dunque le possibilità di vederlo al prossimo Mondiale dovrebbero essere ragionevolmente aumentate. Mattia è il portatore sanissimo di un nuovo “virus” che si sta diffondendo prepotentemente nel nostro campionato da qualche anno a questa parte. Nel turno infrasettimanale del 25/26 Marzo infatti, Roma-Torino si è conclusa 2-1 e le realizzazioni portano la firma di Destro, Immobile e Florenzi. Giovani ed italianissimi.

È da tempo che si parla dell’abbassamento del livello tecnico della nostra Serie A, un affermazione che non si può che condividere, specialmente dopo aver visto giocare Yaya Touré o l’Ibra di questi tempi (al di là della prestazione sciapa e condita solo dall’infortunio di ieri sera contro il Chelsea). Ho sempre fatto coincidere l’inizio di questo declino con la vittoria del Mondiale del 2006, o per meglio dire con lo scandalo di Calciopoli. Lì, oltre ad il mio puerile innamoramento per il calcio, andò perduto altro: la consapevolezza di essere la “Honolulu” del calcio mondiale, un campionato attraente e soddisfacente.

Sono passati tanti anni, 8 per la precisione, troppi fuoriclasse sono emigrati, troppo pochi hanno fatto il percorso inverso. La situazione economica del nostro Paese ha messo fuori combattimento le storiche famiglie italiane che avevano contribuito a rendere la Serie A la migliore lega d’Europa. Fino a qui nulla di nuovo. Mi sono posto però il problema, alla luce delle ultime giornate di campionato, di valutare se il luogo comune per cui non tutti i mali vengono per nuocere potesse essere ritenuto valido anche in questa circostanza. In altre parole, e se il cosiddetto “abbassamento di livello” permettesse a tanti giovani italiani di venir fuori con maggiore facilità, la nostra Nazionale non potrebbe risentirne positivamente? Gli ultimi Europei mi sembra siano andati in questa direzione: un bel calcio, convincente, che si è piegato (malamente) solo in finale dinanzi ai campioni di tutto.

Soccer: Serie A; Udinese-CataniaNelle ultime settimane, due partite hanno attirato la mia attenzione. La vittoria della Sampdoria sull’Hellas e la sopracitata vittoria della Roma allo scadere. Nel 5-0 con il quale i blucerchiati hanno sublimato l’ottimo lavoro di Sinisa, ben 4 dei 5 gol sono arrivati da giocatori italiani, due dallo stesso, cioè quel Soriano che è indubbiamente uno dei prospetti più interessanti del nostro campionato. Nel match dell’Olimpico invece, Destro e Immobile hanno confermato la loro forma incredibile e la loro capacità di segnare sempre, comunque e dovunque, mentre Florenzi ha proseguito quella che è la sua continua crescita, già trattata sulle pagine digitali di Contropiede. Dopo un rapido sguardo alla classifica marcatori, si nota che tra i primi 10 goleador in classifica ben 7 sono italiani e, con buona pace di Gilardino e Toni, tutti gli altri sono giovani se non giovanissimi. Tutto questo, unito all’esplosione di talenti come Scuffet e De Sciglio, lascerebbe presagire che sì, magari l’uscita di scena dei grandi campioni può aver favorito l’evoluzione di una nuova generazione che, libera dal peso di giocare 1 partita ogni 15, ha potuto mostrare tutte le sue potenzialità.

Un processo quello in questione che sembra simile a quello cominciato dalla Germania qualche anno fa, e che ha portato ai vari Goetze, Neur, Ozil e via discorrendo, macchiato tuttavia da una profonda pecca. I nostri giovani hanno un’esperienza internazionale pari a zero, non giustificabile dalla tenera età. L’aspetto interessante, ma allo stesso punto straniante, della vicenda è che, escluso Balotelli, nessuno di quei 7 su 10 giocatori presenti nella classifica marcatori gioca in una grande squadra. Vale a dire che se Goetze a 21 anni è la seconda punta titolare nella squadra più forte d’Europa (almeno numeri alla mano), Giuseppe Rossi a 27 (pur con tutti i problemi d’infortunio avuti) trascina la Fiorentina che, con tutto il rispetto per la storia della Viola, negli ultimi anni non ha lasciato un’impronta propriamente indelebile in Europa. Ovviamente questo è soltanto l’estremizzazione di un concetto che, tuttavia, non può essere ignorato. Delle prime tre del nostro campionato, solo la Roma ha in rosa qualche giovane pronto e su cui fare seriamente affidamento, mentre Juventus e Napoli continuano a contare sui vari Vidal, Callejon, Higuain e Tevez (Pirlo e la difesa della Juve non sono inclusi per ragioni anagrafiche, che porterebbero allo stesso risultato). Ecco che il quadro roseo dell’inizio di questo pezzo si trasforma rapidamente in un lugubre dipinto. Il problema va quindi spostato su di un nuovo piano d’analisi: i nostri giovani, i Cerci, i Bonaventura, così come Candreva e Romagnoli, stanno facendo tanto bene solo perché il livello tecnico della lega è tale da permetterglielo?

Io stesso non sono convinto di questo scenario, che tuttavia sembra andarsi a delineare da solo, senza bisogno di chi sa quali forzature logiche.
Ritornando per un attimo alla Nazionale dell’ultimo Europeo… quanti degli undici titolari (o di quelli che abitualmente li sostituivano) potevano considerarsi “giovani”? Sinceramente pochi. Qual è allora la differenza tra il percorso italiano e quello tedesco, o lo spagnolo della generazione d’oro? Imputare tutta la colpa alla mancanza di coraggio dei top team italiani, così come pure credere alla mentalità esterofila dei nostri manager, mi pare riduttivo. Eppure non riesco a trovare una risposta più convincente. Reus è stato pagato 27 milioni dal Borussia, senza che nessuno alzasse un dito per contestare. Quanti tifosi avrebbero gradito una spesa proporzionalmente (data la differente situazione economica) così alta in Italia? Non vorrei rendere il discorso troppo ampio, ma è innegabile che l’opinione pubblica italiana sia restia ad aspettare la maturazione di un calciatore, che si trova allora dinanzi al terribile bivio del “o tutto e subito o niente”. È stata la Fiorentina a puntare sulla rinascita di Rossi, e non Milan o Inter (che qualche anno dopo avrebbe speso una cifra folle per Belfodil); la Juventus si ritirò dalla corsa a Destro perché ritenuto troppo caro; il Genoa ha mollato Immobile dopo una stagione, presunta, fallimentare.

verrattiSono tutte affermazioni la cui disamina è complessa più che complicata, figlie di un modo di fare tutto italiano, che troppe domande si pone e spesso si fascia la testa prima di rompersela. Sicuramente ai prossimi Mondiali non vedremo Scuffet in porta, difficilmente Bonaventura avrà un posto sulla trequarti azzurra, mentre Candreva supporterà Balotelli e non Immobile ed anche chi oltralpe viene osannato a fenomeno come Verratti (e ieri sera si è avuta la riprova che chi osanna non ha proprio torto) faticherà a togliere il posto a Montolivo. È difficile capire se questi ragazzi siano o no effettivamente pronti per un palcoscenico del genere, ancor di più capire di chi sia la colpa di questa eventuale lacuna. Sta di certo che se c’è una strada possibile per la risalita, questa è rappresentata dalle diagonali difensive di De Sciglio, il dribbling di Cerci ed i gol di Destro o Immobile.

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