vincenzo montella lapresse

della valle montella lapresseSe quello fra Conte e la Juventus è stato l’addio più clamoroso per tempi e modi, l’esonero di Vincenzo Montella da parte della Fiorentina ci va molto vicino. Che un giorno sarebbe finita si sarebbe potuto immaginare dato che Vincenzo Montella è a tutti gli effetti uno dei tecnici più quotati d’Europa e, prima o poi , avrebbe ceduto alle lusinghe di club più blasonati ma, proprio per questo, sembra davvero assurdo che la Fiorentina se ne sia potuta sbarazzare in modo così duro. Nessuno avrebbe mai immaginato potesse succedere e invece è successo. Peccato. Sì, peccato, perché in questi anni società e allenatore avevano trovato un feeling particolare, dando vita a e qualcosa di entusiasmante per gli amanti della Fiorentina e del calcio in generale che, per via di qualche sfortuna di troppo, non si è rivelato anche vincente. Ripercorrendo questi tre anni che hanno confermato il valore del tecnico napoletano e quindi della Fiorentina stessa, prima in Italia e poi in Europa, non può che aumentare la dose di dispiacere per un divorzio che penalizza entrambe le parti. Sarà dura per la viola trovare un degno sostituto, ma anche per Montella fermarsi ora che la sua carriera è in ascesa. Si interrompe così un rapporto nato con circospezione ma coltivato e fortificato nel tempo grazie ai risultati ottenuti.

L’inizio per Montella non è stato semplice. Forse non tutti si ricordano i malumori con cui cominciò il suo percorso alla Fiorentina. L’annata precedente fu una delusione totale: la squadra chiuse al tredicesimo posto, traghettata nelle ultime giornata dal team manager Vincenzo Guerini dopo gli esoneri di Mihajlovic e Delio Rossi. La squadra in estate venne smantellata e la Fiorentina partì per il ritiro estivo fra incertezze e contestazioni. Ciò nonostante il neo tecnico Vincenzo Montella non si scoraggiò, iniziando con entusiasmo la sua nuova avventura e fidandosi ciecamente del nuovo ds Pradè, che conosceva bene sin dai tempi della Roma. Con l’umiltà e la dedizione per il lavoro trasmessagli dal padre falegname, Vincenzo iniziò ad intagliare quella tavola di legno grezzo che gli era stata affidata, senza proferir parola. Il lavoro e la fatica di Montella vennero presto premiati: Pradè rifece completamente la squadra, impreziosendola di materiale sempre più pregiato. Dal Villareal arrivarono Borja Valero e Gonzalo Rodriguez; da Lecce (via Udine) sbarcò a Firenze Cuadrado; da Liverpool volò Aquilani, snobbato sia dalla Juve che dal Milan. Davanti Gilardino salutò la Toscana, favorendo il ritorno Luca Toni.

montella lapresse 1Montella forgiò il materiale umano a sua disposizione con maestria e attenzione e ben presto giunse al compimento della sua opera, estraendo da quella tavola di legno anonima una splendida orchestra di violini diretta magistralmente da David Pizarro, capace di alternare la musica dolce suonata dai piedi di Borja Valero e Aquilani al ritmo incalzante dato dalle furiose sgroppate di Cuadrado e dalle serpentine di Adem Ljajic che, da esile fuscello da scartare, venne rivitalizzato dal tecnico napoletano diventando insostituibile. Le “sviolinate” di Pasqual erano musica per le orecchie del sempreverde Luca Toni e gli assoli di Stevan Jovetic facevano il resto. La viola vinceva e divertiva. Fra il tecnico e l’ambiente scattò l’idillio che raggiunse l’apice durante la partita del 17 febbraio 2013, quando la Fiorentina rifilò un memorabile 4-1 all’Inter che tutti ricordano per quel famoso coro “il pallone è quello giallo…” che si levò dalla Fiesole dopo che la squadra di Montella diede vita a una serie infinita di passaggi senza mai far vedere la biglia agli avversari. Un vero spettacolo, una prova di forza. Alla fine della stagione la viola arrivò quarta e la Champions League sfumò per soli due punti. Il rientro di Pepito Rossi, acquistato a gennaio dal Villareal, fu la nota dolce, che rese meno amaro il finale di stagione per l’orchestra di Vincenzo Montella.

Smaltita la delusione, la società e il tecnico ripartirono in estate da dove avano cominciato. Il tecnico godeva ormai di piena fiducia e a Firenze arrivò anche Mario Gomez. L’attaccante tedesco di origini spagnole, corteggiato dai più grandi club d’Europa, scelse tuttavia la viola, entusiasmato dal progetto e dal gioco espresso dalla squadra di Montella. Giuseppe Rossi pareva definitivamente ristabilito e l’idea di vederli insieme intrigava più che mai, preoccupando le avversarie. In città si tornò a respirare l’aria degli Anni ‘90, quando la Fiorentina di Batistuta e Rui Costa giocava a viso aperto sia in Italia che in Europa. Per intenderci: alla presentazione di Gomez c’erano 25.000 persone. L’operazione di completamento della rosa proseguì e oltre all’attaccante tedesco si aggiunsero l’esperienza di Ambrosini e Joaquin, la classe di Ilicic e la promessa cilena Mati Fernandez. La Fiorentina si candidò ufficialmente come pretendente alle zone alte della classifica, si qualificò alla fase finale dell’Europa League ed in campionato diede spettacolo trascinata da Giuseppe Rossi che, dopo la tripletta rifilata alla Juventus nel 4-2 del 20 Ottobre 2013, entrò di diritto nella storia del club e nel cuore dei tifosi.

montella pepito rossi lapresseL’entusiasmo era alle stelle e il repentino infortunio di Mario Gomez, che ne pregiudicò quasi l’intera stagione, fece un po’ meno male. Ma quando ad infortunarsi fu lo stesso Giuseppe Rossi, la situazione si fece molto più dura per Montella. Basti pensare che con i 16 gol segnati fino a prima dell’infortunio (5 gennaio 2014), l’attaccante italiano rimase in testa alla classifica cannonieri quasi fino al termine della stagione. La società cercò di mettere qualche pezza durante il mercato di gennaio. Le assenze sono pesanti, ma Montella riuscì a compiere ancora una volta un lavoro straordinario, sfiorando la finale di Europa League e centrando la finale di Coppa Italia, dove però cadde innanzi al Napoli di Benitez. Con la rosa al completo la qualificazione in Champions sarebbe stata pressoché scontata, ma ancora una volta la viola si ritrovò in Europa League.

Il terzo anno, se vogliamo, rimane quello meno entusiasmante dal punto di vista delle prestazioni della squadra. La piazza (e il tecnico) sperava di vedere finalmente, una volta per tutte, la coppia Gomez-Rossi trascinare la Fiorentina, ma ben presto si è capito che la cosa non avverrà mai. Mario Gomez fatica e s’infortuna, mentre Rossi resta vittima di un nuovo grave infortunio che lo ha tenuto lontano dai campi per tutta l’annata. Le note positive arrivano dalla conferma ad ottimi livelli di Mati Fernandez e del giovane Babacar. Le loro prestazioni, purtroppo, non permettono però alla Fiorentina di disputare un campionato al livello dei precedenti. A gennaio l’arrivo di Salah, Diamanti e Gilardino ha risvegliato l’entusiasmo della piazza e la Fiorentina, sebbene perda colpi in campionato, avanza in Coppa Italia ed Europa League, dove elimina anche la Roma ai quarti di finale. Ciò nonostante i gigliati falliscono entrambi gli appuntamenti, crollando a sorpresa contro la Juventus nel ritorno di Coppa Italia (dopo la vittoria a Torino) e perdendo nettamente il doppio confronto contro il Siviglia in Europa League.

Al termine della partita contro gli spagnoli scattò la contestazione e la tribuna rivolse alla squadra numerosi fischi. Montella, per quanto educato, non è tipo da subire e restare zitto: decise di rimandare al mittente tutte le critiche: «Secondo me la squadra, per quello che ha fatto quest’anno, non meritava i fischi, fermo restando che chi paga può farlo. Evidentemente i tifosi della Fiorentina non riconoscono la propria dimensione, ma la squadra ha dato tutto quello che poteva in questo momento». Il patron Andrea Della Valle intervenne, cercando di smorzare le polemiche, riprendendo però il tecnico reo di «aver parlato troppo a caldo». Montella, dal canto suo, non essendo un amante della ars oratoria, decise allora di soprassedere. La crepa, però, si riaprì quando si iniziò a parlare di futuro: a Firenze resterebbe, dice, ma «a patto che siano chiari i programmi e gli obiettivi per avere sostegno e partecipazione dei tifosi, per avere un valore aggiunto, come è sempre successo». Aggiunge, poi, che fino al 5 luglio non sarà reperibile. Una reazione chiara, in parte provocatoria, ma che porta alla definitiva rottura con la società.

Foto Francesca Soli - LaPresse 31 05 2015 Firenze (Italia) sport calcio Campionato Serie A 2014-2015 Fiorentina vs Chievo Nella foto: Il saluto di Montella alla curva Fiesole Photo Francesca Soli - LaPresse 31 05 2015 Firenze (Italy) sport football Football League 2014-2015 Fiorentina vs Chievo In the pic: Montella regards curva Fiesole supporters

La memoria, parlando di Montella, ci riporta quel calcio alla borraccia che lo stesso “aeroplanino” diede da giocatore durante un Napoli-Roma del 27 maggio 2001. È la penultima giornata di campionato e la Roma, in piena volata scudetto, sta pareggiando per 2-2. Montella parte dalla panchina e, quando Capello decide di metterlo in campo, mancano solo 7 minuti. Nell’attesa l’attaccante scalpita, sbraita e alla fine, stizzito, dà un calcio a una borraccia che esplode alle spalle del tecnico romanista. Montella non aveva mandato giù l’ennesima panchina di quella stagione che lo vide scalzato da Batistuta nonostante l’anno prima avesse siglato la bellezza di 18 reti. Ciò nonostante mise a segno 13 gol, di cui il più importante nella sfida scudetto contro la Juventus (2-2). Proprio per questo, per quanto dimostrato fino a quel momento così decisivo, riversò tutta la sua rabbia verso quell’allenatore che non riconobbe appieno il suo valore. Ora la stessa situazione gli si è ripresentata da allenatore dove, dopo tre stagioni significative, non ha accettato che il suo lavoro passasse in secondo piano, ribadendo con la stessa fermezza di allora di voler allenare una rosa di vertice, all’altezza delle sue aspettative, perché il ruolo di comprimario non gli è mai piaciuto. L’epilogo ha del paradossale: stupisce, infatti, pensare come un allenatore intransigente come Fabio Capello decise, dopo quel calcio, di schierarlo da titolare nella partita successiva contro il Parma, mentre la Fiorentina lo ha licenziato in tronco per «mancanza di rispetto». Montella, 14 anni fa, segnò e la Roma vinse lo scudetto; la Fiorentina, chissà…

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